DELLA FESTA DI CAPO DELL'ANNO
La festa di "Ro'sh Hashanah"





,
di cui è detto in Levitico 23,23-25 e in Num. 29,1-6, è l'inizio dell'anno liturgico ebraico.
Rosh Ha-Shanà è festeggiato i primi due giorni del mese di Tishri ed è il capodanno per la numerazione degli anni, per il computo dei giubilei, per la validità dei documenti, corrisponde agli inizi della vendemmia a metà settembre alla luna nuova.
Tishri



(nome babilonese postesilico), già Etanim




(1Re 8,2), è il settimo mese lunare di Nisan dell'Esodo, mese questo ultimo della Pasqua.

Nella mia rubrica "Decriptare la Bibbia" di Edicolaweb sto portando avanti, trasformando da tesi a fatto compiuto, quanto relativo all'idea espressa in "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche", cioè che in tali scritti non solo conta ogni parola, ma ogni lettera; infatti, queste evocano con la loro grafica precise immagini.

Ora luna nuova in ebraico è


"coesoe'" e quelle lettere descrivono proprio il ciclo della luna che da falce
diviene piene così
1° volta
,
cioè
= prima volta


Per il Talmud e la la tradizione in questo mese:
- fu creato l'uomo;
- dopo Noè la storia riniziò dopo la vendemmia;
- nacquero Abramo, Isacco e Giacobbe;
- avverrà la redenzione Messianica;
- i sei giorni della creazione iniziarono il 25 di Elùl;
- l'uomo venne creato il 1° di Tishri;
- nel settembre del 2000 erano trascorsi 5761 dalla creazione dell'uomo.
Nel calendario israelita, l'anno era di dodici mesi lunari di 29-30 giorni, da una nuova luna (neomenia) ad un'altra come ricorda il Siracide: "...la luna sempre puntuale nelle sue fasi regola i mesi e determina il tempo. Dalla luna dipende l'indicazione delle feste, luminare che decresce fino alla sua scomparsa. Da essa il nome prende il nome..." (Sir. 43,6-8)
Alla sera del 29° giorno iniziava il nuovo mese se si scorgeva la nuova falce di luna, altrimenti il mese aveva trenta giorni, perché: "Per segnalare le stagioni hai fatto la luna e il sole che conosce il suo tramonto." (Sal. 104,19)
C'erano addetti sulle alture del territorio che scrutavano il cielo e accendevano fuochi per avvisare lo scorgere della falce nel cielo; oggi però la festa dura due giorni, perché essendo gli ebrei sparsi in tutto il mondo, non da tutte le parti del la luna nuova sorge lo stesso giorno.
Con i mesi lunari si coprono 12x29,5 = 354 giorni e per raccordare l'anno lunare al solare e mantenere corrispondenza con le stagioni, ogni due o tre anni (7 volte in 19 anni) s'aggiunge un secondo mese Adar.

Nell'A.T. sono ricordati i seguenti mesi d'origine antica:
- 'abib, cananeo (Es. 13,4) mese della spiga, 1° di primavera mese dell'esodo;
- ziv, fenicio (1Re 6,1), "dello splendore dei fiori", 2° mese di primavera;
- 'éthanìm, fenicio (1Re 8,2), mese autunnale, del ruscello (acqua solo nei fiumi);
- bul, fenicio (1Re 6,38), ottavo mese, pioggia, prodotto.
Dopo l'esilio gli Israeliti adottarono il calendario accadico o babilonese ed i mesi ebbero questi nomi nelle varie stagioni:
- primavera, abib = nisan, ijjar = ziv, sivan;
- estate, tammuz, ab, elul;
- autunno, tishri = 'ètanim, marchesvan = bul, kisleu;
- inverno, tebet, sebat, adar e eventuale ve-adar.
Nella Torah si legge:
- dal Levitico "Il Signore disse a Mosè: Parla agli Israeliti e ordina loro: nel settimo mese, il primo giorno del mese










sarà per voi riposo assoluto




,
una proclamazione fatta a suon di tromba, una santa convocazione





.
Non farete alcun lavoro servile e offrirete sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore." (Lev. 23,22-25)
- dai Numeri "Il settimo mese, il primo giorno del mese terrete una sacra adunanza; non farete alcun lavoro servile; sarà per voi il giorno dell'acclamazione con le trombe






.
Offrirete in olocausto di soave odore al Signore un giovenco, un ariete, sette agnelli dell'anno senza difetti; in oblazione, fior di farina intrisa in olio: tre decimi per il giovenco, due decimi per l'ariete, un decimo per ciascuno dei sette agnelli e un capro, in sacrificio espiatorio, per il rito espiatorio per voi; oltre l'olocausto del mese con la sua oblazione e l'olocausto perenne con la sua oblazione e le loro libazioni, secondo il loro rito. Sarà un sacrificio consumato dal fuoco, soave profumo per il Signore." (Num. 29,1-6)
In entrambi quei brani è ripetuto che è "un giorno di suono di tromba (Teru'a)", perciò uno dei nomi della festa è "Yom Teru'a




",
giorno di suono dello shofar



,
il grande corno, quello di cui è detto nella pericope relativa all'anno di giubileo: "Conterai anche sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba




dell'acclamazione



;
nel giorno dell'espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi giubileo"(Lev. 25,8-10)
Per rispetto al comando biblico a capo d'anno è suonata la tromba per il raduno ad annuncio di un tempo favorevole per accogliere la misericordia del Signore. Quella tromba shofar ricorda:
- l'episodio biblico del "sacrificio d'Isacco" (Gen. 22) quando, il monte Moria ove ora c'è il Tempio da cui si suonava il Shofar, fu definito il monte su cui "Il Signore provvede" perché Dio nel sacrificio sostituì ad Isacco un montone le cui corna, appunto shofar, erano restate impigliate in un roveto;
- il Grande Shofar, annunciatore dei tempi messianici, citato in Isaia "In quel giorno suonerà la grande tromba", verranno gli sperduti nel paese d'Assiria e i dispersi nel paese d'Egitto: Essi si prostreranno al Signore sul monte santo, in Gerusalemme." (Is. 27,13).
Come evidenziato la festa ruota attorno al numero sette, ed anche il giubileo è al termine di sette volte sette anni, riferimento chiaro ai sette giorni della creazione, richiamo, perciò a quell'atto iniziale ed alla creazione dell'uomo.
Si apre un tempo, preceduto da un mese di maggiore attenzione per le prescrizioni di beneficenze, in cui l'uomo è chiamato a riflessione per affrontare con rinnovamento spirituale un altro scorcio di vita che potrebbe essere l'ultimo.
Da quel giorno è come se il Signore riaprisse il libro della storia dell'uomo e dicesse facciamo un il bilancio di ciascuno e vediamo come sta e facciamo un atto capace di dargli un efficace rinnovamento; infatti, il mese di Tishri apre il segno zodiacale della "Bilancia" legato alla lettera
.

Altre festività in cui segno zodiacale pare ben collegabile sono:
- hanukkà, miracolo delle luci il pirsum ha-nes, nel Sagittario, lettera ebraica samek
,
in sintonia con la personalità dei nati nel periodo che amano rendere noti i propri fatti;
- Tu Bi-Shvat, festa degli alberi o del risveglio della natura, nell'Acquario, lettera ebraica sade
,
in sintonia con la creatività dei nati nel periodo.
Rosh Ha-Shanah è detto anche Yom Ha Din, giorno in cui si apre il giudizio.

Nel Talmud Babilonese è scritto che a Rosh Ha-Shanà tutte le creature sono davanti al Signore; cioè passano davanti a Dio come gregge davanti al pastore, per entrare nell'ovile, e Dio, scruta le azioni che hanno compiuto nel corso dell'anno precedente e giudica l'operato di ciascuno.
Tre libri sono aperti davanti a Dio nel giorno di Rosh Hashanà: uno per i giusti completi, uno per i malvagi completi e uno per quelli che stanno a metà strada, che non sono, cioè, né totalmente giusti, né totalmente malvagi (i Benonìm).
I giusti sono scritti subito nel libro della vita, i malvagi nel libro della morte e coloro e sui Benonim Dio attende a dare il giudizio fino a Yom Kippùr e se avranno fatto teshuvah (penitenza) nei giorni da Rosh Hashanà a Yom Kippùr, allora saranno scritti nel libro della vita; altrimenti nel libro della morte.

LA FESTA DI YOM KIPPUR
Vediamo come questa festa è descritta nella Torah.
- Levitico (23,26-32): "Il Signore disse ancora a Mosè: Il decimo giorno di questo settimo mese sarà il giorno dell'espiazione







;
terrete una santa convocazione, vi mortificherete e offrirete sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore. In quel giorno non farete alcun lavoro; poiché è il giorno dell'espiazione, per espiare per voi davanti al Signore, vostro Dio. Ogni persona che non si mortificherà in quel giorno, sarà eliminata dal suo popolo. Ogni persona che farà in quel giorno un qualunque lavoro, io la eliminerò dal suo popolo. Non farete alcun lavoro. È una legge perenne di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. Sarà per voi un sabato di assoluto riposo e dovrete mortificarvi: il nono giorno del mese, dalla sera alla sera dopo, celebrerete il vostro sabato."
- Numeri (29,7-11): "Il decimo giorno di questo settimo mese terrete una sacra adunanza e vi mortificherete; non farete alcun lavoro e offrirete in olocausto di soave profumo al Signore un giovenco, un ariete, sette agnelli dell'anno senza difetti; come oblazione, fior di farina intrisa in olio: tre decimi per il giovenco, due decimi per l'ariete, un decimo per ciascuno dei sette agnelli e un capro in sacrificio espiatorio, oltre il sacrificio espiatorio proprio del rito dell'espiazione e oltre l'olocausto perenne con la sua oblazione e le loro libazioni."
La festa ha inizio al tramonto del decimo giorno di Tishri e dura fino alle prime stelle della notte successiva, circa 26 ore.
Tra le due date di Ro'sh Hashanah e Yom Kippur passano sette giorni che con i due di Rosh Ha-Shanà e quello di Yom Kippur sono "i dieci giorni penitenziali" gli Yamim Noraim, "i giorni terribili".
Alla vigilia ed all'alba del giorno che precede il giorno di Kippur vige l'uso in molte comunità di fare le Kapparot (espiazione) ora di solito con elemosine.
Gli osservanti sono soliti ad anticipare il digiuno del giorno di Yon Kippur con un bagno rituale in acqua piovana o di sorgente ed il battesimo del Battista s'inquadra in tale contesto.
L'idea è tornare al venerdì della creazione a prima del peccato in quanto questo decimo giorno di Tishri è istituito dalla Torah per espiare i peccati commessi verso Dio e verso al prossimo nell'anno trascorso.
Il pentimento, la teshuvà




,
infatti, ha interno il radicale


di "tornare" e tale precetto del pentimento o della conversione ha il potere di un ritorno ed annulla le colpe dell'uomo in quanto Dio cancella i peccati commessi.
Quanto il Signore disse a Mosè sul rito d'espiazione è al Capitolo 16 del Levitico; in estrema sintesi Aronne entrerà nel santuario con la tunica di lino prenderà due capri per un sacrificio espiatorio e li farà stare davanti al Signore all'ingresso della tenda del convegno su cui getterà le sorti.
Il capro toccato in sorte al Signore l'offrirà in sacrificio espiatorio, quello di Azazel sarà posto vivo davanti al Signore, Aronne poserà le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra tutti i peccati, le iniquità e le trasgressioni degli Israeliti e li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato, lo manderà nel deserto da Azazel.

"Questa sarà per voi legge perenne: una volta all'anno, per gli Israeliti, si farà l'espiazione di tutti i loro peccati" (Lv. 16,34); centro della liturgia è la confessione dei peccati (come nell'ora della morte) ed in effetti Dio stesso si fa carico del peccato lo prende su di se e lo toglie all'uomo.

All'epoca del Tempio dopo aver sacrificato un capro in segno d'espiazione per i peccati del popolo, inviato nel deserto il capro espiatorio con tutte le colpe d'Israele come suddetto, purificato il santuario con aspersione del sangue, il Gran Sacerdote entrava nel Santo dei Santi ove pronunciava il Nome ineffabile.

Con la distruzione del Tempio del 70 d.C. per Yom Kippur "Nonostante nessun sacrificio verrà offerto, il giorno manterrà il suo proprio effetto di espiazione" (Midrash "Sifra", Emor, xiv) ed il pentimento resta significato base dell'espiazione e la confessione è la condizione per l'espiazione.
Il Talmud osserva anche "Il Giorno del Pentimento assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona offesa fin quando non s'ottiene il perdono esplicito dalla stessa" (Yoma. 9).
Il migliore sacrificio che l'ebreo possa fare è terminare ogni disputa o litigio alla veglia del giorno di digiuno.
È così necessario riconciliarsi con chi si ha avuto questioni, si va a visitarlo prima della festività con almeno tre testimoni e si chiedere il perdono per le offese arrecate e, se nel frattempo fosse deceduto, ci si porta alla tomba e si fa una dichiarazione davanti a un gruppo di almeno10 persone.

Così gli ebrei osservanti in sinagoga, dopo intima intensa introspezione preceduta da atti concreti di sacrificio personali confessano i propri peccati. Se ne deduce che ha senso pronunciare "io sono" se si prova a lavorare su sé stesso onde si comincia a conoscere qualche aspetto di Dio.
Al suono del corno c'è l'augurio di saluto "l'anno prossimo Gerusalemme.

Nel libro dell'Esodo dopo l'episodio del "Vitello d'oro" che è il peccato del popolo, sviluppo societario del prototipo del peccato di Adamo ed Eva, si legge:

"Il giorno dopo Mosè disse al popolo: Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa. Mosè ritornò dal Signore e disse: Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto! Il Signore disse a Mosè: Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me." (Es. 32,30-33)

La tradizione ebraica per tale motivo collega la data del 10 di Tishri di Yom Kippur, giorno in cui Dio accetta il pentimento del popolo ebraico, con questa seconda consegna delle tavole della legge, in quanto dopo averle rotte Mosè risalì sul Sinai mentre il popolo si dedicava alla preghiera ed al pentimento e la ridiscesa dal monte con le nuove tavole è preso per atto certo con cui Dio sancì l'accettato pentimento del popolo.
Secondo un Midrash, il giorno di Yom Kippur è l'unico dei 365 giorni dell'anno in cui satana = Ha shatan



,
l'angelo del male, non può nuocere: ciò è collegato al valore numerico che hanno in sé per la gimatria le lettere di quel nome che arriva solo a 364.




=
(
= 5)
+
(
= 300) +
(
= 9) + (
= 50) = 364

Il potere del male ha origine dal dubbio che Dio non esista o che non si curi dell'uomo, perciò le tentazioni di satana vengono a smussarsi quando il fedele si sente riaccolto e perdonato fatto che per l'ebreo osservante avviene appunto almeno nel giorno di Yom Kippur.
Un midrash racconta che Dio fece quel giorno a satan la stessa domanda che fece nel libro di Giobbe: Il Signore disse a satana: "Da dove vieni? satana rispose al Signore: Da un giro sulla terra che ho percorsa. Il Signore disse a satana: Hai posto attenzione... (Giobbe 2,2.3) al popolo ebraico in che cosa è impegnato. Il satàn quindi andò e trovò che tutto il popolo ebraico era a digiuno e pregava. Vide che tutti erano vestiti di colore bianco ed erano avvolti nel 'tallìt' come sono avvolti gli angeli serafini. Subito il satan tornò pieno di vergogna alla Presenza Divina rispose: Ho visto che tutto il popolo ebraico era a digiuno e pregava, tutti erano vestiti di bianco avvolti nel tallìt come gli angeli serafini. Il Santo allora lo annullò e annunciò Vi ho perdonato."
Gli ebrei di origine spagnola, portoghese o nordafricana, i Sefarditi, chiamano questa festività il "Digiuno Bianco", ma non è un giorno triste.
In ricordo della tunica di lino di Aronne è indossata una tunica bianca (kitel in Yddish, kotonet bad in ebraico) che si usa in queste occasioni:
- da alcune comunità a Ro'sh Ha Shanah e a Yom Kippur;
- dall'officiante in sinagoga (Chazan) in alcune ricorrenze;
- dai capi famiglia al Seder Pasquale;
- dallo sposo quando è sotto al baldacchino nuziale (chuppah);
- come sudario funebre per i morti.
Il bianco, abito degli angeli officianti, è simbolo di purezza e d'assenza di peccato, perciò quella tunica si usa a capodanno e a Yom Kippur, giorno di perdono, come pure nel giorno del matrimonio, perché la tradizione ritiene gli sposi perdonati nella condizione d'Adamo ed Eva prima del peccato.

Yom Kippur è celebrato come una festa e al proposito: "Disse Rabban Shim'on ben Gamaliel: "Per Israele non vi sono altri giorni lieti quanto il 15 del mese di Av (Pasqua) e il Giorno dell'Espiazione, perché in essi le figlie di Gerusalemme escono in abiti bianchi presi in prestito..." (Talmud Babilonese Ta'anit 26b)
Giovani e ragazze uscivano dalla città e si sceglievano le spose.
Le giovani potevano indossare solo vesti biance di lino, per non mettere in imbarazzo le più povere ed il corteo si portava alla casa del Sommo Sacerdote che organizzava un gran banchetto dopo che aveva cacciato Azazel.

C'è una parabola nei Vangeli che si aggancia a questa usanza di Yom Kippur relativa all'abito bianco delle nozze, che veniva dato gratis dal padrone di casa agli invitati nel giorno di nozze importanti, come le dava il Sommo Sacerdote alle ragazze nel giorno di kippur; si legge infatti: "Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire ... disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti." (Matteo 22,2-14)

(Certo come si poteva trovare agli angoli di strade e piazze gente già pronta con l'abito nuziale se non lo dava il capo di casa della festa?)

Anche i defunti sono considerati perdonabili del Giorno del Pentimento per intercessione dei penitenti.

LA FESTA DI SUCCOT O DEI TABERNACOLI
Di questa festa è detto così nello stesso in Levitico 23,33-44:

"Il Signore aggiunse a Mosè: Parla agli Israeliti e riferisci loro: Il quindici di questo settimo mese sarà la festa delle capanne





per sette giorni, in onore del Signore. Il primo giorno vi sarà una santa convocazione; non farete alcun lavoro servile. Per sette giorni offrirete vittime consumate dal fuoco in onore del Signore. L'ottavo giorno terrete la santa convocazione e offrirete al Signore sacrifici consumati con il fuoco. È giorno di riunione; non farete alcun lavoro servile. - (omissis inciso dei versetti 37-38) - Ora il quindici del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa al Signore per sette giorni; il primo giorno sarà di assoluto riposo e così l'ottavo giorno. Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori: rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente e gioirete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni. Celebrerete questa festa in onore del Signore, per sette giorni, ogni anno. È una legge perenne di generazione in generazione. La celebrerete il settimo mese. Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti i cittadini d'Israele dimoreranno in capanne, perché i vostri discendenti sappiano che io ho fatto dimorare in capanne gli Israeliti, quando li ho condotti fuori dal paese d'Egitto. Io sono il Signore vostro Dio. E Mosè diede così agli Israeliti le istruzioni relative alle solennità del Signore."

Quel "quando avrete raccolto i frutti della terra" ricorda che l'origine della festa è da cercare nel ciclo delle feste stagionali della vendemmia e dei frutti come la Pasqua della prima spiga, dei pani azzimi, dei primi agnelli e dei primogeniti ebrei risparmiati e come Pentecoste è la festa della mietitura, associata poi alla consegna della Legge sul Sinai.
Questa festa ricorda l'esodo, infatti, il testo che la istituisce propone Dio che dice "li ho condotti fuori dal paese d'Egitto".
La festa è chiamata "tempo della nostra gioia o Shimhat Torah", in quanto dice "gioirete davanti al Signore" durante sette giorni all'aria aperta; infatti, si costruiscono capanne fuori delle case e presso le sinagoghe e vi si abita per ricordare i ricoveri degli ebrei durante i 40 anni di cammino nel deserto solo all'ombra protezione di Dio.
Si mangia nelle Sukkot e i più religiosi vi dormono.
Queste capanne


o



(sukkot e al singolare sukkah ) secondo i rabbini debbono avere due pareti intere ed una parziale e c'è la voluta presentazione della lettera ebraica Hè, cioè
che deriva dal segno egiziano
d'un recinto aperto, un riparo di canne, un campo, uno spazio, la campagna, l'esterno e che rappresenta perciò la vita nel deserto.
Considerato che la lettera
rappresenta l'essere e la lettera
sia deserto che capanna, "stando
nel deserto
portarsi ? in recinto aperto/capanna
"
è descrivere il nome Iahwè



.
Dopo il giorno di Yom Kippur si inizia a costruire la capanna con pareti coperte di materiale che non voli col vento, in genere di ramaglie frasche (skenai) dello stesso tipo di quelle ricordate nel passo del Levitico, non bloccate sotto e deve avere un tetto fatto di qualche cosa che è cresciuto dalla terra da cui si debbono vedere le stelle, e deve far solo ombra e fa passare la pioggia.
"L'ottavo giorno terrete la santa convocazione", vale a dire dopo un tempo di una settimana intera corrispondente ad un ciclo di innovamento totale che sottende la settimana della creazione del Capitolo 1 del Genesi e l'8° giorno è festeggiato il giorno della perfezione della vita eterna.
Per la gimatria il numero 8 in sintesi ha attinenza con il Nome di Iahwèh, perché




=
(
=10) +
(
=5) +
(
=6) +
(
=5) = 26

e sommando le due cifre si ha 8.
È questo il tempo che le persone cercano il perdono una dall'altra per litigi o questioni avute nell'anno e si ricompongono le relazioni.
L'ultimo giorno di sukkot, Hosha'anà Rabbah, si conclude il giudizio annuale iniziato a R'osh Hashanà aiutato dalla confessione e dal perdono di Kippur.
Tra la festa del perdono ed il tempo finale di Sukkot, infatti, c'è un tempo per far pace onde venire giudicati favorevolmente, perché la teshuvah (penitenza), la tefillà (preghiera) e la tzedakà (carità) cancellano il decreto negativo e ristabiliscono l'armonia nel cuore dell'uomo e nel creato.
"l primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori



"
(Lev. 23,40) e per alberi migliori


è stato interpretato siano i cedri perché "Si saziano gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati." (Sal. 104,16)
Si forma, quindi, un mazzo paricolare, il Lulav, un ramo di palma, due di mirto e tre di salice e un rametto di cedro con un frutto Etrog o di agrume nato nella terra d'Israele, che simbolizza il frutto dell'albero della vita, e si tengono nelle mani nelle preghiere e al canto dell'Alleluia e degli Osanna con in una mano il lulab e con l'altra l'etrog scossi nelle quattro direzioni si fa una processione in sinagoga attorno alla bimah, la piattaforma su cui c'è l'ambone da cui si legge la Torah (prima del 70 a.C., l'ottavo giorno, i celebranti giravano attorno l'altare).
Quel giorno della festa dei Tabernacoli, è preannuncio del Paradiso.
In quel giorno si facevano libagioni d'acqua per ottenere la pioggia.

È da ricordare che "Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui..." (Gv. 7,37-39)

LA FESTA DELLE CAPANNE E IL MESSIA
La festa pare avere proprio uno stretto collegamento con l'attesa messianica che i Vangeli sanciscono compiuta in Gesù di Nazaret.
Il perché è forse il desiderio del ritorno di tempi mitici, del regno di Davide proiettato in un'instaurazione eterna col rinnovamento dell'alleanza in un Regno universale, perché al tempo del Messia tutti i gentili giungeranno a riconoscere l'unico vero Dio e per i rabbini Succot è una festa che si rivolge anche ai gentili.
Nel Tempio venivano offerti in sacrificio settanta tori per le (ritenute) settanta nazioni del mondo che nell'era messianica tutte saliranno a Gerusalemme a celebrare sukkot per affermare la loro fede in Dio a guida del mondo.

Dice così il profeta Isaia: "Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra." (Is. 2,2-4)

È importante ricordare che ognuna delle sette sere di Sukkot, a turno sono invitati nella capanna idealmente come ospiti personaggi biblici (ushpizin in aramaico) Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Elia, Davide ... sette pastori fedeli, ma se non si invita anche dei poveri alla mensa gli ospiti spirituali se ne vanno sdegnati per mancanza d'ospitalità.
L'ultimo ospite è Davide, simbolo del re Messia.
Il profeta Zaccaria, con chiaro riferimento a ta festa nel Capitolo 14 propone:
- 1 - Ecco, viene un giorno per il Signore;
- 5 - Verrà allora il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi;
- 8 - In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme;
- 9 - Il Signore sarà re di tutta la terra;
- 16 - Allora fra tutte le genti che avranno combattuto contro Gerusalemme, i superstiti andranno ogni anno per adorare il re, il Signore degli eserciti, e per celebrare la solennità delle capanne.
Il Salmo 128 della processione solenne in cui l'ottavo giorno, gli Ebrei si muovevano attorno all'altare col lulab e l'etrog fa chiaro richiamo a questa festa e al Messia: "Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso. Dona, Signore, la tua salvezza, dona, Signore, la vittoria! Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore. Dio, il Signore è nostra luce. Ordinate il corteo con rami frondosi fino ai lati dell'altare. Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto. Celebrate il Signore, perché è buono: perché eterna è la sua misericordia." (Sal. 118,24-29)
La comunità ebraica ed il singolo fedele, così, chiamati a fare bilancio, fatta penitenza, confessati i peccati, perdonati, fanno festa ed abitano nelle capanne come giusti riportatati nel paradiso terrestre.
Il profeta Isaia pensa ai tempi messianici quando dice: "Ma infine in noi sarà infuso uno spirito dall'alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Effetto della giustizia sarà la pace, frutto del diritto una perenne sicurezza. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni






tranquille, in luoghi sicuri." (Isaia 32,15-18)
Quelle abitazioni tranquille sono gli skenai



,
le capanne di rami, i tabernacoli, le sukkot della festa delle capanne, segno delle dimore dei giusti nei tempi messianici.

QUALCHE OSSERVAZIONE SULLE LETTERE
Prima di vedere come tali feste abbiano avuto influenza nei Vangeli evidenzio alcuni particolari letture di alcune parole ebraiche che caratterizzano tali feste, ma col criterio di leggerle lettera per lettera secondo i significati e le regole, sempre da me rispettati, inseriti in "Parlano le lettere" della mia rubrica "Decriptare la Bibbia" sviluppati secondo l'idea di cui "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche".

Parto dai mesi:
- Tishri



= Segno/tempo
che la risurrezione
dei corpi
ci sarà
= tempo in cui la risurrezione dei corpi ci sarà.
- Etanim




= Riverrà
(
)
con gli angeli
per stare
tra i viventi
= Aton


sarà
tra i viventi

Il capro



espiatorio
accende molte idee sulla storia del Messia, "illumina
la cittą


"
e "risorge
in città


"
e ricorda l'Apocalisse e la nuova Gerusalemme ove dice che questa Cittą non ha bisogno della luce del sole e della luna; letto alla rovescia si ha



"corpo
di Gesł

".

(NOTA: Quanto tra parentesi modificare così):

all'interno si ha corpo
di Gesù


.

"Ro'sh Hashanah"





porta il pensiero a "Si vedrà

il Rosorto
rientrare
per rinnovare
(
)
il mondo
"
e "Dal corpo
di una donna
(
)
nel mondo
il rinnovamento
(
)
uscirà
".

"Il settimo mese, il primo giorno del mese"










fa nascere altre considerazioni grazie alle lettere: "A casa
dell'Uno
(
=


)
risorti
dall'essere in esilio
(
)
dove stavano
si vedranno
stare
del Potente
nell'assemblea
per l'aiuto
del Risorto
".

"Riposo assoluto"




ne può essere una conferma: "Lo stare in esilio (
)

finirà
,
li porterà
tra gli angeli
".

"Una santa convocazione"





anche queste lettere aprono ad idee del Vangelo: "Nei viventi
verserà
nei corpi
dell'Unico
la Santità


",
"Nella putredine

ai corpi
l'Unico
rovescerà
l'aiuto
della risurrezione
".

"Il giorno dell'acclamazione con le trombe"






,
quel suonare risveglia i morti. "La forza
riporterà
ai morti

nei corpi
e
si rivedranno
uscire
"
e il corno, lo Shofar



,
conferma: "la risurrezione
porterà
il Verbo
ai corpi
".

"La festa delle capanne"





ci può portare con la mente sul Golgota: "Dal chiuso
scorrerà
dal foro
per l'asta
,
la rettitudine
recherà
il Crocifisso
"
e pensando agli "Alberi migliori"



usati in quella festa si ha "Dal legno

uscirà
l'aiuto
per i corpi
",
"Si vedranno
salire
del mondo
le generazioni

".

"Si saziano gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati." (Sal. 104,16)























"Sarà
nel settimo


(alla fine del settimo giorno) a riportarsi
,
si vedrà
giù
ristare
il Signore



col primitivo
corpo
.
Questi
è
del Potente
il Figlio

;
si riporterà
con gli angeli
che per l'Unico
risorgerà
i corpi
;
l'energia
dal cuore
azionerà
."

Il Signore



si fa uomo, lo dicono in un certo senso anche le lettere:


GESÙ E LE FESTE DEL MESE DI TISHRI
Il cristianesimo spunta dall'ebraismo da cui nasce Gesù di Nazaret che prende l'occasione delle grandi feste ebraiche per segni importanti registrati dai Vangeli.
Alla luce di quanto commentato nei precedenti paragrafi rivisitiamo pagine importanti del N.T..
Non solo la Pasqua, ma tutte le feste ebraiche che comportano il pellegrinaggio a Gerusalemme hanno grande eco nei Vangeli.

Prescrive la Torah:

"Tre volte l'anno ogni tuo maschio si presenterà davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che Egli avrà scelto: nella festa degli azzimi - Pesaci -, nella festa delle settimane - Shavuoth - e nella festa delle capanne: - Sukkoth - nessuno si presenterà davanti al Signore a mani vuote". (Dt. 16,16)

Nella tavola che segue sono indicati in nero gli episodi descritti da almeno due evangelisti, in rosso quelli da tre, in verde quelli descritti da tutti e quattro e in blu quelli che in qualche modo si possono ricondurre ai verdi.
Risultano così evidenti le principali differenze tra i Sinottici e il Vangelo detto di Giovanni e, nell'ambito dei Sinottici, la particolare impostazione di quello di Marco che ha inizio col battesimo di Gesù.
Da quel raffronto si ricava che il Vangelo di Giovanni, che com'è noto, sviluppa il racconto della predicazione tra sole due Pasque anziché su un periodo di tre anni, si differenzia dai sinottici per l'assenza tra l'altro:
- di narrazioni su nascita e infanzia di Gesù;
- di cenni agli episodi "tentazioni" e "trasfigurazione";
- la chiamata dei 12 apostoli;
- della istituzione della "eucaristia" e la presentazione nell'ambito dell'ultima cena della "lavanda dei piedi".

MOMENTO |
VANGELO |
N° |
Note |
Genealogia |
Matteo, Luca |
2 |
|
Nascita |
Matteo, Luca |
2 |
|
Infanzia |
Matteo, Luca |
2 |
Non gli stessi episodi |
Battesimo |
Matteo, Marco, Luca, Giovanni |
4 |
|
Tentazioni nel Deserto |
Matteo, Marco, Luca |
3 |
|
Discepoli, miracoli, insegnamenti |
Matteo, Marco, Luca, Giovanni |
4 |
Diversi La chiamata dei 12 è nei Sinottici |
Cammina sulle acque |
Matteo, Marco, Giovanni |
3 |
|
Trasfigurazione |
Matteo, Marco, Luca |
3 |
|
Cacciata dei venditori dal tempio |
Matteo, Marco, Luca, Giovanni |
4 |
|
Ingresso messianico a Gerusalemme |
Matteo, Marco, Luca, Giovanni |
4 |
|
Ultima cena |
Matteo, Marco, Luca, Giovanni |
4 |
|
Istituzione della eucaristia |
Matteo, Marco, Luca |
3 |
Giovanni racconta la "lavanda dei piedi" |
Passione, morte risurrezione |
Matteo, Marco, Luca, Giovanni |
4 |
|
Missione finale |
Matteo, Marco, Giovanni |
3 |
Luca negli Atti degli Apostoli |

Il Vangelo detto di Giovanni inizia richiamando la settimana della creazione del Genesi con quel "
In principio era il Verbo" (Gv. 1,1a) e sviluppa il primo capitolo precisando giorno per giorno l'attività di Gesù.
Se, in parallelo col racconto del Genesi, consideriamo primo giorno il "
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv. 1,9), il secondo giorno quando mandarono ad interrogare il Battista a cui segue, terzo giorno, "
Il giorno dopo, Giovanni..." di Gv. 1,29, contando gli altri giorni che come vedremo sono tutti ben scanditi, risulta che quello dell'episodio delle nozze di Cana, prefigura l'ottavo giorno; è cioè immagine della domenica eterna.
Quel tempo così scandito è anche indicazione della parabola dei giorni tra Yom Kippur e la festa di Sukkot o Capanne, che appunto sottende il tempo in cui era ed è atteso il Messia perché Giovanni vuole evidenziare che con Gesù l'attesa aveva trovato compimento.
Il battesimo nel Giordano di Gesù, nuovo Israele, è come il passaggio del Mar Rosso per quell'antico popolo, l'entrata nella vita nuova, alla libertà, sancisce l'inizio della vita pubblica, descritto, pur se con diversa ampiezza e dettagli, da tutti e quattro gli evangelisti.
Il Battista, si era ritirato nel deserto della Giudea, presso le steppe di Moab sulla sponda sinistra del Giordano, nella Perea e lì viveva da eremita, anzi da nazireo, cioè da separato e consacrato.
Con lui c'erano dei discepoli (Gv. 1,35), predicava "
Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino." (Mt. 3,1).
Il vangelo di Giovanni precisa che era la "
Betania, aldilà del Giordano" (Gv. 1,28b) per non confonderla col villaggio vicino a Gerusalemme ove abitavano Lazzaro, Marta e Maria, alle pendici orientali del Monte degli Ulivi.
La Betania, aldilà del Giordano è identificabile con l'antica Bet-Bara (Casa del passaggio) dalla parte opposta di Gerico rispetto al fiume ove c'è un guado importante e le carovane passavano da lì (Giudici 7,24), il guado di Hajlah poco più a nord rispetto al punto che la tradizione indica per il miracoloso passaggio all'asciutto dell'arca con Giosuè alla conquista della terra promessa.
In quel luogo venne anche Gesù per essere battezzato.
Il Vangelo di Matteo segnala: "Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e,
confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano." (Mt. 3,5.6)
Il Battista con veemenza invitava alla
teshuvah (penitenza/conversione) "Fate dunque frutti degni di conversione". (Mt. 3,8)
Marco precisa "si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il
perdono dei peccati." (Mc. 1,4)
Da Gerusalemme mandarono ad interrogare il Battista e "
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse:
Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!" (Gv. 1,29)
Il giorno dopo, doveva essere importante quel tempo!

Giovanni comincia a scandire un tempo con la serie di notazioni che riporto:
- "Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: Ecco l'agnello di Dio! E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù." (Gv. 1,35-37)
- "Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: "Seguimi." (Gv. 1,43)
- "Tre giorni dopo, cioè ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli." (Gv. 1,1.2)
Si parla di conversione, di perdono dei peccati, di "agnello di Dio che toglie i peccati", si mette in evidenza che è un tempo preciso in cui si contano i giorni, e tutto ciò sta ad evidenziare che Gesù è il Messia atteso e quello è il tempo dell'ultimo anno previsto per la redenzione, il primo anno dell'epoca del Messia.
Natanaèle gli domandò: "Come mi conosci? Gli rispose Gesù: Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico" (Gv. 1,48).
Natanaele evidentemente stava celebrando il tempo di Sukkot abitando nella capanna ed attendeva di cenare con un ospite spirituale (ushpizin), perciò era aperto all'attesa dei tempi messianici, e quale "...Israelita in cui non c'è falsità", fu pronto a replicare: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!", perché aveva vissuto con intensità quel tempo propizio al riconoscimento del Messia e lo stava attendendolo a cena.
Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!" e "In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo".
IL SOGNO DI GIACOBBE
Si attuerà, cioè, il sogno di Giacobbe raccontato dal libro del Genesi (28,10-22) in questo modo:

"Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco il Signore gli stava davanti e disse: Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra.
Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto. Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo. Ebbe timore e disse: Quanto è terribile questo luogo!
Questa è proprio
la casa di Dio, questa
è la porta del cielo. Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava
Luz. Giacobbe fece questo voto: Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrirò la decima."

Una nota interessante:
- la preghiera degli ebrei dopo il tramonto - Maariv - è considera istituita da Gicobbe con riferimento a tale episodio il che fa comprendere come quel sogno è profondamente entrato nell'immaginario ebraico;
- Luz, mandorlo o noce, ma la tradizione ebraica con tale nome definisce anche un osso dalla forma di mandorla alla base della colonna verticale, che sarebbe come un seme, considerato indistruttibile intorno al quale secondo la Cabbalah si formerà un nuovo corpo alla risurrezione dei morti e quell'osso si nutre solo dal cibo mangiato alla cena di chiusura dei Sabati in cui si attende la venuta della regina del sabato melavveh malkah.
Per la risurrezione dei morti, in ebraico" techiyyat hametim" il credo tradizionale ebraico, accettato dai farisei al tempo di Gesù, è che i al tempo del Messia i morti si alzeranno dalle loro tombe e torneranno in vita per essere giudicati da Dio nel Giorno del Giudizio. Prima dell risurrezione Elia suonerà il grande shofar sul Monte degli Ulivi. La risurrezione avverrà con la RUGIADA della luce di Dio che era presente al momento della creazione. I morti il cui corpo si è decomposto saranno ricostituiti partendo dall'osso Luz.
Luz



,
mandorlo o noce, c'è anche un radicale che indica "dipartirsi".
Con le lettere si legge:
- "la potenza
si porterà
da questo
",
idea di osso seme della risurrezione;
- "il Potente
si porterà
in questo
",
idea che Dio lì si sarebbe manifestato;
- "accompagnerà
(
)
questi
",
e dice "Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai".
Rugiada

tal è una realtà che evita la siccità e aiuta la vita vegetale e quindi di conseguenza molto importante per gli animali e per gli uomini in un paese con microclima non molto piovoso come la Palestina.
"Dio ti conceda
rugiada dal cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto" (Gen. 27,28) è nella benedizione d'Isacco a Giacobbe che si trasforma in maledizione per Esaù: "Ecco lungi dalle terre grasse sarà la tua sede e lungi dalla
rugiada del cielo dall'alto." (Gen. 27,39b)
Cioè come se ci fossero due rugiade quella di condensazione di umidità sul suolo e quella che viene dall'alto, dal cielo.
Per sottolineare che la manna è dono del cielo è scritto nel libro dell'Esodo (16,13-15): "Ora alla sera le quaglie salirono e coprirono l'accampamento; al mattino vi era uno strato di
rugiada intorno all'accampamento. Poi lo strato di
rugiada svanì ed ecco sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l'un l'altro: Man hu: che cos'è?, perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: È il pane che il Signore vi ha dato in cibo" e il libro dei Numeri (11,9) conferma "...di notte cadeva la rugiada sul campo, cadeva anche la manna."

Mosè nel suo cantico e nelle benedizioni fa riferimento alla rugiada:
- "Ascoltate, o cieli: io voglio parlare: oda la terra le parole della mia bocca! Stilli come pioggia la mia dottrina, scenda come rugiada il mio dire; come scroscio sull'erba del prato, come spruzzo sugli steli di grano." (Deut. 32,2)
- "Per Giuseppe disse: Benedetta dal Signore la sua terra! Dalla rugiada abbia il meglio dei cieli..." (Deut 33,13)
- "Israele abita tranquillo, la fonte di Giacobbe in luogo appartato, in terra di frumento e di mosto, dove il cielo stilla rugiada." (Deut. 33,28)
C'è un episodio sulla rugiada


,
amore

del Potente

Dio per Israele, nel libro dei Giudici (6,36-40), in cui "Gedeone disse a Dio: Se tu stai per salvare Israele per mia mano, come hai detto, ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se c'è rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resta asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto. Così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si alzò per tempo, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d'acqua. Gedeone disse a Dio: Non adirarti contro di me; io parlerò ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, solo ancora una volta: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno. Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno."
Con quel vello si manifestò la volontà di Dio per la salvezza d'Israele e Gedeone riportò una grande vittoria sui Madianiti.
Anche nel Cantico dei Cantici la sposa, Israele, attende lo sposo coperto di rugiada: "Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa: Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché
il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne". (Cant. 5,2)

Agli inizi della primavera, nel primo giorno della festività di Pesah, la Pasqua ebraica c'è una preghiera per questa e il ministrante in Sinagoga (Chazzan), si veste della tunica bianca, il Kittel, quella indossata a Kippur, a significare che per i campi la rugiada è questione di vita o di morte come il perdono dei peccati.
C'è un significatevo versetto nel libro del profeta Isaia che vale la pena decriptare, dice infatti:
Isaia 26,19 - "Ma
di nuovo vivranno i tuoi morti, risorgeranno i loro cadaveri. Si sveglieranno ed esulteranno quelli che stanno nella polvere, perché
la tua rugiada è rugiada luminosa: la terra darà alla luce le ombre."














































"Sarà

la vita


riportata

ai morti


con la forza

della rettitudine

che emetterà

in casa

al serpente

la fine

dell'esistenza

.
Sarà

a farli risorgere



portando

energia

nel mondo

,
a risvegliare



li porterà

,
recherà

il giubilo
(

)



.
E

la luce

così

inviata

agli stanchi



,
ai fiacchi


,
sarà

dal cuore

del Potente

Unico

che reca

nel corpo

il Crocifisso

.
Dal cuore

guizzerà

la rettitudine

che porterà

in terra



per guarire



quelli che sono

morti


per il soffio

che è

del Potente

."

"Sarà la vita riportata ai morti con la forza della rettitudine che emetterà in casa al serpente la fine dell'esistenza. Sarà a farli risorgere portando energia nel mondo, a risvegliare li porterà, recherà il giubilo. E la luce così inviata agli stanchi, ai fiacchi, sarà dal cuore del Potente Unico che reca nel corpo il Crocifisso. Dal cuore guizzerà la rettitudine che porterà in terra per guarire quelli che sono morti per il soffio che è del Potente."

Quindi la
rugiada


viene "dal cuore

del Potente

"
e ridà "ai cuori

potenza

"
portando alla risurrezione.

Le lettere, così, ancora ci guidano a comprendere il pensiero dei profeti.
Con quei criteri ho così decriptato il racconto della rugiada di Gedeone e riporto il risultato.
Genesi 28,10 - E saranno su dall'Unico a stare. Si vedranno in grembo a vivergli dentro. Dall'Unico con il corpo saliranno dentro alla vista a portarsi. Essendo la potenza spenta, dal nascosto dei corpi l'angelo (ribelle) uscirà.
Genesi 28,11 - E sarà il soffio a scorrere in azione dentro, che risorti li a portati, essendo stata dal Potente l'energia riaccesa nei viventi. Per la rettitudine che ci sarà, a casa l'Unigenito dal mondo in cielo li porterà e saranno versati nell'assemblea per vivere dal Padre. L'angelo (ribelle) fu nel mondo alla putredine a portare i viventi portando l'esistenza una desolazione si vedrà a bruciare completamente ad essere portato. E sarà il fuoco dalla rettitudine che dentro abiterà nei viventi a rovesciarlo e dai viventi uscirà la perversità che originò.
Genesi 28,12 - E saranno nell'assemblea del Potente i viventi portati dal mondo. Tra gli angeli entreranno nei giri, perché vivranno tra le schiere. Con il corpo saliranno dal mondo, portati nel corpo dell'Unigenito. Risorti, ma vivi, camminando, saranno a vedere, entrandovi, i cieli, per la calamità dell'angelo (ribelle) usciti. I viventi, che dal serpente afflitti sono, in Dio rientreranno, essendo stato, chi male operava stando nei viventi, portato a scendere. Saranno i viventi a casa riportati.
Genesi 28,13 - Ed entrata degli angeli l'esistenza, portati dal mondo, al cospetto dell'Altissimo si porteranno. E saranno l'Unico da vivi a vedere tra gli angeli stare. Sarà (colui che) dal mondo li portò fuori, (in cui) di Dio entrò a stare la forza. Al mondo, ai viventi, del Padre fu la rettitudine a recare. Dio nel mondo fu a stare. Giù (come) fissato entrò in terra. Da una Donna dal corpo venne alla luce. Per la rettitudine, che dentro dell'Altissimo c'era, il serpente l'afflisse. In croce l'inviò l'angelo (ribelle). Fuori portò da dentro dal ferito/colpito corpo in azione la rettitudine.
Genesi 28,14 - Recò nell'esistenza il seme della rettitudine che così si vedrà far frutto in terra. E al soffio dal corpo scese dal Crocifisso. Fu con l'acqua fuori portata a versare con il sangue. Al mondo portò giù a parlare gli apostoli. Alla perversità dell'angelo superbo portò gli apostoli che la benedizione recano dentro della rettitudine. Per la rettitudine potente in vita risorse il Verbo; dalla tomba il Crocefisso riuscì. Agli uomini del mondo aveva portato dentro il seme della rettitudine!
Genesi 28,15 - Ed usciti gli apostoli per il mondo, ad incontrare con la rettitudine furono i popoli. Con la rettitudine portarono d'illuminati viventi un corpo. Che nel Crocifisso c'è la rettitudine dentro tutta dell'Unico, che ne risorse il corpo, indicano. Nel cammino portarono per il mondo la risurrezione. Da dentro il Crocifisso fu la rettitudine di Dio ad entrare nell'umanità. Entrando questa vennero bruciature al serpente dall'Unigenito. Ricominciò la forza dentro per la rettitudine ad agire. L'aiuto dell'Unico a liberare iniziò i viventi .In azione il dono del Crocifisso fu a venire. La felicità s'insinuò nel corpo del Crocifisso che è in cammino.
Genesi 28,16 - A riportarsi sarà nell'esistenza alla fine. Sarà visto riversarsi nella casa dei viventi. Per rinnovarli tutti si porterà. E sarà l'Unigenito dei viventi alla vista. La rettitudine invierà con la forza della risurrezione. Il Signore dentro il risorgere porterà. L'Unigenito ad uccidere sarà il serpente, (per il quale) la calamità del tempo c'è.
Genesi 28,17 - E sarà la forza nei corpi desiderata a riesserci. L'origine dell'amarezza dai viventi uscirà per il fuoco che dall'Unigenito uscirà. La putredine portata nei viventi uscirà colpita. Fuori annullata questa uscirà dalla rettitudine che sarà a ricominciare nei viventi dentro a stare in tutti. La divinità entrando sarà la vita a riportare. Da questa uscirà bruciato il nemico. Per l'entrata risurrezione i viventi risaranno a vivere.
Genesi 28,18 - E sarà la risurrezione anelata a spazzare il maledetto un mattino e sarà a rovesciarlo in prigione (ove) l'Unigenito finirà. Del Padre l'energia della felicità si riaccenderà nei viventi. Vivo vedranno risorto il Crocifisso portarsi e saranno i viventi a venirvi a vivere; vi saliranno dentro. Dal mondo li porterà a stare su. Li verserà l'ottavo (giorno) in alto. Con il corpo dall'Unigenito i risorti usciranno.
Genesi 28,19 - Porterà il diletto all'Unico a venire i risorti viventi del mondo a vivere la sperata vita. Entreranno con Lui nella Casa di Dio i portati con il corpo; i viventi accompagnerà. Questi per luce ai viventi uscirà per la città del Potente alla vista. Luminosi tra gli angeli entreranno.
Genesi 28,20 - E sarà dalle generazioni spazzata dal grembo l'impurità. Dai corpi il serpente che dall'origine l'essere ribelle originò, che nei viventi è una calamità uscirà per la divinità che ad entrare sarà nei viventi. Ai popoli d'aiuto sarà portandosi a bruciare l'essere ribelle. L'angelo (ribelle) sarà da solo nei corpi spento. Questi uscito, la felicità delle origini per l'energia della rettitudine sarà a rientrare. E la potenza dell'essere retto finirà l'angelo. Di notte, nelle tombe, (ove) vive, il serpente mangerà e la perfidia del serpente nei cuori brucerà.
Genesi 28,21 - E di sabato (nel settimo giorno) sarà a casa bruciato il serpente e i viventi da Dio a casa saranno alla fine (del sabato). Dal Padre saranno portati dal mondo a stare. Usciranno con il Signore di notte. Da Dio entreranno a stare i viventi.
Genesi 28,22 - Riporterà dal mondo all'Unico i figli ad entrare. Questi riverranno felici. Risorti dai morti, saranno i viventi su dentro ad entrare. Saranno ad entrare da carico per stare nel Crocifisso che a Dio dal mondo sarà i viventi a condurre. Dalla prigione i risorti nel corpo il Crocifisso tutti invierà dal Potente. Saranno a vedere che li ha liberati l'Unigenito che della risurrezione dei corpi l'energia recò in cammino.
NEL DESERTO, TENTAZIONI E TRASFIGURAZIONE
Il Vangelo di Giovanni è il più ricco di notizie su certi spostamenti di Gesù e sul suo rapporto col Battista il che fa presumere che chi li riporta ha vissuto esperienze che altri apostoli non hanno avuto.
Fa capire d'essere un testimone oculare quando precisa che due discepoli del Battista, visto passare Gesù, sentirono dalla viva voce del maestro "
Ecco l'agnello di Dio" (Gv. 1,36), Gesù si voltò e vedendo che lo seguivano disse "Che cercate? Gli risposero: Rabbi (maestro) dove abiti? Disse loro: venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio (l'ora decima)." (Gv. 1,38.39)
L'altro discepolo "
era Andrea fratello di Simon Pietro" (Gv. 1,40), questi incontrò il fratello "...e gli disse: abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo); e lo condusse da Gesù", il che fa presumere che Simone, invitato dal fratello discepolo del Battista, nel suo pellegrinaggio da Cafarnao a Gerusalemme per prepararsi per la festa delle Capanne era andato a farsi battezzare al Giordano come contrizione e purificazione di Yom Kippur.
I Sinottici tra "Battesimo" e "Tentazioni nel deserto" non lasciano intervallo per altri episodi, mentre il Vangelo di Giovanni dopo il "Battesimo" presenta l'incontro con i primi apostoli, poi la prima settimana e le nozze di Cana, quindi riprende il discorso dopo un salto temporale ed introduce eventi della penultima Pasqua e non l'episodio delle Tentazioni, precisa così tacitamente che ci fu un tempo di formazione dei primi discepoli, peraltro, tutti di Cafarnao - Andrea, Pietro, Giovanni, Giacomo, Filippo - non raccontato dai sinottici.

Dopo le tentazioni nel deserto; si legge: "...
saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e lasciata Nazaret,
venne ad abitare a Cafarnao presso il mare (di Tiberiade)". (Mt. 4,12 e Marco 1,14)
Giuseppe Flavio in "Storia Giudaica" riferisce arresto e prigionia del Battista a Macheronte agli inizi del 29 d.C., ove fu decapitato (Mt. 14,3).
La nota in Gv. 2,20 dei 46 anni dall'inizio, 19 a.C., della ricostruzione del tempio da parte di Erode il Grande, la prima Pasqua della vita pubblica di Gesù si situerebbe nel 28 d.C., onde Giovanni rispetto ai sinottici dà testimonianze succinte tra il battesimo, fine del 27 d.C, e arresto del Battista, inizi 29 d.C. e, dopo la Pasqua, precisa: "
Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della
Giudea..." (Gv. 3,22), riandò dove aveva ricevuto il battesimo e, subito dopo, annota "
Anche Giovanni battezzava ad Ermon, vicino a Salim, perché c'era là molta acqua e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti
non era stato ancora imprigionato." (Gv. 3,23.24)

È così certa la volontà d'esporre un tempo non descritto dai sinottici.
Dal questo tornare ai guadi del Giordano si ricava:
- Gesù considera particolarmente importante proprio quel punto del Giordano;
- mentre Gesù era in Giudea dove aveva ricevuto il battesimo il Battista s'era spostato a battezzare a circa 60 Km a Nord, ad Ermon a sud di Scitopoli (Beat-Sean) alla confluenza della valle d'Izrael con quella del Giordano, a sud della Galilea, al confine della Decapoli col nord Samaria; (non tirava aria buona lì vicino a Macheronte e a Gerusalemme dimore di Erode Antipa per le accuse contro questi che s'era divorziato dalla moglie per sposare la nipote Erodiade sposa del fratello Filippo)
- i discepoli di Gesù, di cui alcuni già del Battista, continuano a battezzare, infatti "Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni, sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli, lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea." (Gv. 4,1-3)
I sinottici, peraltro, concordi precisano dopo che "...Giovanni era stato arrestato,
Gesù si ritirò nella Galilea e lasciata Nazaret
venne ad abitare a Cafarnao presso il Mare (Mt. 4,12.13a), e in questa zona predicava" (Mt. 4,16)
Difatti tra il battesimo e l'arresto di Giovanni, i sinottici tacciono eppure il loro sviluppo della vita di Gesù è su tre anni; quel "si ritirò" in Galilea, indica che per un periodo non breve Gesù non c'era stato.
Matteo, non essendo testimone, avendo per Gesù indicato Nazaret quale ultima residenza (Mt. 2) era necessario che si ricollegasse a quella località.
Sinottici e Giovanni si raccordano con Cafarnao, Giovanni, però, prima di Cafarnao, come detto, apre una parentesi del periodo precedente e precisa che Gesù a Cafarnao c'era già stato, infatti, dopo le nozze di Cana "
discese a Cafarnao insieme a sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si rifermarono solo pochi giorni" (Gv. 2,12), notizia che non pare avere necessità d'essere in non ne vengono sviluppi, perché i versetti successivi riguardano l'accennato periodo della penultima Pasqua della vita pubblica di Gesù a Gerusalemme.
È da considerare così traccia per il lettore per raccordarsi ai sinottici e precisare che Cafarnao la città ove abitavano Andrea, Pietro e Giovanni e il fratello Giacomo con famiglie e parenti era località in cui Gesù stesso vi s'era in precedenza trasferito con Maria sua madre, ove evidentemente abitava.
(Gesù infatti era stato iniziato a Nazaret da Giuseppe al mestiere di carpentiere e grandi lavori in legno potevano essere più necessari a Cafarnao, città in espansione con i Romani presenti e per l'attività della pesca, quindi tetti, rivestimenti, barconi, pontili e arredamenti, per la costruzione della nuova sinagoga - Nel codice C del vangelo dello pseudo - Matteo si parla di Giuseppe intento alla costruzione di padiglioni nella regione marittima di Cafarnao.)

Per contro, come abbiamo considerato nella presentazione della tabella di raffronto iniziale, gli episodi delle Tentazioni e della Trasfigurazione non sono presenti nel Vangelo di Giovanni.
Evidente è che quelli per Giovanni non sono episodi verificatisi nel periodo tra le due ultime Pasque i cui eventi, in modo più sistematico espone a partire dal Capitolo 2 versetto 13 dopo le nozze di Cana.
Quindi in quel Vangelo esiste come nel Genesi un tempo di creazione fino alle nozze di Cana e poi un anno messianico evidentemente segnato dalle festività calendario ebraico.
Non sono nemmeno Tentazioni e Trasfigurazione episodi da narrare, perché già narrati dai sinottici, di certo su testimonianza dei discepoli della prima ora.
I sinottici invece, pur se espandono il messaggio di Gesù a tre anni di attività, di fatto anche loro testimoniano quei due eventi come preistoria, anche se inseriti, ma ci fanno la domandare chi fossero i testimoni di Battesimo e Tentazioni e perché alla Trasfigurazione solo quegli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni; la risposta è i primi apostoli di quel periodo di "creazione" del Vangelo di Giovanni.
I primi discepoli si sono forgiati proprio ai guadi del Giordano che è un'oasi nel deserto ove stettero per tempi non brevi e tra gli evangelisti l'unico testimone di questo tempo si propone solo l'evangelista Giovanni in quanto dei sinottici, l'unico apostolo, Matteo, è testimone oculare solo dalla chiamata (Mt. 9) dopo l'arresto di Giovanni il Battista durante la predicazione di Gesù a Cafarnao.
Questi discepoli vissero lì con Gesù, nuovo Mosè, il periodo di trasformazione, come per i fuoriusciti dall'Egitto che dopo quaranta anni, ormai popolo compatto sotto la guida di Giosuè=Gesù, conquistò la terra promessa.
I risultati dell'attività presso i guadi furono consistenti, e le "tentazioni di Gesù nel deserto" si possono collocare in quel tempo, mentre battezzavano i discepoli, evidentemente il maestro s'era ritirato nel vicino deserto, percorreva le steppe di Moab, e il deserto verso il Mar Morto e nei dintorni di Gerico ove a ovest la tradizione pone il Monte delle Tentazioni (Jebel Quarantal ove c'è un monastero greco ortodosso. Risulta che Gesù era riandato "
aldilà del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava" in Gv. 10,40 e lo mandarono a chiamare Marta e Maria perché il fratello Lazzaro stava per morire in Mt. 19,1; Lc. 9,51; Mc. 10,1-12.)
È il deserto di Giuda, alture rocciose solcate da gole e valloni in sponda destra del Giordano a sud di Gerico e su quella occidentale del Mar Morto; unica altra oasi in questo deserto è Engaddì, a 45 Km a sud di Gerico, con la cascatella d'un torrente in sponda destra del Mar Morto.
In quei luoghi e in quel tempo sono da collocare le tentazioni parallele a quelle del popolo d'Israele nel deserto (pane, acqua, tentare Dio, idoli), ma alle quali Gesù, unto per il combattimento dallo Spirito Santo di cui il battesimo è segno, può svincolarsi rintuzzando l'avversario con la spada con della "parola di Dio".
Raccontano i sinottici che queste prove arriveranno dopo che Gesù era stato "condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame" (Mt. 4,1.2).
Quaranta giorni, come i quaranta anni nel deserto del popolo d'Israele.
Mentre Gesù stava su queste montagne desertiche quei primi discepoli dove erano? Erano al guado a battezzare!
Solo i primi discepoli hanno vissuto di riflesso esperienza che in pratica è parallela con i quaranta giorni di Mosè sul Sinai da dove questi tornò dal popolo trasformato.
Mosè ricevute le tavole della legge le consegnò agli Israeliti (festa di Shavuot) nei Vangeli di Matteo e Luca dopo le tentazioni scelti gli altri apostoli e discepoli i due sinottici Matte e Luca riportano la consegna degli insegnamenti:
- discorso della montagna Matteo 5-7;
- discorso della pianura Luca 6.
Dopo Gesù intraprese la conquista della terra promessa con la predicazione e le missioni dei 12 apostoli e dei 72 discepoli a due a due in tutta la Palestina.
LA TRASFIGURAZIONE E SUKKOT
La "trasfigurazione" è esperienza di alcuni apostoli raccontata dai tre sinottici in:
- Matteo 17,1-9;
- Marco 9,2-10;
- Luca 9,28-36.
Il testo di Matteo è il seguente:

"
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé
Pietro,
Giacomo e
Giovanni suo fratello e li
condusse in disparte,
su un alto monte. E
fu trasfigurato davanti a loro; il
suo volto brillò come il sole e
le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro
Mosè ed
Elia, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi,
farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli stava ancora parlando quando
una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva:
Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo. All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: Alzatevi e non temete. Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro:
Non parlate a nessuno di questa visione,
finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti." (Mt. 17,1-9)

L'episodio ruota sui seguenti fatti:
- è sentita la necessità di indicare un tempo;
- c'è un alto monte;
- tre discepoli della prima ora, Pietro, Giacomo e Giovanni;
- Gesù si trasfigurò, il volto fu splendente, vesti bianche;
- appaiono Mosè e Elia;
- Pietro parla di fare tre tende;
- viene una nube;
- sentono una voce dal cielo;
- i discepoli hanno timore e dopo Mosè e Elia ed spariscono.
Il fatto che sia sentità la necessità di scandire "
Sei giorni dopo" in Matteo e Marco, e "
Circa otto giorni dopo" in Luca porta fa intuire che era un tempo in cui lo scandire dei giorni era importante e che indicarlo all'epoca di redazione dei Vangeli fosse un chiaro riferimento di quando si trattava.
Un tempo liturgico ebraico che durava otto giorni in particolare era la festa di Sukkot e nel testo si parla di tre tende o capanne!
Le capanne (skenai) che Pietro propone di costruire per il Messia, Mosè ed Elia paiono proprio alludere a quella festa e Gesù appare a Pietro come il segno che i tempi messianici sono giunti, l'ospite (Ushpizin) atteso nell'ultima sera.
Pietro esprime, così, la sua fede nel compimento dei tempi messianici.
"È bello per noi stare qui" di Luca 9,37 e Marco 9,5 sono espressione del riposo "anapausis" escatologica".
I Vangeli di Marco e Luca per non doversi dilungare a spiegare ai gentili che si avvicinavano a Cristo i riti della festa ebraica dei Tabernacoli osservano che Pietro "Non sapeva infatti cosa dire..." (Mc. 9,6).
Ritengo che in Matteo ci sia la base più antica e gli altri due sinottici la vogliono rispettare, e riportano comunque le parole di Pietro.
Lo stesso Luca parla di dimore eterne (in 16,9 aionioi skenai), chiaro riferimento alle famose capanne di quella festa ed egualmente l'espressione "skenai" è frequente nell'Apocalisse (7,9.15; 12,12; 13,6; 21,3) per designare l'abitazione dei giusti nel cielo pure con riferimento alla festa delle Capanne.

La lettura dell'episodio della "Trasfigurazione" porta ad accostare il racconto a questo altro episodio:

"Quando
Mosè scese dal Monte Sinai - le due tavole dell'alleanza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che
la pelle del suo viso era diventata raggiante poiché aveva conversato con Lui.
Ma Aronne e tutti gli israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante,
ebbero timore di avvicinarsi a lui. Mosè allora li chiamò e Aronne con tutti i capi della comunità, andò da lui. Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli
ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai." (Es. 35,29-32)

Le analogie più salienti sono:
- c'è un monte (Esodo e Vangelo);
- la pelle del viso di Mosè è raggiante (Esodo) e Gesù viene trasfigurato (Vangelo);
- Mosè chiama Aronne e i capi della Comunità (Esodo) e Gesù chiama Pietro, Giacomo e Giovanni (i capi della futura Chiesa-Vangeli);
- Aronne e gli altri hanno timore (Esodo) Pietro, Giacomo e Giovanni hanno timore (Vangeli);
- dopo, nel libro dell'Esodo si parla del materiale per fare la tenda dell'alleanza (Es. 35) e Pietro (nei Vangeli) dice di fare tre tende.
La voce dal cielo "questi è il Figlio mio diletto nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo", ha le stesse parole che i Sinottici propongono nell'episodio del "Battesimo di Gesù" con l'aggiunta della parola "ascoltatelo".
Nei Sinottici il momento del Battesimo precede la chiamata dei primi discepoli ed è solo il Battista il testimonio dell'episodio e di quella voce, mentre qui nella Trasfigurazione quella frase è udita dai primi apostoli ed il Vangelo di Giovanni ricorda che il Battista dichiarò che Gesù era il Figlio di Dio (Gv. 1,34) ad alcuni suoi discepoli che divennero poi discepoli di Gesù.
L'episodio del Battesimo di Gesù è narrato nella predicazione del Battista d'un tempo di pentimento e perdono dei peccati, quindi in un tempo di Kippur.
Elia secondo il profeta Malachia (3,23) riverrà nel giorno del Messia: "Ecco, io
invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore"; e Gesù quando... "i discepoli gli domandarono: Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?" rispose "Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro. Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista." (Mt. 17,10-13)

Il Vangelo di Matteo, più nella tradizione ebraica, si riferisce all'Esodo mettendo in evidenza che il volto di Gesù brillò come il sole, e con ciò esalta tale manifestazione di Gesù particolarmente come nuovo Mosè ma anche come visione del Figlio dell'uomo di Ezechiele.
Il Vangelo di Marco, scritto più per chi dai pagani viene alla fede, pur rispettando gli altri due sinottici, non fa riferimenti alla storia ebraica, descrive una manifestazione gloriosa del Messia nascosto che, però prima dovrà conoscere la condizione di "servo sofferente".
Il Vangelo di Luca aggiunge un particolare che chiarisce e rafforza le idee di Matteo perché dice che Mosé e Elia "parlavano con della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme" (Lc. 9,31) e per dipartita usa
excessum eius, quem completurus erat in Hierusalem nel testo latino ed
exodon esodo in quello greco.
Anche San Pietro fa cenno a questo evento, riferisce solo del "monte santo" e della voce che dice "questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto". (2Pt. 1,16-18)

Non è indicato quale monte, il Tabor, l'Erman (perché per Matteo e Marco l'ultima località prima della trasfigurazione è Cesarea di Filippi) e in Luca è Betsaida di Giuda.
Matteo e Marco, precisano che Gesù disse ai tre discepoli di noi riferire nulla finché non fosse risorto, e Luca che i discepoli "tacquero in quei giorni e non riferirono a nessuno!

Torniamo un po' indietro, ad esempio al Vangelo di Matteo.
Questi, di seguito al racconto delle tentazioni e del ritorno a Cafarnao, presenta sinteticamente la chiamata dei primi apostoli (Andrea, Pietro, Giacomo e Giovanni) e subito dopo propone "il discorso della montagna" (Mt. 5.6.7).
Per il nuovo Israele - Gesù e i suoi discepoli - questo discorso è una rivelazione ed è da porre in parallelo a quella di Mosè e riferito al popolo nel libro dell'Esodo (Es. 20-23), il codice dell'alleanza.
L'ipotesi che sorge è che la trasfigurazione sia esperienza colta in effetti dai soli discepoli della prima ora, cioè da quelli che sono stati testimoni dei primi tempi della vita nel deserto vicino al guado del Giordano, come poi approfondirò.
Da tale esperienza Gesù torna trasformato come il nuovo Mosè e così fu visto dai primi discepoli.
Osserva Luca, dopo il Battesimo: "Gesù tornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo" (Lc. 4,14).
Dopo la prima Pasqua della vita pubblica di Gesù (28 d.C.), nei 50 giorni, e prima delle Pentecoste, si collocherebbero i 40 giorni delle tentazioni ed al termine la trasfigurazione di Gesù proprio in occasione della festa di commemorazione della promulgazione della Legge sul Sinai.
Tale esperienza fu narrata dagli apostoli solo dopo la risurrezione di Gesù come Lui stesso aveva comandato; ma i sinottici dovevano pur inserirla dopo che Gesù aveva fatto almeno un primo annuncio di passione, morte e risurrezione.
E così avviene in tutti e tre (Mt. 17,21-23, Mc. 8,31-33; Lc. 9,22).
La voce dal cielo riportata da questi primi apostoli è la stessa che i sinottici riportano per sentita in occasione del battesimo di Gesù ove Giovanni riporta presenti alcuni discepoli del Battista con in più la parola "ascoltatelo" cioè seguitelo in quello che vi dirà, cioè in essenza nel "discorso della montagna".
Nell'Esodo alla fine del racconto della trasfigurazione di Mosé questi ingiunse a tutti gli Israeliti ciò che il Signore aveva ordinato sul Sinai e dopo la trasfigurazione Gesù torna in Galilea e presenta a tutti i discepoli questo "discorso della montagna", il codice della nuova alleanza, illuminazione, visione della vera terra promessa.
Quei capitoli del Vangelo di Matteo (5-7), letti di seguito o meglio proclamati, uditi con attenzione con la grazia che solo Dio può concedere di credere anche per un momento che il contenuto di questo discorso si può compiere nella propria vita, che cioè non è utopia, è come vedere i cieli aperti.
Certamente, nessuno può capire e compiere senza lo Spirito santo, ma "nulla è impossibile a Dio" (Lc. 1,37), infatti lo ha capito Gesù Cristo, lo ha capito Maria e lo comprendono coloro che ricevono lo Spirito di Gesù.
È evidentemente la sintesi dell'esperienza di fatti compiuti, incarnati nei fratelli delle prime Comunità Cristiane, è l'immagine e la descrizione di Gesù Cristo disponibile per chi dica Amen a questo discorso, è l'immagine dell'uomo nuovo, dell'uomo nato dalle acque dello Spirito Santo.
Solo il Cristo, il Figlio di Dio, il prediletto, il nuovo Adamo poteva dare compiuto questo disegno preparato dall'inizio dei secoli per l'uomo e che per il peccato non dette tempo di fare proprio in quanto intervenne la morte, conseguenza della perdita della comunione con l'albero della vita, ma il disegno è rimasto gelosamente custodito in attesa di farsi carne nel Figlio dell'uomo.
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