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DALLO SHE'OL, INFERI O ADE, AL REGNO DEI RISORTI
di Alessandro Conti Puorger

INTRODUZIONE
Nel complesso dei libri dell'Antico Testamento ci si potrebbe attendere che molte siano le pagine che trattino della vita oltre la morte; eppure non è così!
Ancor in minor numero sono poi quelle pagine se si escludono i libri scritti in greco, detti deuterocanonici, e ci si rifà solo al canone ebraico-aramaico.
Pur se la fede nell'immortalità dell'anima è insita in quei testi, poco però vi è detto, infatti, sulla sorte dell'anima individuale dopo la morte, anche se il legame fondamentale che tiene uniti quei libri è quello dell'anima col suo Dio.
Intendo perciò indagare e verificare le tracce che vi sono, senza ricalcare questioni note, ma per trovare spunti del perché la Bibbia sembra estraniarsi della vita dopo la morte, nonché del come e del quando.

La parte dell'essere umano che, per chi non è ateo, proviene dal divino, quindi è puro spirito, in attesa della risurrezione in forma corporea, alla morte sembra svanire come quando di notte ci si addormenta in un sonno profondo; perciò parlare d'un luogo fisico ove sono le anime pare un controsenso, però sono stati immaginati luoghi di residenza un po' da tutte le religioni, anche in quelle monoteistiche che si basano sulla rivelazione della Bibbia.
D'altronde l'uomo, per le difficoltà di parlare in astratto, ha attribuito a Dio forme antropomorfiche; il cielo e gli inferi sono così espressioni che servono a comunicare pensieri che travalicano le realtà esprimibili.
Di fatto, simili argomenti hanno trovato solo tardivamente - dopo il III secolo a.C. - grande sviluppo in libri, detti della letteratura "apocalittica", che però, salvo quello di Daniele, non fanno parte dell'Antico Testamento canonico, quali, i libri 1°, 2° e 3° Enoch, ma non m'interesserò di questi.

Il libro dell'Apocalisse del Nuovo Testamento pure s'allaccia a tale filone, in quanto le relative visioni sono un'apertura nel mistero dei cieli.
Ritengo però che nel testo biblico originario, letto in un modo particolare, vi sia la sorgente sotterranea di quanto poi emerso dalla letteratura apocrifa.

Intendo così affrontare il tema dando per scontato quanto è stato dedotto dall'usuale lettura del testo biblico, la Torah esterna rivelata (niglè), cercando anche in tradizioni e scritti successivi ebraici e cristiani, ma saggerò parole e lettere di quelle pagine per decriptazione, col metodo di "Parlano le lettere", che è inserito nella mia rubrica di "Decriptare la Bibbia" di Edicolaweb per trovare una faccia della Torah nascosta sotto la superficie (nistar).
Al riguardo, per chi s'imbatte per la prima volta in questa rubrica, l'idea di fondo, esposta con continue conferme, è che quei testi hanno una ulteriore faccia che si può ricavare se si legge, con opportuna chiave e regole, ogni lettera delle singole parole del testo criptato, come ho chiarito a partire da "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche", in quanto si riferiscono ad eventi verificatisi da vari millenni, scritte con i segni liturgici di quella lingua, fissati ormai praticamente nell'attuale forma da 22 secoli, ma che hanno mantenuto traccia della simbologia originaria.

Prima di procedere ad approfondire i testi con letture di secondo livello inizierò con un sintetico panorama dei pensieri dell'uomo sulla vita oltre la morte nel mondo extra biblico del periodo precristiano, nelle tradizioni ebraiche e nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
Non sono nel tema le sensazioni della premorte raccontate da sopravvissuti.

LA DOMANDA ESCATOLOGICA NEL MONDO PAGANO
L'inumazione dei morti che sin dal paleolitico fu data dai primitivi prova che l'uomo, da decine di millenni, s'è posto la domanda: cosa c'è oltre la morte?
La risposta evidentemente non fu "il nulla", ma una esistenza fumosa in siti della terra non definiti e nascosti ove s'aggirano gli spiriti disincarnati degli antenati; sin dagli esordi, così, connaturato all'uomo fu il concetto di anima.
Per il bisogno d'una risposta a quella domanda, uomini e donne, diversi per manifestazioni particolari incontrollate o perseguite, erano ritenuti investiti del dono della divinazione, capaci così di comunicare con quei fantasmi.
Negromanti e stregoni sono personaggi che peraltro tutt'ora sussistono in tribù non civilizzate e non solo.
Sedimenti d'antiche caverne ed immutate usanze di pasti rituali di tribù primitive suggeriscono l'antropofagia non era praticata solo per nutrimento, ma anche per conseguire qualità dello spirito di nemici ed antenati.
Quell'interrogativo sulla fine dei tempi e sulla sorte del singolo individuo ha inciso in modo radicale nella storia umana ed ha provocato ricerche da parte di scienze, filosofie e religioni, per trovare lo sperato varco nel buco nero della morte che tutti assorbe e nessuno rilascia.
Gli uomini da sempre, dice il razionalista ateo, credono in qualcosa dopo la morte che lo spaventa, proprio perché è oscura; per contro vi sono state uomini razionalmente evoluti e di grande spessore che negli ultimi 5000 anni non son stati concordi con una pessimistica o nichilista visione dell'esistenza.
La ricerca, in sintesi, è stata se lo spirito dell'uomo è solo ragione e intelligenza prodotti di reazioni chimiche elettriche o simili che potranno prima o poi venire tutte investigate con i sensi potenziati da idonei apparecchi, o se v'è altro che va oltre il misurabile, verificabile o coglibile con tali indagini.
Esiste, cioè, solo l'esperienza immediata ed il resto non è che finzione per esorcizzare e razionalizzare l'ignoto, immaginando cosa ci potrebbe essere dopo per illudersi di padroneggiarlo ed affrontarlo con più serenità?
Empirismo, scetticismo, soggettivismo, nominalismo, aspetti del nichilismo, che portano al nulla oltre la morte, possono però nascondere anche loro il desiderio d'edulcorarla, mitigarla e disarmarla degli artigli che fanno paura e che hanno amareggiato gli spiriti di tanti viventi.
L'Ade ed il Tartaro del mondo greco romano, espressione più evoluta di quel primitivo timore degli uomini sullo stato inesplorato della morte, continuarono a sussistere nell'immaginario collettivo, fino al cristianesimo e pur con l'avvento di questi non persero subito il loro mordente.
S'innestavano su quei siti tenebrosi i miti più vari, con viaggi d'andata e ritorno di semidei e d'eroi nel profondo della terra, cioè nella parte inferiore, ed ogni caverna od apertura era un accesso per tale luogo.
L'accesso al regno degli inferi era collocato ove vi fossero antri inesplorati, nelle terre dei Cimmeri, in Campania presso il lago di Averno, in Sicilia, in Arcadia ecc., agli empi fu riservato il Tartaro, luogo di pena, e più tardi s'aggiunsero i Campi Elisi (di cui parlò Virgilio), dimora ultraterrena degli eletti che venne localizzato da Omero all'estremità del mondo, e da Esiodo, col nome di Isole dei Beati (Avalon - Atlantide) nell'oceano.
Nel mondo egizio per contro s'era sviluppata l'idea della Via Lattea come prolungamento del fiume Nilo nel cielo verso il nord, quale strada che portava dal mondo dei morti a quello dei risorti, e preparavano navi per traghettare alchemicamente le anime dei loro faraoni.
Ci fu quindi un'apertura verso il cielo e ciò ebbe ad influire nel mondo greco in quanto anche per questi la Via Lattea fin dall'epoca di Omero, com'ho accennato, era la strada che portava all'aldilà e la chiamarono Via Okeanos o Eridanus, nome dato anche al Nilo.
Ogni persona si pensava fosse composta da:
  • l'ombra, l'involucro materiale del defunto identificata con il cadavere;
  • l'ankh o "chiave della vita" che gli consente l'accesso nell'aldilà;
  • il ba, l'essenza o individualità (raffigurato da un falco dalla testa umana);
  • il ka, doppione celeste del corpo;
  • il nome senza cui l'essere non esiste, che poteva essere rievocato e permetteva di sopravvivere in eterno.
L'anima, guidata dal "libro dei morti" che corredava l'arredo funebre del defunto, era giudicata da un tribunale divino con la classica bilancia su cui si pesava il cuore, che se puro pesava quanto una piuma, altrimenti non s'accedeva all'aldilà e non era concesso di congiungersi con Ra, ma s'era pasto dalla "Divoratrice", metà coccodrillo e metà ippopotamo.
In oriente altre idee venivano però a formarsi ed a contribuire ad accendere la fantasia dell'uomo assetato di risposte su quel tema.
L'dea di plurime rinascite pare spuntare in India nel IX-VII secolo a.C., in quanto nei testi sacri dell'Induismo dell'800 a.C. vi è l'idea del Karma e di un'anima che mantiene la propria individualità onde, per reincarnazioni, raggiunge il "nirvana", cioè la pace assoluta.
Nel VI secolo a.C. pure il Buddismo abbracciò l'idea della reincarnazione e della legge del karma onde ogni essere torna sulla terra con una condizione differente a seconda del bene o del male commesso, ma senza memoria.
Nel Bhagavadgita - "Il canto del beato" del III secolo a.C., l'anima (atman), entità dell'assoluto (brahaman), vi torna purificata dopo varie reincarnazioni e vale la metampsicosi, cioè l'atman trasmigra da un uomo a un animale e viceversa se merita castigo o premio, pur se ormai è accettato che eventualmente compito dell'anima è solo d'evolversi.
Nell'Iran antico o preislamico, cioè in Persia, in contemporanea apparve la religione con elementi di monoteismo e dualismo fondata da Zoroastro (Zarathustra in greco VII-VI secolo a.C.) che scrisse parti del libro sacro l'Avesta in cui l'idea base è la permanente lotta tra bene - dio "Ahura Mazda" il signore saggio'' - (Mazdeismo è altro nome per Zoroastrismo) e il male - Angra Mainyu o Ahriman spirito delle tenebre - da cui viene violenza e morte.
Nella lotta è coinvolta l'umanità chiamata a scegliere se seguire la via del bene, della giustizia (Asha) e della felicità (Ushta) o del male dell'infelicità e della guerra; dopo la morte l'anima passa un ponte su cui c'è un giudizio, sono pesate le azioni e l'esito è Paradiso o Inferno, ma alla fine dei giorni il male sarà sconfitto e le anime dei peccatori saranno riscattate dall'inferno.
Studiosi moderni ritengono che questa religione abbia avuto influenza sul Giudaismo e sul Cristianesimo considerato che il giudaismo nacque di fatto dopo l'esilio d'Israele in Babilonia.
L'idea della reincarnazione anche nel corpo d'un animale fece presa in Occidente nelle teorie pitagoriche, platoniche e neoplatoniche.
Pitagora (Samo 570 - Metaponto 490 a.C.), il famoso matematico, fondò una setta religiosa a Crotone che credeva nelle molte rinascite personali perché riteneva il corpo prigione dell'anima da purificare con la conoscenza.
Sosteneva di chiamarsi Mnesarchide, "che ricorda le origini", e d'essere vissuto già quattro volte come uomo e pare che avesse concluso che il ciclo della reincarnazioni si ripetesse ogni 216 anni (il cubo del numero 6).
Platone (Atene 427-347 a.C.) aveva idea della reminescenza dell'anima che le resterebbe impressa dalle precedenti esperienze e scrisse:
  • nel "Dialogo di Menone", "L'anima essendo immortale, essendo rinata più volte e avendo visto tutte le cose che esistono sia in questo mondo che nell'altro, ha conoscenza di tutte; e non è meraviglia che essa possa ricordare tutto ciò che ha conosciuto sulla virtù e su ogni altro argomento perché, dato che tutta la natura è simile e l'anima ha imparato tutte le cose, non vi è difficoltà nel rievocare";
  • in "Le leggi", "O giovane che fantastichi di essere abbandonato dagli dei, sappi che se divieni peggiore andrai in un'anima peggiore, e in un'anima migliore se migliorerai, e in ogni successione di vita e di morte farai e soffrirai ciò che il simile ha dal simile. Questa è la giustizia celeste alla quale né tu né altri sfortunati si potranno mai vantare di essere sfuggiti".
A concludere per "il nulla" dopo la morte fu invece Epicuro (300 a.C) sulla base del materialismo d'elementi indivisibili (gli atomi) eterni di Democrito, ma non riuscì a liberare "l'uomo dalla servitù degli dei". (Marx)
I romani, subirono l'influenza dei filosofi greci e Cicerone che s'avvicinò al platonismo ebbe a scrivere: "Gli antichi, sia che fossero veggenti o interpreti della mente divina nella tradizione delle iniziazioni sacre, sembrano aver conosciuto la verità quando affermavano che siamo nati nel corpo per pagare la pena dei peccati commessi in una vita precedente". (nell'Ortensio)
Virgilio (70-19 a.C.) dall'aldilà fa dire da Anchise al figlio Enea: "Son anime a cui sarà dato il corpo a tempo debito. Frattanto dimorano sulla riva del Lete".
In definitiva sia i Greci che i Romani credevano che l'anima dei defunti sopravvivessero e che i parenti morti vegliassero su di loro e veneravano i propri defunti come divinità protettrici delle case (Lari e Penati) che potevano essere consultati con la divinazione.
In quel mondo ebbero sensibile influenza i "Mysteria " o "initia" e tra questi quelli detti di Eleusi (XV secolo a.C. - 396 d.C.) a cui potevano partecipare uomini e donne, liberi e schiavi, greci e barbari.
Nelle Leggi Cicerone scrive: "abbiamo conosciuto gli initia, i veri principi della vita, ed abbiamo ricevuto non solo una ragione per vivere lietamente, ma anche un motivo per morire con una migliore speranza".
Nei miti scandinavi, gli eroi defunti morti in battaglia portati dalle Valkirie, dopo essere stati giudicati dal dio Wotan (Odino), andavano nel Walhalla, stanza fantastica, dalle pareti d'oro e bronzo, attraverso cui si giungeva passano cinquecentoquaranta porte dorate, si aggiungevano agli Einherii che passano il tempo banchettando ed allenandosi in visione della battaglia finale, che avverrà nel giorno del Crepuscolo degli dei.

L'UOMO PER LA BIBBIA
Dio sta nei cieli, ed i "cieli" in ebraico sono gli shamayim.
Questa, in definitiva, è una forma plurale; così, esiste il cielo fisico del 2° giorno della creazione sotto il firmamento e un cielo al disopra:

"Dio disse: Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque. Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno." (Gen. 1,6-8)

Questa è in definitiva una lettura di quella parola ebraica, da cui esce l'idea del due cieli e del fatto che all'interno della parola vi sono le lettere di acqua mayim e mare yam, precedute dalla lettera Sh dello splendore.


Tale lettera Shin o Sin, senza puntino di differenziazione, col suo segno indica delle specie di fiamme che sono come i raggi del sole che portano alle estremità la forza dell'essere, rappresentata da tre ?, indicanti una pluralità indeterminata, dipartenti da una linea di base che schematizza la sezione circolare della sfera solare (ved. Il sole ad Amarna di Amenofi IV).
Considerato che le lettere indicano la parola "Nome", questo è il Nome di Dio che appunto per S.Paolo è il Nome più alto che esiste. (Filippesi 2,9)
Il cielo, perciò, visto come espressione visiva delle lettere, si può immaginare come il Nome che in seno ha un'acqua di vita speciale.
Dentro c'è la vita ; così nel Nome i viventi che hanno vissuto staranno.
Ecco alcune citazioni bibliche sul cielo come sede di Dio:
  • Salomone così s'esprime in una sua supplica: "Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona" (1 Re 8,30);
  • "Così dice il Signore; Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi." (Isaia 66,1a)
  • "Essi videro il Dio d'Israele; sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffiro, simile alla purezza del cielo stesso." (Es. 24,10)
I profeti vedono Dio, infatti:
  • "Michea disse: Per questo ascolta la parola del Signore: Io ho visto il Signore seduto sul trono, tutto l'esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra." (1 Re 22,19)
  • "Nell'anno in cui morì il re Ozia, io (Isaia) vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato... Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamava l'un l'altro: Santo, Santo, santo..." (Isaia 6,1-3a)
  • "Dopo di ciò ebbi (parla il Giovanni autore dell'Apocalisse) una visione: una porta era aperta nel cielo: La voce... diceva. Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito. Subito fui rapito in estasi. Ed ecco c'era un trono nel cielo e sul trono uno stava seduto:" (Ap. 4,1s)
L'uomo poi è creatura speciale ed in ebraico la parola uomo, Adamo , ADM già implica A = = Uno = Unico e DM = dam = = = "essere simile", cioè all'Uno simile, e se si recide la lettera resta che è "sangue".
La prima volta che si trova la parola sangue nel libro del Genesi è dopo l'omicidio di Abele, quando Dio disse a Caino: "La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo" (Gen. 4,10) e l'episodio palesa l'avvenuta recisione della comunione con l'Unico , tanto che il sangue che esce dall'uomo lo dimostra, perciò il sangue è come parlasse.
Nelle lettere d'uomo c'è però anche una promessa, che vivrà con l'Unico il quale per la Bibbia abita nella nube , cioè "nella nube vivrà ", ma prima occorre che l'Unico aiuti i viventi, ricomunicando la sua somiglianza , ricongiungendosi col sangue dell'uomo .
Nel cristianesimo si verifica una svolta, che ha fondamenti biblici, confortati anche da quanto emerge dalle decriptazione di pagine e pagine di quei libri. L'Unico, tramite l'Unigenito , uguale ma distinto incaricato della creazione, per aiutare i viventi , si fa uomo così originererà sangue per loro e questo è segno efficace della nuova alleanza, cioè d'una rinnovata somiglianza di comunione; accade anche che "l'Unigenito aiuterà con l'acqua " e l'attesa è che l'uomo sarà salvato da un inviato da Dio che originerà sangue e acqua, come testimonia Giovanni nel suo Vangelo.
Ho voluto, così, con i significati evocati dai segni di quella parola ebraica, sintetizzare evoluzioni di pensiero che tanto hanno inciso sulla storia umana per far intuire che la lettura simbolica può aver dato spunti concreti.
Implicita già nei segni della parola uomo v'è una tensione per distinguerlo da ogni altro essere vivente; perciò deve avere un'anima particolare.
C'è un interessante versetto nel Qoèlet (III secolo a.C.) un libro sapienziale della Bibbia, che si domanda: "Chi sa se il soffio vitale dell'uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?" (Qo. 3,21), il che evidenzia la domanda alla base della problematica della reincarnazione che s'era ormai affacciata nell'immaginario collettivo.
È da porre attenzione, allora, ai termini ebraici che definiscono "l'anima":
  • noepoesh, dallo stesso radicale "npsh" di respirare, alito, respiro, anima di uomini e d'animali, animo come sede dei sentimenti, desideri affetti;
  • nishamah - nishamat , dal radicale "nshm" ansare, alito soffio, spirito, anima, essere vivente.
Scrutando il canone ebraico della Bibbia, l'unico versetto in cui i due termini sono impiegati assieme è nel Capitolo 2 della Genesi, proprio ov'è detto del modo particolare con cui Dio creò l'uomo: "plasmò il Signore Dio l'uomo con la polvere della terra (rossa) e soffiò nelle sue narici un alito () di vita e divenne l'uomo un essere () vivente." (Gen. 2,7)

Le precedenti volte che si trova noepoesh sono in:
  • Gen. 1,20 alla creazione dei primi animali, pesci e uccelli (5° giorno);
  • Gen. 1,21 alla creazione dei mostri marini;
  • Gen. 1,24 alla creazione del bestiame (6° giorno);
  • Gen. 1,30 quando Dio parla di tutti gli esseri viventi eccetto l'uomo.
C'è poi un atto di Dio specifico: "soffiò nelle sue narici un alito di vita"



Visivamente si vede il Volto di Dio che soffia il nishmat nella bocca di Adamo; i segni dicono "a recare fu il soffio a chiudergli dentro dell'Unico col soffio dello Spirito Santo () (la colomba) il Nome lo segnò per la vita ; fu un vivente " e oltre che "con l'energia il Nome li segnò " si legge "con l'energia che accende la vita li segnò ".

Da quel momento l'uomo desidera rivedere chi l'ha creato "faccia a faccia" e che accadrà lo profetizza l'Apocalisse: "Vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte" (Ap. 22,4) confermando così quella lettura delle lettere di nishmat, perché l'anima torna al Nome che l'aveva segnata.
È perciò indiscutibile la volontà dell'autore del libro del Genesi d'evidenziare una peculiarità dell'uomo rispetto agli animali, per un esplicito atto di Dio che l'ha dotato di parte del proprio respiro, che è espressione antropomorfica per riferire il disegno d'includere l'uomo nella sua Santità e nella sua Luce.
L'autore del Genesi pone, peraltro, in evidenza che "plasmò il Signore Dio l'uomo con la polvere della terra", che cioè usò materiale preesistente, ma nel contempo tiene ad evidenziare che ci fu un vero e proprio atto creativo.
È così l'uomo un essere particolare, in cui pur se esiste "un respiro" come negli animali, cioè plasmato dalla terra, da Dio è stato evoluto fino a dotarlo di un'anima specifica, "un alito divino" unico, proprio solo dell'uomo, in quanto chiarirà il Genesi (1,27): "Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina lo creò." e per "creò" usa ed i segni, che dicono di più sulla parola, suggeriscono "da dentro la mente (testa) l'originò ": Cioè lo progettò e l'attuò!
Implicita nelle lettere dell'anima-respiro animale noepoesh c'è una lettura che ci parla di un istinto bestiale da combattere; infatti è come se vi abitasse una energia, un angelo, ma arrogante "l'angelo superbo ".
Accade che proprio nel crearlo nel disegno di Dio c'è che l'uomo debba dominare quell'istinto, perché: "Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra." (Gen. 1,26)
L'anima che Dio ha dato all'uomo è pura e tale l'uomo la deve tornare a Lui, l'altra parte è presa dalla terra e deve essere dominata e qui ecco il racconto di Genesi 3 del serpente che tenta Eva e poi Adamo, fondamentale per l'ebraismo e per il cristianesimo che vi leggono l'inserimento d'un estraneo nel rapporto unico e speciale dell'uomo con Dio.
Per il cristianesimo ne deriva il "peccato originale", e l'ebraismo, col Talmud suggerisce anche un rapporto sessuale del serpente con Eva, "madre di tutti i viventi" in cui entrò da veleno l'impurità che provoca la morte.
Per entrambe comunque l'uomo è stato "adultero" nei riguardi di Dio.
Per ricongiungersi con Dio vi sono tutti gli elementi, per la seguente sintesi:
  • per l'ebraismo l'uomo può farcela se rispetta la Torah, consegnata da Dio a Mosè sul monte Sinai, e la morte sarà eliminata alla fine dei tempi con il Messia che recherà il dono della risurrezione, poi vi sarà il Giudizio;
  • per il cristianesimo non basta la Torah, ma occorre la grazia dello Spirito Santo, tramite il battesimo, segno efficace che reintegra nel patto filiale di Dio Padre nel nome di Gesù Cristo, il Messia, prova n'è la vittoria sulla morte e sulla schiavitù per il veleno del serpente, ed alla fine di questa iniziata battaglia escatologica vi sarà la risurrezione per tutti ed il Giudizio.
Le due posizioni comportano diversità di riflessi sulla vita dopo la morte.
Tenuto conto che l'autore di quel testo del Qoèlet 3,21, al primo versetto si definisce figlio di Davide, ho decriptare quei 12 capitoli, che prima o poi presenterò, e nel testo nascosto proprio di quel versetto c'è un pensiero collegato alla problematica alla radice della separazione tra ebraismo e cristianesimo e ne riporto il risultato:

"Chi sa se il soffio vitale dell'uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?"




"Ai viventi è dell'Essere portata la conoscenza dello Spirito dal Figlio che sarà nel mondo in un uomo ad entrare d'alto . Al mondo aperta sarà di Dio la vita . L'alto aprirà il portato Spirito . Uscirà il bestiale , entrerà la forza nei corpi della legge divina che uscì . Sarà di Dio Vivente il Cuore nel mondo che la potenza della luce farà scendere ."

Così, anche il testo del Qoelet, che può sembrare cinico e disincantato sulla vanità della sorte umana ha un substrato altamente teologico.

Le Sacre Scritture ebraiche (Kitvei ha kodesh), integralmente entrate nel complesso dei libri dell'Antico Testamento dei cristiani, sono a base della fede della vita oltre la morte:
  • per l'Ebraismo, con le conferme recepite nel Talmud;
  • per il Cristianesimo, con le conferme e le rivelazione del Nuovo Testamento;
  • nel Corano, le Sacre Scritture ebraiche e cristiane sono richiamate.
LA VITA OLTRE LA MORTE NELL'EBRAISMO
Mosè Maimonide, nel medioevo (XII secolo d.C.), tentò di definire una dottrina fissa dell'ebraismo ed in Snhedrin X,1 inserì 13 articoli (accolti dal libro di preghiere) in appendice al commento della Mishnah (raccolta di norme rabbiniche in 63 trattati) che sintetizzano i concetti di quella fede, oltre l'esistenza, l'unicità, l'incorporeità, l'onniscienza e l'eternità di Dio col dovere d'adorare Lui solo, vi è l'origine divina e l'immutabilità della Torah, la realtà della profezia con la superiorità di quella Mosè su quella d'ogni altro profeta, e per il tema che ci interessa, la venuta del Messia, la risurrezione dei morti, la ricompensa e la punizione della vita dopo la morte.
La Misnah, infatti, in estrema sintesi osserva: "Coloro che sono nati sono destinati a morire, coloro che sono morti a rinascere e coloro che sono in vita ad essere giudicati affinché si sappia e si manifesti e venga riconosciuto che Egli è Dio... e possa il tuo (cattivo) impulso renderti incerto sul fatto che la tomba sarà per te un asilo, perché tu fosti formato senza la tua volontà, senza volerlo nascesti, senza volerlo vivi, senza volerlo morirai e senza volerlo salderai un giorno il tuo conto." (Abot IV 22)
La trasmigrazione delle anime (gilgul neshamot), cioè la reincarnazione, non è però fede che si ricava dall'ortodossia biblica o dal Talmud, ma apparve nell'ebraismo dell'VIII secolo d.C. col movimento caraita, poi ripreso dalla cabbalah; ma su ciò non mi non mi soffermo oltre.
Esiste, invece, la fede nel "mondo a venire" (olam haba) in cui c'è un posto per gli Israeliti degni ed i gentili giusti, ma alcuni passi del Talmud lo riferiscono al mondo dopo la morte ed altri a dopo la venuta del Messia.
Interessante è che nelle idee connesse al mondo a venire è ritenuto che gli studiosi della Torah, che ha valore ultraterreno, continueranno le discussioni con Dio e col Messia nell'Accademia o Yeshivah del cielo in cui l'assembea su alcune interpretazioni non necessariamente deve dare ragione a Dio.
Quando lassù vi sono discussioni su un tema v'è la convenzione che il giudizio conclusivo lo dà il più esperto che c'è in terra su quella materia, e questi è chiamato nell'Accademia di lassù e vi comincerà a far parte.
La vita nell'oltretomba, invece, pur essendo per l'ebraismo certezza, non è descritta nei libri che costituiscono quel canone biblico, ma è argomento trattato nella letteratura rabbinica, nella cabbalah e nel folklore ebraico.
Per questo folklore l'anima resta aderente al corpo per i primi 7 giorni (va e viene dal cimitero) e per 12 mesi l'anima sale e scende; salgono in minor tempo le anime pure, e i morti si dividono in tre categorie: "I pienamente giusti vengono destinati e suggellati per la vita eterna, i pienamente senza Dio... per il purgatorio, i mediocri sprofondano nel purgatorio" perché si purifichino "e poi risalgono" (b Rosh ha Shana 16b-17° e Berachot 61b)
Il lutto (avelut) dura per un anno e si divide in tre tempi:
  • prima settimana (shivah), il parente stretto che porta il lutto (avel), non esce di casa e sta con abiti stracciati seduto su uno sgabello basso ecc;
  • il periodo successivo fino ai 30 giorni (Sheloshim) meno rigido in quanto, quando morì Mosè gli Israeliti lo piansero per 30 giorni (Deut. 34,8);
  • un figlio per undici mesi successivi aiuta l'anima del defunto ad uscire dal Purgatorio (Gehinnom) per trovare posto in Paradiso pregando il Kaddish alla presenza di un Minyan (dieci maschi adulti).
Il defunto è poi ricordato ogni anno nella recitazione del Kaddish che in tal caso è detto "per l'anniversario" (Yahrzeit).
Dai libri ebraici dell'Antico Testamento (ad es. in Is14,9 e Gb26,5) le anime, dette reph'aim (deboli, flosci, quietati, da o , dal corpo soffiata via () è la vita ) prima della risurrezione dei morti, vivono in un luogo non meglio identificato detto She'ol .
Deposto il cadavere nella tomba, l'anima come ombra va in questo Sheol (inferno, abisso) che non era il cielo, ma un "di sotto" nella terra (Pr. 15,2, Ez. 31,18 e Ez. 32,21), luogo di pene (Sal. 18,5, Sal. 88, Is. 38) da cui non si torna (Gb. 7,9); v'erano giusti (Gb. 14,13; Gen. 37,34s) ed empi (Pr. 5,3-5 e Pr. 7,27; Gb. 24,19; Sal. 31,17) come v'è conferma nel racconto del ricco epulone e del povero Lazzaro in Lc. 16,23,24.
I credenti dell'Antico Testamento non erano senza speranza: Dio, per tradizione il Messia, discenderà nello Sheol per redimerli (Sal. 16,10 e Sal. 49,15s) e seguiranno le sorti di Enoch che "camminò con Dio, e non fu più perché Dio l'aveva preso" (Gen. 5,24) - e di Elia "...ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco... Elia salì nel turbine verso il cielo" (2 Re 2,11b).
È questo dello She'ol un termine indifferenziato, diverso dall'idea d'inferno del mondo cristiano ed è tradotto con inferi, citato varie volte nei Salmi, ad esempio: "Volgiti Signore a liberarmi, salvami per la tua misericordia. Nessuno tra i morti ti ricorda. Chi negli inferi canta le tue lodi?" (Salmo 6,5.6)
Con l'idea del giudizio e della pena o della ricompensa, lo She'ol assunse colorazioni differenziate con pene più gravi nelle profondità e così lo vede anche Dante nella Divina Commedia.
Per la tradizione ebraica (vd.Alan Unterman) alla fine dei giorni, "acharit ha yamim", età del Messia, ci sarà la Resurrezione dei morti, "techiyyat hametim che Elia sul Monte degli Ulivi l'annuncerà col suono della grande tromba, lo "shofar gadol", e tutti i morti per canali sotterranei arriveranno in Israele ove saranno risuscitati e vi sarà il il Giorno del giudizio "jom ha-din".
Questo giorno del Giudizio però, ogni anno, ha un'efficace anticipazione legata all'anno liturgico ebraico ed ogni Capodanno, in cui appunto pure si suona lo shofar, il Giudizio universale viene tratto dalla lontananza dell'aldilà.
È così attualizzato per ogni uomo che di fatto morto o vivo sta davanti al Re della terra ed a ciascuno, secondo l'operato, è di fatto scritta la sentenza per l'anno trascorso e per il futuro, perché la storia e il futuro dipendono da Dio, e dopo i dieci giorni di penitenza è sigillata (Rosh ha Shana 16b); da ciò nasce la necessità di pregare un anno il Kiddush per il morto.
Per provocare la resurrezione verrà usata una particolare "rugiada".
Nelle zone poco piovose la rugiada è come manna dal cielo, infatti: "Quando di notte cadeva la rugiada sul campo, cadeva anche la manna." (Numeri 11,9)
Com'è questione di vita o di morte per le piante, così la rugiada che viene da Dio -col perdono dai peccati- salva dalla morte e reca la risurrezione.
Rugiada in ebraico è tal e da queste due lettere, con una lettura dei segni secondo il mio metodo, si ricava "dal cuore del Potente ".
L'esistenza d'un inferno eterno pare non sia passato nell'ebraismo, infatti:
  • "Nell'inferno (Gehinnom) il castigo dei malvagi dura 12 mesi" (Edujot II,10);
  • "Nel mondo a venire non esiste purgatorio." (b Aboda Sara 3b, Nedarim 8b).
Prima dei tempi messianici vi saranno le "doglie per la venuta del Messia", e nel mondo aumenteranno trasgressioni, arroganza, eresia, insipienza, con cataclismi e grandi sofferenze, la generazione avranno tutti gli eccessi dei pagani e vari proseliti svieranno, per tutti sarà comunque una gran pena.
Ciò in definitiva è il corrispettivo della successiva mancanza di purgatorio.
Vi sarà poi una grande guerra, quella di Gog e Magog (Ezechiele 38,2), in cui l'esercito di satana e dei suoi, combatterà contro l'esercito di Dio e di chi gli appartiene e vi morirà il Messia della famiglia di Giuseppe che però radunerà i figli d'Israele e ripristinerà il culto del Tempio, dopo compare il Messia figlio di Davide che vince e la guerra si concluderà con la distruzione dell'esercito nemico del male. (b Sukka 52a; j Sukka V,2,55b)
Avverrà il ritorno degli esiliati in Terrasanta, il mondo sarà in pace, i gentili riconosceranno il vero Dio e la terra sarà "piena della conoscenza del Signore" (Is. 11,9), Dio stesso sarà il Redentore definitivo e solo la sua redenzione durerà in eterno. (Midrash Trhillim a Sal. 30,2)
È questo il momento che avverrà la resurrezione dei morti ed il giorno del giudizio per dare inizio al "mondo a venire" (olam haba).
Si parlerà una sola lingua, non vi sarà notte e giorno, tutti gli animali saranno mansueti, non vi saranno più cibi proibiti e verra ucciso l'angelo della morte.

LA VITA OLTRE LA MORTE NELLA CHIESA CATTOLICA
Quattro sono le realtà ultime definitive per l'uomo, dai precedenti Catechismi e dal Magistero indicate col termine di "novissimi" - morte, giudizio, inferno, paradiso - al riguardo, riporto quanto ricavabile da documenti qualificati.
Per introdurre il tema userò le parole di Papa Paolo VI:

"Una parola chiave per comprendere la dottrina generale del Concilio è quella che suona escatologia. Parola strana all'orecchio non iniziato al linguaggio biblico e teologico, per la sua etimologia greca, che si risolve in questo significato: scienza delle cose ultime: escatos, infatti vuole dire ultimo. E non solo questa parola (o più spesso il suo significato) è ricorrente in tanti passi dei documenti conciliari, ma domina tutta la concezione della vita cristiana, della storia, del tempo, dei destini umani oltre la morte (quelli che il catechismo e la predicazione chiamano i novissimi, cioè: morte, giudizio, inferno, paradiso), ma specialmente domina la concezione del disegno divino sull'umanità, sul mondo, sull'epilogo finale, glorioso ed eterno della missione di Cristo. Questa concezione ci richiama ad una Chiesa in cammino verso un'altra vita, non stabilita definitivamente in questa terra, ma provvisoria, e tesa in un messianismo che si colloca oltre il tempo. Questa visione dell'al di là è di somma importanza per ogni ordine di cose: vi è un al di là? quale sarà? come lo possiamo conoscere? quale influsso ha su l'al di qua la risposta a queste domande? la vita nostra finisce qui, sulla terra, o continua in qualche maniera, e quale, in un altro mondo? La stima dei valori umani e temporali, cioè la filosofia della vita, si capisce, dipende dall'esistenza affermata, o negata, o anche solo supposta (Cfr. Pascal) di una vita futura, dall'immortalità dell'anima e dalla sua responsabilità di fronte a un Dio giudicante. Per di più, la sorte di una singola esistenza umana non è estranea al disegno generale che riguarda l'umanità; e se questa è stata pensata da Dio nella intuizione d'un fine, il raggiungimento di questo fine, cioè la fine della scena umana nel tempo, diventa per la legittima e implacabile curiosità estremamente interessante. L'al di là, cioè la realtà escatologica, assume dunque un triplice significato, riferito il primo alla condizione del nostro essere personale dopo la morte; riferito il secondo nel senso più proprio al regno di Dio e di Cristo dopo la sua risurrezione e dopo la fine del mondo; e il terzo a tutta la realtà soprannaturale. Ecco dunque l'interesse dell'escatologia: la fine dell'uomo e del tempo che raggiunge il fine dell'umanità e della storia, prestabilito da Dio." (udienza 8 settembre 1971)

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, frutto del Concilio Vaticano II, pubblicato e promulgato da Papa Giovanni Paolo II il 15 agosto 1997, nella parte I al Capitolo III art. 12 "Credo la vita eterna" ai punti 1020-1065 sviluppa quella parte del Credo sui novissimi e propone tale sintesi (1051-9): "Ogni uomo riceve nella sua anima immortale la propria retribuzione eterna fin dalla sua morte, in un giudizio particolare ad opera di Cristo, giudice dei vivi e dei morti. Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo ...costituiscono il popolo di Dio nell'al di là della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi. Noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite attorno a Gesù e a Maria in paradiso, forma la Chiesa del cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com'è e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi e aiutando la nostra debolezza... Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio. In virtù della comunione dei santi, la Chiesa raccomanda i defunti alla misericordia di Dio e per loro offre suffragi, in particolare il santo sacrificio eucaristico. Seguendo l'esempio di Cristo, la Chiesa avverte i fedeli della triste e penosa realtà della morte eterna, chiamata anche inferno. La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio; in Dio soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira. La Chiesa prega perché nessuno si perda: "Signore... non permettere che sia mai separato da te". Se è vero che nessuno può salvarsi da se stesso, è anche vero che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati (1 Tm. 2,4) e che per lui tutto è possibile (Mt. 19,26). La santissima Chiesa romana crede e confessa fermamente che nel ...giorno del giudizio tutti gli uomini compariranno col loro corpo davanti al tribunale di Cristo per rendere conto delle loro azioni. Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Allora i giusti regneranno con Cristo per sempre, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo materiale sarà trasformato. Dio allora sarà tutto in tutti (1 Cor. 15,28), nella vita eterna."
Si parla di purificazione, si avverte sulla possibilità dell'inferno e non è più sottolineata l'antica idea del "limbo" per i bambini morti senza battesimo, pur se: "la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro. Infatti, la grande misericordia di Dio, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati (1 Tm. 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite (Mc. 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo. Tanto più pressante è perciò l'invito della Chiesa a non impedire che i bambini vengano a Cristo mediante il dono del santo Battesimo." (1261)
Sul Purgatorio e sull'efficacia della preghiera per i morti, è solo ricordato che la relativa dottrina fu formulata da parte dei Concili di Firenze e di Trento.
Riguardando una realtà in assenza di ricongiunzione col corpo, non essendo intervenuta la risurrezione, il fuoco della Spirito Santo mitiga la sensazione d'oppressione ed esalta l'aspetto di purificazione.
Un punto del credo cristiano, ora poco ricordato, è la questione della "discesa agli inferi" del Cristo che come uomo a tutti gli effetti morì e prima della risurrezione la sua anima divina si recò là, ove dimora l'anima d'ogni persona che sia morta e di ciò riporto la sintesi catechetica: "Le frequenti affermazioni del N.T. secondo le quali Gesù è risuscitato dai morti (1 Cor. 15,20) presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti. È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi: Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri. La Scrittura chiama inferi, Shéol il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio. Tale infatti è, nell'attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel seno di Abramo. Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all'inferno. Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati né per distruggere l'inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che l'avevano preceduto. La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti... (1 Pt. 4,6). La discesa agli inferi è il pieno compimento dell'annunzio evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dell'opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono stati resi partecipi della redenzione. Cristo, dunque, è disceso nella profondità della morte affinché i morti udissero la voce del Figlio di Dio (Gv. 5,25) e, ascoltandola, vivessero. Gesù, l'Autore della vita, ha ridotto all'impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, liberando così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita (Eb. 2,14-15). Ormai Cristo risuscitato ha potere sopra la morte e sopra gli inferi (Ap. 1,18) e nel nome di Gesù ogni ginocchio si piega nei cieli, sulla terra e sotto terra (Fil. 2,10)." (632-5)
Il credo risponde così alla problematica di dare a tutti gli stessi vantaggi e le generazioni precedenti, grazie a tal discesa, hanno del pari conosciuto la buona notizia del Vangelo, cioè l'amore di Dio.
In definitiva (636-637) "con l'espressione Gesù discese agli inferi il Simbolo professa che Gesù è morto realmente e che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto la morte e il diavolo, che della morte ha il potere (Eb. 2,14). Cristo morto, con l'anima unita alla sua Persona divina, è disceso alla dimora dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che l'avevano preceduto."
Chi è morto in tutti i tempi precedenti alla venuta del Cristo di fatto non poteva entrare in Dio, cioè n'era separato in modo assoluto ed era come se avesse reciso la sua origine e la preclusione non era legata al fatto d'essere giusto o ingiusto, ma al fatto che all'uomo era ormai impedito di collegarsi con Dio, sia che fosse giusto che ingiusto, non aveva cioè la natura divina.
Molti, infatti, fanno discendere la parola She'ol di inferi dal radicale che indica "richiedere, domandare", perciò in quel luogo sostano le anime che chiedono di poter accedere al cielo il regno dei viventi.
L'uomo buono o cattivo era schiavo, legato a questa terra, si che anche i giusti non potevano salire in cielo e le generazioni precedenti dovevano rimanere nell'ambito in cui l'uomo era stato relegato, cioè in un mondo spirituale "sospeso" separato da quello "celeste", perciò nel regno dei morti.
Con la prima venuta del Messia, di fatto, sono iniziati i tempi messianici con la prima risurrezione e con il primo giudizio, tanto che le anime dei giusti di tutti i tempi prima di Cristo e di tutti i giusti battezzati hanno da allora la via aperta per l'accesso nell'eternità beata.
Il paradiso celeste va distinto dal paradiso terrestre, l'Eden, di cui è il doppio eterno, e l'dea è che una parte del paradiso terrestre continuò ad esistere prima della venuta di Cristo in un angolo inaccessibile della terra privo di abitanti, con eccezione dei due giusti veterotestamentari, preservati dalla morte, Elia e Enoch e quant'altri Dio ha voluto inserirvi, portati poi a quello del cielo con tutti gli altri meritevoli (Mt. 27,51-53).
Premesso che la dimensione tempo è l'unica che conosciamo, essendo da andare in Dio, che fu, è e sarà e così il passato è presente col futuro, l'eternità è da considerare la realtà finale cui siamo chiamati.
Tale questione conserva a monte la domanda se le anime dopo la morte siano o meno ancora soggette al tempo o se il Giorno del Giudizio, che pure alla fine dei tempi avverrà, sia per loro contemporaneo con la stessa morte dal cui istante il tempo sarebbe ormai annullato.
Quel fuoco dello Spirito Santo perciò potrebbe essere anche un'illuminazione particolare che, implicando una intenso pentimento, comporti la grazia totale sempreché l'individuo non voglia comunque esplicitare l'opzione di non essere, il che lo relegherebbe nella non esistenza.
Le idee di limbo e purgatorio sono luoghi-dimensioni inevitabilmente legate al tempo, mentre l'unica idea che travalica questa dimensione è il paradiso dell'eternità di Dio e dello stare con Lui, in condizione "estatica".
Se Dio riconosce la propria somiglianza quell'anima ha parte nell'eternità e ne preseverà l'individualità, e se non la riconosce non farà parte dell'essere.
In questo Giorno del Giudizio la Chiesa ha potere d'intercedere per i defunti.
Chi è morto in qualsiasi tempo riceve comunque l'annuncio del Vangelo, e potrà essere accolto tramite Cristo da Dio Padre, perché Cristo ha detto: "non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori." (Mat. 9,13b)
Questa attività il Cristo con la discesa agli inferi, infatti, la rivolge nei riguardi dei morti di tutti i tempi che non hanno avuto l'incontro con Lui in questa vita.
Per chi vedrà il Creatore nel suo spendore difficile sarà rifiutare la grazia perché avrà prova del suo tenace amore, e il giudizio finale sarà d'accettare di essere o continuare a scegliere la via del volere non essere.
Sul ritorno di Cristo nella gloria e sulla lotta finale contro al male valgono, infatti, i seguenti punti essenziali: "Cristo Signore regna già attraverso la Chiesa, ma tutte le cose di questo mondo non gli sono ancora sottomesse. Il trionfo del regno di Cristo non avverrà senza un ultimo assalto delle potenze del male. Nel giorno del giudizio, alla fine del mondo, Cristo verrà nella gloria per dare compimento al trionfo definitivo del bene sul male che, come il grano e la zizzania, saranno cresciuti insieme nel corso della storia.Cristo glorioso, venendo alla fine dei tempi a giudicare i vivi e i morti, rivelerà la disposizione segreta dei cuori e renderà a ciascun uomo secondo le sue opere e secondo l'accoglienza o il rifiuto della grazia. In conclusione è da notare che c'è la tendenza d'eliminate le forti tinte fosche di precedenti predicazioni sul limbo, il purgatorio, e l'inferno." (680-2)
Il Catechismo, così ricorda la lotta finale contro il male, cioè la guerra conto Gog e Magog da Ezechiele 38-39, le potenze convocate da satana per lo scontro decisivo con Dio delle tradizioni ebraiche e dell'Apocalisse, che al Capitolo 20 parla del regno dei mille anni: "Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse... fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo. Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonanza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua... Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte... Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare... Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli. Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé. Poi vidi i morti... ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri e fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati... ciascuno secondo le sue opere... ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco."
Questo millennio ha avuto varie interpretazioni, ma la Chiesa ha sempre respinto l'idea di un presunto regno di Cristo sulla terra della durata di mille anni, prima della fine del mondo, in compagnia dei martiri e dei giusti risorti.
Questo regnare ritengo non sia nella forma dei regni di questo mondo, e constato che, pur abbandonato il potere temporale, è innegabile l'aumentato potere della Chiesa che afferma con autorità il regno spirituale di Cristo.
La prima risurrezione di cui parla l'Apocalisse è interpretata come la vita nuova che, nel battesimo, ci assicura la stessa sorte del Cristo, la seconda morte è la dannazione eterna.
Dopo la disfatta di satana, si giunge all'ultimo atto del dramma escatologico: il giudizio finale che si conclude per satana e chi lo segue senza voler essere redento con la seconda morte, lo stagno di fuoco, lettura dello She'ol : "la distruzione ( = porterà al serpente " o "il fuoco l'Unigenito porterà al serpente "
"Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la nuova Gerusalemme..." (Ap. 21,1,1s); in Dio, infatti, non vi può essere ombra e dopo la fine del tempo, eliminato il male, esisterà solo l'esistenza nell'eternità beata; stride infatti l'idea di un posto nei cieli fuori dal tempo con la sofferenza.
Al riguardo il teologo gesuita Hans Urs Von Balthasar (1905-1986), che indirettamente ebbe grande influenza con le sue idee sul Concilio Vaticano II, ebbe ha interrogarsi su un inferno potenzialmente vuoto e Papa Wojtyla nell'udienza del 28.07.1999 al proposito osservò: "La dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti."
Circa, infine, la reincarnazione, in "Problemi attuali di escatologia", la Commissione Teologica Internazionale, ben chiarisce che l'idee d'esistenze terrene individuali molteplici onde la nostra vita attuale non è né la prima né l'ultima esistenza corporale è modo per negare l'inferno; ciò è negazione della redenzione ed il ritenerla possibile contraddice in modo grave la rivelazione cristiana sulla risurrezione. Il pensiero che errori compiuti in una vita nel tempo debbono essere puniti nel tempo e tutti infine debbono e possono farcela da soli con i propri meriti in una delle prossime vite è contrario all'esperienza comune; infatti, nessuno è senza "peccati" e, sotto questo aspetto, vivere più volte non potrebbe che peggiorare le situazioni.
Nessuno è meritorio da solo della vita eterna!
Nessun merito umano nel tempo ti può regalare l'essenza divina.

LA VITA OLTRE LA MORTE NELL'ISLAM
Da Nostra Aetate, sulla dichiarazione del Concilio Vaticano II sulla religione musulmana: "La Chiesa guarda con stima anche i Musulmani che adorano l'unico Dio vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano però come profeta, onorano sua madre vergine Maria e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio ricompenserà tutti gli uomini risuscitati. Così pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno."
Quando un Musulmano muore, viene lavato, di solito da un familiare, avvolto in un lenzuolo candido e sepolto con una semplice preghiera, di preferenza lo stesso giorno del decesso e durante tale cerimonia con brevità la vita del defunto viene ricordata e celebrata.
Secondo il Profeta sono tre le cose che aiutano il defunto dopo la morte: la carità che ha svolto durante il suo "passaggio" sulla terra, la conoscenza che ha trasmesso e le preghiere a lui rivolte da parte di un figlio giusto.
Ebrei, Cristiani e Musulmani, in definitiva, credono la vita una preparazione e dopo la morte vi sarà il Giorno del Giudizio, la Resurrezione, la vita eterna in comunione con Dio, paradiso, o separati da Dio, inferno.

MAGIA, NEGROMANZIA, STREGONERIA
La divinazione , l'interrogare gli idoli, la magia e la stregoneria col falso profetismo erano attività importate dai paesi vicini ad Israele.
Si pensi ai maghi del Faraone contro ed al profeta Balaam, che dal paese dei Caldei sull'Eufrate, chiamato a profetare contro Israele (Numeri 22).
Ci fu però così da sempre guerra tra l'ortodossia e la tendenza ad uscire dal retto sentiero sancito da Iahwèh, basta ricordare l'episodio di Elia sul monte Carmelo che uccide 450 profeti di Baal e i 400 di Asera. (1 Re 18,20-40)
Anche ai tempi di Gesù forte fu la tendenza alla magia nera.
Gesù stesso, riportano i Vangeli, fu accusato di cacciare i demoni per il principe dei demoni (Mar. 3,22; Lc. 11,15-19), e al Capitolo 8 degli Atti degli c'è l'episodio di Simon Mago che voleva acquistare il potere dello Spirito Santo.
Presto si cominciò a fare separazione tra la magia nera e bianca e rimase nell'immaginario ebraico una spiccata tendenza a tali problematiche che riesplosero al tempo del medioevo nella Cabbalah in quanto il mondo era pensato in balia di forze demoniache.
Anche il problema di parlare nel sonno con i morti da cui poi venne l'idea di giocare i numeri che se ne ricavono è un assurdo che merita un cenno.
L'idea d'origine è certamente legata al pensiero del folklore ebraico del sonno come un'anticamera della morte, un'assenza provvisoria.
Ne viene l'idea che l'anima del dormiente è come se lascia il corpo e quindi il sogno è un luogo dell'anima in cui può incontrare le anime dei defunti.
L'anima uscirebbe come dal corpo per entrare nel luogo del sogno che è all'anticamera dello she'ol da cui le anime dei morti possono alcune volte avventurarsi e avverrebbe l'incontro; questa in sintesi l'idea.
Ho trovato l'idea della morte come sonno del mondo nella decriptazione del versetto Gen. 5,28, che riporterò nelle "Conclusioni".
Amuleti, astrologia, e magia bianca ebbero poi grande sviluppo nel periodo chassidico, coi vari Baal Shem guaritori, taumaturghi, che tendevano sl controllo dei Nomi di Dio; il conoscere il nome era importante per la credenza antica che conoscendo il nome si conseguiva il relativo potere e c'era, infatti, il divieto di pronunciare il nome di Dio del tetragramma sacro .
L'idea era che il potere più grande risiedeva appunto nel nome d'una divinità. Da ciò, a cercare di conoscere la parola magica il passo è breve.
Per l'immaginario ebraico nelle lettere delle parole ebraiche, infatti, è riposto un grande potere, perché Dio pronunciò le lettere che aveva incise sul trono e tutto fu, cioè creò con la parola secondo la Torah.
Da qui l'idea della cabbalah e dell'alchimia che tanto sviluppo ebbero tra i sapienti entrate poi nel medioevo in tutte le culture ed i popoli.
Benché sia cabbalah, sia l'alchimia, non hanno germinato nel cristianesimo è indubbio che molti furono gli adepti anche tra i cristiani e tra i cattolici in quanto in queste vi sono pure aspetti del tutto lontani da quanto poi passato nel disinformato pensiero comune che ricorda aspetti negativi.
A tale riguardo riporto due preghiere tratte da Archivum (N. Benazzi - Piemme) che fanno comprendere la rettitudine e la purezza dei principi:
  • dell'alchimista Nicholas Flamel (1330-1418 d.C.), "Onnipotente Iddio, padre della Luce celeste, da cui vengono in dono tutti i beni e le cose perfette, imploriamo la tua infinita misericordia, affinché tu ci lasci conoscere la tua eterna saggezza, che circonda il tuo trono e grazie alla quale tutte le cose sono state create e fatte e vengono ancora governate e conservate. Degnati d'inviarmela dal cielo, tuo santuario, e dal trono della tua gloria, affinché essa sia e operi in me, poiché essa è la maestra di tutte le arti celesti e occulte (nascoste) e possiede la scienza l'intelligenza di tutte le cose. Fa che io possa procedere saggiamente in tutte le nostre opere, affinché troviamo il vero intelletto e il processo infallibile di questa nobilissima arte, ovvero la miracolosa pietra dei saggi che tu hai nascosto al mondo ma della quale concedi la conoscenza ai Tuoi eletti. Fa che cominciamo giustamente e bene, che progrediamo costantemente in quest'Opera e che infine la contempliamo felicemente. Che, con eterna gioia, io ne possa godere, per quella miracolosa e celeste Pietra angolare (Gesù Cristo) posta a fondamento dall'eternità, che con Te regna e governa."
  • del cabbalista Heinrich Khunrath (1560-1605 d.C.), "Prego con tutto il cuore la Tua misericordia affinché dall'alto dei tuoi santi cieli tu mandi la Ruah ( Spirito) Hokmah ( Sapienza) El (), (cioè) lo Spirito della Tua Sapienza, che sempre mi assista, a me familiare mi guidi in modo propizio, mi ammonisca sapientemente, mi insegni; sia con me e con me preghi e lavori; mi dia opportunamente la volontà, la conoscenza, l'essere e il potere nelle scienze naturali e nell'arte medica."
Per far capire però anche gli eccessi di quando questioni mal assorbite entrano nel novero di persone intimamente "ignoranti", che cioè non vanno alla radice, ma vogliono solo avere strumenti miracolosi, e di come com'era esteso quel modo di pensare, ricordo che nel medioevo una parola cui gli gnostici davano molta efficacia era la famosa "abracadabra" (Abrasax).
I medici la facevano scrivere in un rotoletto e lo legavano al collo del paziente per allontanare le malattie letali.

Veniva scritta in questo modo a triangolo (Q. Sereno Sammonico) e si leggeva in varie direzioni:


Sul significato alla radice ci sono due tradizioni, in definitiva simili, che si basano sulla vocalizzazione di queste parole:
  • con riferimento al battesimo, nel nome del "Padre Figlio Spirito Santo ricrea" cioè "'ab bar ruach qadosh bara'" ;
  • "il Padre ricrea come ha detto" "'ab bara' cadaber", .
Lo stesso Adamo dà il nome agli animali come a segno d'un potere delegato da Dio su di loro: "Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile." (Gen. 2,19s)
Pur se l'attività della magia bianca è ammessa nell'ebraismo, in quanto Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti o ad altri santi, non è accettata dalla Chiesa Cattolica perché da adito, per interesse personale, a travalicare con l'inganno sui creduloni e per le sfumature di non hanno chiara demarcazione con la magia nera (2115-7) che riguarda divinazione, stregoneria, spiritismo col ricorso a satana o ai demoni per l'evocazione dei morti.
Il giusto atteggiamento cristiano consiste per i Catechismo nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della provvidenza per ciò che concerne il futuro ed è ritenuto biasimevole la consultazione di oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, e dei sogni, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium ed il portare amuleti.
Le parole incantesimo, malia, incantatore, stregone e strega in ebraico provengono dal radicale e queste lettere dicono "il facile/il piano illumina con le parole ", ma anche "s'impingua () parlando ".
La radice dell'opposizione alla magia è nella stessa Torah che nel libro dell'Esodo che comanda in modo lapidario: .
Era da evitare la magia, ma tradotta con "Non lascerai vivere colei che pratica la magia." (Esodo 22,17) portò a perseguitare le streghe già dall'ebraismo tanto che si racconta che nel I secolo a.C., un fariseo, Simeon ben Shetach, fece impiccare ottanta streghe nella città di Ashkelon.
In definitiva ciò che è proibito è la magia, e sotto questi termini s'esprime chiaramente il libro del Deuteronomio: "Non si trovi in mezzo a te... chi esercita la divinazione, o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroga i morti, perché chi fa queste cose è in abominio al Signore." (Deut. 18,10b-12a)
Quel comando risulta applicato sin dal primo regno di Israele e risulta che Saul aveva bandito negromanti e indovini.
C'è, infatti, nella Bibbia una pagina particolare alla cui lettura rimando (riportata in Appendice 1) perché esplicitamente parla del regno dei morti e tratta di quando Saul, il primo re d'Israele, attaccato dai Filistei, andò a consultare una negromante (1 Samuele 28), la strega di Endor, per conoscere preventivamente l'esito di una battaglia, che gli sarà fatale.

Questa pagina inattesa e molto esplicita su tale tematica, oltre a far intuire che il pensiero contemporaneo del mondo estrabiblico era radicato nella vita quotidiana anche in Israele, pone la domanda del perché sia stata inserita.
La storia è scritta dai vincitori ed è chiaro che i testi biblici più antichi, che risalgono o sono fatti risalire all'epoca dei primi re, palesano un trattamento preferenziale per Davide, che poi verrà mitizzato.
Fu esposto così nel modo migliore come David soppiantò il primo re Saul, che però fu scelto con tacita approvazione da parte di Dio, e fu unto da Samuele, poi per disobbedienea non trovò più la Sua grazia, quindi, deligittimato (1 Sam. 13,7-14; 15,10-29), Samuele stesso unse segretamente David quale potenziale nuovo re (Sam. 16,1-13).
La restante parte del 1 libro di Samuele riferisce di come David cresce nella considerazione tra gli Israeliti e come invece Saul decade in tutti modi.
David è un prediletto, predestinato a vincere ed a far uscire Israele dal regno di Saul; ecco così che quella pagina, in modo inequivocabile, associa Saul al mondo dei morti e, faccio al riguardo però notare, che si verifica anche in questo caso un nesso con le lettere.
Accade, infatti, che Saul e lo She'ol, cioè il regno dei morti, scritti in ebraico , senza vocalizzazione, hanno appunto le stesse lettere.
Viene così evocato che Israele sotto Saul era come nel regno dei morti, dove buoni e cattivi, confusi insieme, hanno una tetra sopravvivenza, ma Dio suscita David che porterà fuori il popolo da questa situazione ed estrapolando al campo spirituale, egualmente il Messia, che sorgerà dal tronco di Iesse, padre di Davide, farà uscire i morti dal regno dello She'ol.
Questa, infatti, era la profezia di Isaia: "Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici... la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli." (Isaia 11)
Tutto ciò con riferimento alle lettere ed a questa tensione tra Saul e lo She'ol unito all'idea messianica porta a considerare che nel racconto vi sia un testo sottostante che evochi le vittorie del Messia.
In tal senso ho proceduto alla decriptazione col mio metodo dell'intero Capitolo 1 Samuele 28, che già dal primo versetto è foriero di grande interesse per quanto risulta emergere saggiandolo.

1 Sam 28,1 - In quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere contro Israele e Achis disse a Davide: "Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini".





"Porterà chi è stato nel mondo , dallo stare dentro dei giorni , vivo ad uscirne . Nel mondo della vita porterà ad essere la fine e la meraviglia () della risurrezione per tutti ci sarà . Vivi per l'Unico , integri per grazia risaranno . Entreranno i viventi del Potente su a casa . Dio nel mondo la guerra per la vergogna ( = ) che nei corpi il maledetto () ha recato fu a dire l'Unico che con la rettitudine sarebbe stato a bruciarlo . Dio per amore sarà ad aiutare nel tempo . D'aiuto in azione la rettitudine sarà a venire (). La forza tutti risolleverà . Del Padre nelle midolla l'energia rientrerà , verrà a riportare gli uomini ad essere retti ."
Il testo decriptato dell'intero capitolo è riportato nel seguente paragrafo.

DECRIPTAZIONE DEL CAPITOLO 1,28 DI SAMUELE
1 Samuele 28,1 - "Porterà chi è stato nel mondo, dallo stare dentro dei giorni, vivo ad uscirne. Nel mondo della vita porterà ad essere la fine e la meraviglia della risurrezione per tutti ci sarà. Vivi per l'Unico, integri per grazia risaranno. Entreranno i viventi del Potente su a casa. Dio nel mondo la guerra per la vergogna che nei corpi il maledetto ha recato fu a dire l'Unico che con la rettitudine sarebbe stato a bruciarlo. Dio per amore sarà ad aiutare nel tempo. D'aiuto in azione la rettitudine sarà a venire. La forza tutti risolleverà. Del Padre nelle midolla l'energia rientrerà, verrà a riportare gli uomini ad essere retti."

1 Samuele 28,2 - "A riportarli sarà l'Unigenito vivi con i corpi per amore da Dio con l'originaria rettitudine. Sarà per la risurrezione la potenza della rettitudine rinviata, verranno finalmente alla conoscenza dell'Unico tutti tra i beati, saranno a vederlo. La risurrezione uscirà da un servo retto che si porterà; sarà l'Unigenito che i viventi vedranno che con la rettitudine sarà a bruciare il maledetto essere impuro. Per l'aiuto in cammino le anime nei corpi potenti si rivedranno, luminosi saranno per l'originaria riposta rettitudine. Tutti usciranno dai giorni i vivi."

1 Samuele 28,3 - "Portando la risurrezione, a vivere riporterà Dio i morti. Portandola sarà a far perire l'impuro serpente ed il maligno bruciare si vedrà. La potenza riportata sarà nei sepolcri; ad aprirli li porterà, da dentro i corpi vivi fuori si porteranno. Dentro la Città (Gerusalemme) si porteranno i risorti dall'Unigenito che avrà portato la potenza ad uscire da un foro che gli fu nel corpo aperto. Dal Padre si portò per scelta e venne per essere d'aiuto. Da misero visse, per i viventi entrò in terra."

1 Samuele 28,4 - "Ed obbediente nel fango si recò. In Palestina ai confini fu a vivere. E fu d'una casa a desiderare di portarsi. Fu di nascosto un angelo a portarsi alla casa. Per illuminare portò l'angelo alla madre che si portò obbediente. Dentro scese ad accenderla l'Unigenito che le recò la potenza. Venne da una sposa d'Israele e fu di nascosto il frutto a rivelarsi nella casa alla vista."

1 Samuele 28,5 - "E fu dal corpo d'una donna l'Unigenito a portarsi. Del Potente veniva ai viventi la grazia. Nel mondo un meraviglioso luminoso segno fu per i viventi portato che fu visto portarsi a stare su una caverna. In una povera casa si recò chi viveva sulla nube."

1 Samuele 28,6 - "A portarsi fu la luce di Dio ad illuminare (quel) primogenito che portava nel cuore il Signore. Recò il Potente per il primogenito alla vista angeli in campo aperto e per Signore s'incamminarono viventi alla casa. In sogno si portò un segno che in cammino dalla madre alla casa dal primogenito si portassero. Nella mente/testa fu di Magi che dalla madre nella casa un profeta viveva."

1 Samuele 28,7 - "E fu l'Unigenito a vivere da povero nel corpo, ma la potenza per servire era a portare dentro per versarla ai simili per il serpente che c'è dall'origine bruciato finisse. Nella casa ove agiva il serpente per scelta desiderò d'abitare. Da primogenito d'una sposa Dio fu ad uscire e dalla nube da povero entrò per abitare nel mondo e fu l'Unigenito a vivere in un corpo per portarsi da servo. Fu a recare la maledizione per essersi portato nel mondo all'angelo. Entrò in una donna da arca dall'alto per finirlo. L'Unigenito gli si portò dentro la casa ove ad agire era l'angelo impuro nei corpi."

1 Samuele 28,8 - "A recare è la fine di nascosto all'orgoglio che brucia nei corpi e che sta nei cuori ad accendere la perfidia. Fu nei viventi all'origine a chiudersi nei corpi ove fu dalla matrice a portarsi. Fu il serpente dalla rettitudine fuori a recare alle origini e bruciò l'energia che c'è negli uomini ove fu in seno per vivere a portarsi, e fu ad abitarli. L'Unico gli portò la maledizione da donna di notte nel mondo. A recargliela fu l'Unigenito che a vivere in un corpo si versò. In pienezza si portò in un vivente all'oppressione del maledetto; dentro un primogenito si recò. Dentro fu a portarsi nel mondo l'Altissimo. Dal serpente fu a venire l'Unigenito per bruciarlo nei corpi. Per l'origine dell'essere ribelle da maledizione sarà la rettitudine."

1 Samuele 28,9 - "Per portare la fine dell'origine dell'essere ribelle in una donna la divinità fu a recare. Uscito dagli angeli, al mondo venne per essere d'aiuto nel tempo. Venne l'Unigenito per bruciare il cattivo col fuoco. Nel mondo, la distruzione gli recherà da rifiuto, con la risurrezione dei corpi uscirà. Per l'alleanza venne dal Padre per portare un segno e venne nel mondo onde ci fosse la conoscenza. Dalla destra uscì dell'Unico; in un corpo scese per portarsi dal serpente a vivere nel mondo. Venne dagli uomini per l'innocenza riaccendere dentro le anime. Sarà il serpente ad uscire dai viventi; saranno a finire i lamenti."

1 Samuele 28,10 - "A portarsi fu stando in esilio per agire dal serpente nel mondo. Illuminare desidera i cuori il Signore. Gli escono potenti parole di vita. Sarà la perversità dell'origine nei viventi ad essere abbattuta nei corpi con la rettitudine. In azione porterà l'energia da dentro in aiuto, da dentro il corpo gli uscirà da una ferita/colpo apertagli."

1 Samuele 28,11 - "Portarono in croce dell'Unigenito i viventi il corpo, riuscì primo risorto nel mondo che riniziò integro ad essere. L'Unigenito innalzato la potenza della rettitudine recò. Fu originata con l'acqua dal corpo dell'Unigenito crocefisso. A risorgere in vita lo riportò la divinità. Del mondo l'Altissimo potente era!"

1 Samuele 28,12 - "E dal Crocefisso si vide uscire una donna che venne dal Risorto ai viventi recata. La divinità reca del Crocifisso. Questa in azione dal ventre la riversa. Porta del Potente in cammino l'aiuto e l'accompagna. Del Crocifisso parla al mondo che un primo risorto uscì, che Dio risorgerà i corpi, che per il rifiuto l'essere ribelle del serpente dai viventi uscirà, che il verme che ci sta col drago che fu a portare verrà bruciato nei corpi."

1 Samuele 28,13 - "A riportarsi sarà l'Unigenito ai viventi con il corpo potente nel mondo per entrarvi da Re. Dio da tutti sarà visto in forza della rettitudine che sarà nei viventi entrata nei corpi, i guai finiranno, finiranno le amarezze del mondo. Dall'Unigenito la risurrezione uscirà, Dio risorgerà i corpi, la divinità entrerà per cambiarli. Dall'Unigenito sarà alla fine spazzato il serpente, nell'acqua bollente l'invierà aprendogli la terra."

1 Samuele 28,14 - "Riporterà a stare l'originaria vita nei corpi. Per la potenza entrata nei viventi usciranno in bella forma riportati e tutti ricominceranno a vivere nei corpi. Gli uomini vecchi si rialzeranno e fuori si riporteranno nella prima vista belli. I riusciti in vita alla vista saranno del Potente condotti. Saranno alla conoscenza dal risorto Unigenito condotti dal Potente, retti essendo per la risurrezione i viventi. Per portarsi da Dio ad entrare si porteranno nell'Unigenito che li condurrà. Sarà a versarli aiutandoli nell'Unico. Nel Verbo saranno i viventi dalla terra ad entrare. A portarsi saranno i risorti nel crocifisso che all'assemblea li condurrà."

1 Samuele 28,15 - "E saranno dall'Unico vivi col corpo risorto i viventi per la portata divinità, dèi nella luce desiderata del Potente perché rigenerati tratti fuori dal drago dove stavano. Dal Potente dal mondo in alto li porterà tutti l'Unigenito che in croce fu portato da dove fu dall'Unigenito l'acqua dal corpo: Nel Risorto nel corpo saliranno. Con i corpi dal Potente saranno per vivere nella nube portati. L'orgoglio del serpente dal Crocifisso essendo stato reciso, che nascosto nei viventi era a vivere, a casa sarà a portarli. In Dio rientreranno essendoci stata la prova che nei corpi il male operare fu portato dal serpente. L'Unigenito ha sentito per l'angelo i lamenti, testimonio in cammino dei viventi a casa fu ad aiutarli. Nel mondo, per l'angelo che l'abitava, guai ai viventi scorsero nella vita, che dentro l'ammalare con la morte portò. Dall'Unico chiamato entrò in cammino del serpente la perversità a sbarrare fu. I miseri viventi dal mondo per l'Unigenito risorti si vedranno uscire."

1 Samuele 28,16 - "E fu l'Unigenito in un vivente a stamparsi portandovi la divinità. La recò perché finisse bruciato il maledetto angelo che s'era portato. Il Signore in pienezza nel corpo d'un vivente dall'alto fu così a recarsi onde ci fosse al mondo la forza eterna della rettitudine."

1 Samuele 28,17 - "A portare sarà in azione un dono di calamità per il serpente, ma tra i beati per l'aiuto ad abitare le moltitudini saranno. Per mano saranno portate alla preziosa vista del Signore. Verranno a vivere nel Regno. Uscita dai viventi sarà la fiacchezza e saranno tutti angeli ad uscire. Con potenti corpi si vedranno. Retti rinati per il recato aiuto."

1 Samuele 28,18 - "La rettitudine dell'Unico avrà a bruciare nei corpi il serpente col peccare. Nel tempo dentro a rovesciare porterà il serpente essendo stato la perversità a recare. Da rifiuto agirà la risurrezione che sarà tutti dalla tomba con i corpi a riportare belli. Il soffio riporterà dentro l'azione i viventi. Per la potenza versata in azione in cammino per l'energia entrata insinuatasi nei corpi riusciranno. Questi, entrando in azione la risurrezione, usciranno potenti. Per la rettitudine dal Signore uscita, saranno riportati in vita; riusciranno questi al mondo."

1 Samuele 28,19 - "Portati saranno dal Crocefisso tra gli angeli. Dal Signore camminando i viventi verranno. Saranno il Risorto a vedere potente. Vedranno la piaga i popoli. Dentro saranno dalla porta meravigliosa a bere. Sarà vita portata per le midolla onde con i corpi verranno portati figli ad essere per la rettitudine che si vedrà ai viventi con forza scorrere. Verrà ai viventi da grazia. Ad entrare saranno nel Risorto nel corpo che la divinità sarà a tutti inviare. Nel Signore entreranno; dentro saranno per la porta meravigliosa del Risorto che in croce fu per i viventi."

1 Samuele 28,20 - "Portati saranno i viventi partoriti dal Risorto dall'Unico e li accompagnerà a stare al Volto, perché il Potente dalle origini speravano. I morti porterà dalla terra ad uscire e li lancerà l'Unigenito a vivere sulla nube. Vestiti dentro i corpi saranno di luce i viventi per la portata divinità onde scorrerà della vita il vigore del Potente che all'origini esisteva. Dentro portate bruciature al serpente, inizieranno a mangiarlo da pane tutti. Nel mondo sarà portato ai viventi e (poi) tutti usciranno di notte dal mondo."

1 Samuele 28,21 - "Portandosi da arca porterà l'Unigenito dal mondo la moglie. Da Dio un luminoso corpo porterà il Crocifisso alla vista. Così sarà degli angeli nella casa ad entrare, perché sulla nube li porterà il Crocifisso Unigenito. I viventi vedranno che il Potente era che li ha portati dal mondo tra gli angeli dal mondo risorti in seno. Riuscì risorto il Verbo dalla tomba. Il Crocefisso spento rovesciato dall'asta del serpente la rettitudine portò. Una donna dalla destra dal Verbo alla luce fu, da dentro della rettitudine il soffio fu a portare. Una donna dal seno gli venne in aiuto da dentro il corpo che gli era stato afflitto. Risorse il corpo della Parola. Il Crocefisso Dio era!"

1 Samuele 28,22 - "Si portò nel tempo del mondo col fuoco in seno. Dell'angelo triste venne alla casa, a rovesciare porterà la potenza della risurrezione soffiando nelle tombe. L'oppressione portata dal peccato nel mondo dal serpente nelle persone sarà per la rettitudine soffiata a finire. Il serpente uscirà dai viventi e che a mangiarlo si porteranno essendo uscito. Chi era nei pianti col vigore della rettitudine risarà. Il Crocefisso il serpente spengerà dalle generazioni con la rettitudine."

1 Samuele 28,23 - "A portare sarà le centinaia tra gli angeli e sarà a riiniziare a vivere nei corpi la potenza delle origini; all'Unico tutti porterà belli. Con i corpi su riportatisi dentro li condurrà; da servo sarà a portarli. Porterà anche dal mondo la donna e saranno i risorti viventi in alto riversati dal Potente a vivere. Per portarli l'innalzerà vivi fuori della terra. Porterà a stare i risorti a casa; in Dio entreranno a vivere. Il cuore gli aprirà."

1 Samuele 28,24 - "Si porterà il Potente con la donna alla vista. Si rivelerà dei viventi alle moltitudini che nel ventre dentro erano stati del Crocefisso e che integri li partorì, che si portò in croce in sacrificio della perversità, portato alla fine, riversato nella tomba, rovesciò dei viventi le tombe e a tutti la potenza della risurrezione avrà recata ed alla fine al Volto nell'assemblea li avrà portati. Della contesa avrà portato la fine."

1 Samuele 28,25 - "Portati saranno tutti in cammino i risorti dal Potente. Al Volto con gli angeli staranno nella luce che l'Unico reca. Ad accompagnarli il Potente in persona sarà stato il servo che da fu a portarsi e che sarà all'Unico la sposa a recare, che si portò obbediente da madre e a portare fu il serpente ad ardere. Da dentro di notte dal mondo usciranno; ad entrare li riporterà nell'Unico."

UN RACCONTO CHIARIFICATORE
Visto l'importante risultato, nacque spontaneo verificare nella Torah ove e come appaia la parola ebraica She'ol e queste sono le presentazioni:
  • Genesi 37,35: "Tutti i suoi figli e le sue figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato dicendo: No, io voglio scendere in lutto dal figlio mio nella tomba. E il padre suo lo pianse." Si riferisce a Giacobbe che ritiene Giuseppe morto dal racconto degli altri figli che l'avevano venduto ai Madianiti. È in effetti usato she'olah e tradotto in "tomba".
  • Genesi 42,38: "Ma egli rispose. Il mio figlio non verrà laggiù con voi, perché suo fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia durante il viaggio che volete fare voi fareste scendere con dolore la mia canizia negli inferi." Si riferisce ai figli di Giacobbe che chiedono di portare il fratello Beniamino in Egitto. È usato she'olah e tradotto in "inferi".
  • Genesi 44,29-31; sempre in tema di Beniamino, ed è scritto
  • Numeri 16,30-33: "Ma se il Signore fa una cosa meravigliosa, se la terra spalanca la bocca e li ingoia con quanto appartiene loro e se essi scendono vivi agli inferi, allora saprete che questi uomini hanno disprezzato il Signore. Come egli ebbe finito di pronunciare tutte queste parole, il suolo si profondò sotto i loro piedi, la terra spalancò la bocca e li inghiottì: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutta la loro roba. Scesero vivi agli inferi essi e quanto loro apparteneva; la terra li ricoprì ed essi scomparvero dall'assemblea."Trattasi del racconto della rivolta di Core, Datan e Abiram. È usato per due volte she'olah e tradotto in "inferi".
  • Deuteronomio 32,22: &quo