
ATTESA DEL MESSIA...

GERUSALEMME LA CITTÀ DEL GRAN RE
di Alessandro Conti Puorger

GERUSALEMME CITTÀ DI DIO
"Gerusalemme la città del gran re" è la naturale prosecuzione dei seguenti miei articoli: Melchisedek, personaggio enigmatico, e il Messia e Personaggi enigmatici. I Magi incontrano il Messia.
Per le Sacre Scritture ebraiche e cristiane Gerusalemme è città consacrata da Dio, segno di contraddizione ed interrogativo per il mondo.
Con autorità Gesù nel discorso della montagna inserito nel Vangelo di Matteo fa un cenno a tale città nel seguente modo:

"...io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello." (Matteo 5,33-36)

Gesù in questo modo richiama i seguenti passi:
- il profeta Isaia: "Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi" (Is. 66,1);
- il Salmo 48 "Il suo monte santo, altura stupenda, è la gioia di tutta la terra. Il monte Sion, dimora divina, è la città del grande Sovrano." (Sal. 48,3)
In "Alfabeto ebraico, trono di zaffiro del Messia", alla cui lettura rimando, ho peraltro ampiamente evidenziato come, appunto, nell'alfabeto ebraico, chiave di volta di tutto il messaggio biblico, nelle 4 lettere centrali delle 22 che lo costituiscono la sequenza alfabetica usuale v'è come una firma e proprio attribuibile al "grande Sovrano".
Incastonato, infatti, al centro dell'alfabeto si trova
"il Re sono".



La tradizione ebraica fa risalire l'idea di quelle lettere direttamente a Dio stesso, che scrisse col suo dito sulle due Tavole sul monte Sinai.
Le ispirò così a Mosè per i successivi scritti, come si ricava dal libro dell'Esodo quando "Il Signore disse a Mosè: Sali verso di me sul monte e rimani lassù, io ti darò le tavole di pietra, la legge e i comandamenti che io ho scritto per istruirli". (Es. 24,12)

A conferma di un pensiero più antico, meditando su quelle 22 lettere che costituiscono l'alfabeto, il Sefer Yesirah asserisce che Dio "le incise, le intagliò, le soppesò, le permutò, le combinò e con esse formò l'anima di tutto il creato e l'anima di tutto ciò che è formato e di tutto ciò che è destinato ad essere formato."
Se ne ricava che quella "legge", che il versetto definisce "Torah", era già scritta nei cieli prima della creazione.
A quest'idea del Re del cielo, il grande Sovrano si collegano i Vangeli nell'episodio della "passione" quando sussiste tutta quella tensione sul titolo di RE tanto che Gesù esclamò "Il mio regno non è di questo mondo" (Giovanni 18,36) e l'episodio si concluse col titulus sulla croce alle porte di Gerusalemme su cui era scritto "Gesù il Nazzareno, il RE dei Giudei." (Giovanni 19,19)
Nel 30-33 d.C. a Gerusalemme c'è stato, infatti, l'evento che ha diviso in due la storia dell'umanità, prima e dopo Cristo, perché Dio manifestò in un uomo concreto, Gesù di Nazaret la grazia del suo amore e rese ciò manifesto col risorgerlo dai morti ed elevarlo al cielo per consegnarcelo a certezza di comunione dell'uomo con Dio.
Così è stato recepito l'evento raccontato dai Vangeli che è stato capace di influenzare la storia mondiale negli ultimi due millenni.
"Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo." (Atti 1,11b)
Lui tornerà a Gerusalemme; questa è l'attesa!
È così confermata l'idea ebraica che alla fine dei tempi il Messia verrà a Gerusalemme.
Da un exursus nei testi biblici sui primi re di Gerusalemme e dalla lettura combinata dei testi anche per decriptazione risulta evidente il pensiero convergente degli autori dei vari libri, perché il messaggio che si ricava è l'epopea del Messia.
A tale attesa, tramandata in modo velato, ma totalizzante, Gesù di Nazareth s'è adeguato alla lettera; sono, infatti, da prendere in modo radicale e totalizzante le sue parole: "Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, son proprio esse che mi rendono testimonianza." (Gv. 5,39)
Per Gesù, a quali scritti di Mosè è da credere ed a quali no e come si conciliano i distinguo che propone col suo assioma sulla Scrittura che "non può essere annullata"?
Forse non è da fermarsi alle parole; ma allora a cosa si deve guardare?
Lui asserisce che non è "venuto per abolire la legge e i profeti ... In verità vi dico: finché non sia passato il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno della legge senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di quei precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli." (Mt. 5,17ss)
Quale entità minima di lettura è lì citata iota o segno, e non la parola, come a dire prendendo l'idea sotto lo stretto aspetto "letterale" che nella Torah, ed in generale nelle Scritture, sono da guardate anche le singole lettere, il che peraltro è conforme all'idea che tuttora permane nell'ebraismo che qualora viene a mancare anche una sola lettera il rotolo sacro ebraico così è invalido per l'uso liturgico.
Ho preso anch'io alla lettera quanto asserito fino a leggere per decriptazione testi di secondo livello dai libri del canone biblico ebraico in linea con l'idea che ho espresso in "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche".
I testi biblici in ebraico e in aramaico hanno in genere, infatti, come ho provato, una faccia nascosta ottenibile per decriptazione che si può ricavare con il metodo ed i significati per le lettere che ho inseriti in "Parlano le lettere" nella rubrica "Decriptare la Bibbia" e che uso a tappeto senza eccezioni di sorta.
Ad esempio i versetti del profeta Isaia 66,1.2 richiamati da Gesù che ho prima ricordato sono suscettibili di decriptazione con quel metodo; peraltro nel secondo con ORACOLO DEL SIGNORE c'è come un avviso di messaggio particolare.
Tanto per far capire meglio di seguito riporto per ciascuno di quei due versetti il testo C.E.I. ed in ebraico, la dimostrazione della decriptazione e poi questa tutta di seguito.

Isaia 66,1-2 - Così dice il Signore; Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello del miei piedi. Quale casa mi potreste costruire? In quale luogo potrei fissare la dimora?
Tutte queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie - ORACOLO DEL SIGNORE - Su chi volgerò lo sguardo? Sull'umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola.

1 -

  
 
   
  
   
  
 
 
    
  

 

  
 
 
 

2 -
  
 
 

   
  
 
 

  
  

  
 
  
 

  

  

1 - Da retti
dal mondo
,
uniti
,
vivi
,
nel corpo
del Signore
  
entreranno
in cielo
   .
Al trono
 
saranno
portati
.
Agli entrati
in terra
  ;
uscirà
simile
( )
col corpo
,
a rivelarsi
( )
che è
l'Unico
.
Questi
entreranno
a casa
,
saranno
finalmente
beati
 
tutti
i figli
 .
E
dal Potente
saranno
condotti
.
Dall'Unico
saranno
questi
a rientrare
a vivere
.
I risorti
 
alla dimora
   
saranno
.

2 - E
verrà
( )
la sposa
( )
di Dio

dal mondo
,
sarà
alla porta
,
sarà
in vista
della luce
,
dal deserto
 
sarà
uscita
,
sarà stata
portata
dalla prigione
 
del serpente
nel mondo
.
Con gli apostoli
dall'Unico
i viventi
il Signore
  
porterà
,
da Dio

questi
usciranno
,
del Padre

saranno
nel cuore
;
da Dio

i miseri
 
avrà portato
,
tra gli angeli
.
La rettitudine
entrata
per lo Spirito
 
portato
nelle tombe
i corpi
avrà aiutato
a reagire
,
li avrà ripartoriti
( )
da figli

saranno
.

Isaia 66,1 - Da retti dal mondo, uniti, vivi, nel corpo del Signore entreranno in cielo. Al trono saranno portati. Agli entrati in terra; uscirà simile col corpo, a rivelarsi che è l'Unico. Questi entreranno a casa, saranno finalmente beati tutti i figli. E dal Potente, saranno condotti. Dall'Unico saranno questi a rientrare a vivere. I risorti alla dimora saranno.

Isaia 66,2 - E verrà la sposa di Dio dal mondo, sarà alla porta, sarà in vista della luce, dal deserto sarà uscita, sarà stata portata dalla prigione del serpente nel mondo. Con gli apostoli dall'Unico i viventi il Signore porterà, da Dio questi usciranno, del Padre saranno nel cuore; da Dio i miseri avrà portato tra gli angeli. La rettitudine entrata per lo Spirito portato nelle tombe i corpi avrà aiutato a reagire, li avrà ripartoriti, da figli saranno.

Del pari con lo stesso criterio ho decriptato l'intero Salmo 48 il cui versetto n° 3 come quei versetti d'Isaia sono citati da Gesù nel Vangelo di Matteo.
Ne riporto l'intero testo tradotto in italiano dalla C.E.I. e la decriptazione, per brevità senza dimostrazione.

SALMO 48 - TESTO E DECRIPTATO
Testo C.E.I.
Salmo 48,1 - Cantico. Salmo. Dei figli di Core.

Salmo 48,2 - Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio.

Salmo 48,3 - Il suo monte santo, altura stupenda, è la gioia di tutta la terra.

Il monte Sion, dimora divina, è la città del grande Sovrano.

Salmo 48,4 - Dio nei suoi baluardi è apparso fortezza inespugnabile.

Salmo 48,5 - Ecco, i re si sono alleati, sono avanzati insieme.

Salmo 48,6 - Essi hanno visto: attoniti e presi dal panico, sono fuggiti.

Salmo 48,7 - Là sgomento li ha colti, doglie come di partoriente,

Salmo 48,8 - simile al vento orientale che squarcia le navi di Tarsis.

Salmo 48,9 - Come avevamo udito, così abbiamo visto nella città del Signore degli eserciti, nella città del nostro Dio; Dio l'ha fondata per sempre.

Salmo 48,10 - Ricordiamo, Dio, la tua misericordia dentro il tuo tempio.

Salmo 48,11 - Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende sino ai confini della terra; è piena di giustizia la tua destra.

Salmo 48,12 - Gioisca il monte di Sion, esultino le città di Giuda a motivo dei tuoi giudizi.

Salmo 48,13 - Circondate Sion, giratele intorno, contate le sue torri.

Salmo 48,14 - Osservate i suoi baluardi, passate in rassegna le sue fortezze, per narrare alla generazione futura.

Salmo 48,15 - Questo è il Signore, nostro Dio in eterno, sempre: egli è colui che ci guida.

Decriptazione
Salmo 48,1 - La risurrezione che ci sarà nel corpo dei viventi questi cambierà. La potenza del Figlio sarà a rovesciarsi nei corpi nelle tombe.

Salmo 48,2 - Scapperà l'essere impuro del serpente che fu la perversità a recare nei viventi. Uscito dal Potente da serpente nei viventi alle origini s'insinuò; rovine nei corpi il maledetto con l'opprimere recò.

Salmo 48,3 - Rientrerà nei corpi la santità e belli (come) angeli li porterà. Il Verbo per salvarli porterà la risurrezione alla sposa. Dalla terra riusciranno i corpi. Giù lo Spirito (la colomba) lancerà della rettitudine in tutti. Saranno a rialzarsi per il Verbo che li porterà innocenti. Nei corpi risaranno integri in cammino le moltitudini.

Salmo 48,4 - La maledizione ad uscire sarà dai viventi. In un pozzo vivo l'angelo porterà ve lo sbarrerà. Vergini i risorti innalzerà.

Salmo 48,5 - Retti saranno ad entrare tra gli angeli. Dal mondo entreranno nel Regno per starvi a vivere. Degli angeli li porterà alla conoscenza e nell'aldilà li condurrà. Saranno dall'Unico portati.

Salmo 48,6 - Dal mondo i viventi dal monte all'Unico li condurrà tra i retti angeli. Nel Crocifisso i viventi dal mondo si porteranno; l'invierà a casa. Dal mondo li accompagnerà. Li guiderà il Verbo; Questi li porterà.

Salmo 48,7 - Con i corpi nell'Eternità entreranno dall'Unico. Nel petto del Crocifisso i viventi risorti vivi si chiuderanno. Saranno in cammino ad essere portati; rinati n'usciranno.

Salmo 48,8 - Dentro al corpo li porterà chiusi. A versarsi dalla porta saranno i viventi nel Crocifisso che della risurrezione dentro il corpo per primo l'energia fu a recare (quando) fu portato in croce. Il Crocefisso ai corpi donò la risurrezione.

Salmo 48,9 - Retti, felici, risorti nel seno, tra gli angeli li condurrà retti per l'angelo (ribelle) nei corpi annullato. Li porterà da dentro la Città del Signore in alto alla casa desiderata. Col Crocifisso dentro la Città di Dio entreranno ove saranno ad abitare. Da Dio, usciti dai giorni così li porterà; angeli tra gli angeli entreranno nell'eternità. Alla vista li porterà del Potente; a vivere nei gironi del Potente entreranno.

Salmo 48,10 - Simili saranno agli angeli. La portata maledizione che c'era per i viventi per misericordia avrà spento riversando nelle moltitudini del mondo l'essenza in tutti della rettitudine.

Salmo 48,11 - Così nel Risorto i viventi (già) afflitti dal serpente entreranno a stargli nella piaga che l'angelo (ribelle) in croce gli aprì. Dal Potente il Crocifisso retti l'innalzerà alla fine; ne condurrà un fiume su tra i giusti. Nella pienezza chi nel mondo stava a vivere sarà inviato da retto.

Salmo 48,12 - I risorti viventi nell'assemblea entreranno. Con il corpo su sarà a portarsi tra gli angeli il Crocifisso. Rivelerà che da inviato nel mondo il Figlio si portò. In croce il Signore per aiutare entrò perché i miseri viventi risorgessero. A soffiare nei cuori fu la rettitudine.

Salmo 48,13 - Per la pienezza dentro portò a scendere la Colomba/lo Spirito Santo. Portatosi nel mondo a rovesciarla fu. Il Verbo la portò ad uscire dal foro. Un soffio dall'alto scorse per poveri che stanno nel mondo.

Salmo 48,14 - A risorgere fu il Crocifisso; nel cuore per la rettitudine gli viveva. La potenza nella tomba ci rifù, potente ne riuscì. In giro il Verbo camminando portò luce alla Madre ove abitava. Dal Crocifisso fu ad entrarLe potenza in seno con l'energia della pienezza per far frutto e di rinati portasse un corpo di fratelli che pur nel corpo si portassero da angeli.

Salmo 48,15 - La rettitudine fu per questa nel mondo. Di Dio nel mondo ci fu la Madre che la divinità nel mondo fu con gli apostoli a recare. Il malvagio nei viventi si portò in azione a sbarrare onde la perversità annullare. Per il mondo in cammino gli apostoli si portarono con la Vergine per portare il Crocifisso.

Queste poche righe e queste decriptazione tra loro congruenti ci hanno introdotto appieno nella tensione che avevano gli antichi per ciò che si attendeva avvenisse e che ciò avrebbe avuto tutto spunto da Gerusalemme, la Città del Gran RE.

SINTESI STORICA SU GERUSALEMME
Le origini di Gerusalemme risalgono al mito, e le prime conoscenze storiche la indicano città dei Gebusei che occupava la collina dell'Ofel sul monte Sion tra le vallate del Cedron e del Tiropeon ed era dominata a nord dalla sommità sulla quale David eleverà un altre (2Sam. 24,16s) e Salomone il Tempio (1Re 6), mentre i palazzi di Salomone erano a sud del santuario (1Re 7).
David la conquistò circa nel 1000 a.C. e ne fece la capitale del regno ove il figlio Salomone fece appunto erigere il tempio di Jahwè distrutto poi nel 587 a.C. dai Babilonesi.
Dopo l'editto di Ciro del 538 a.C., Giudei ritornati costruirono le mura ed il Secondo Tempio.
Nel 331 a.C. fu presa da Alessandro Magno e passò ai Tolomei d'Egitto fino al 198 a.C., quando ci fu la rivolta dei Maccabei; nel 165 a.C. vi instaurarono la dinastia degli Asmonei.
Nel 63 a.C. fu conquistata da Pompeo e consegnata ad Erode, che vi fece ampliare il Tempio. La non sopportazione del malgoverno romano provocò continui fermenti religiosi.
Tra il 66-70 d.C. le legioni romane sotto Tito sedarono la rivolta e distrussero la città e il tempio, ma nel 132 vi fu l'insurrezione di Bar Kokheba.
L'imperatore Adriano mobilitò le truppe al confine che eliminarono ogni resistenza e ribattezzò la città col nome di Aelia Capitolina, trasformata in colonia romana.
L'imperatore Costantino e i suoi successori fecero restaurare ed abbellire i luoghi legati alle storie evangeliche e ad erigere la prima chiesa cristiana, quella del Santo Sepolcro.
La città di Gerusalemme poi fu:
- nel 614 conquistata dai Persiani sasanidi di Cosroe II, riconquistata da Eraclio I di Bisanzio nel 629,
- nel 637 si arrese al califfo 'Uma ibn al-KhattÇb e restò amministrata dai califfi omayyadi di Damasco e da quelli abbasidi di Baghdad,
- nel 972 fu presa dagli ImÇm/califfi ismailiti fatimidi, nel 1076 passò ai Turchi selgiuchidi,
- nel 1099, occupata dai crociati, divenne capitale del Regno Latino di Gerusalemme, nel 1187 fu riconquistata dai musulmani di Saladino e fu sotto la dominazione musulmana dei Ayyubidi e quindi dei Mamelucchi,
- nel 1517 fu occupata dal sultano ottomano Selim I e il dominio ottomano;
- nel 1917 fu occupata dai britannici comandati dal generale E.H. Allenby e col trattato di Versailles fu dichiarata capitale del Mandato britannico della Palestina,
- nel 1949 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò l'internazionalizzazione di Gerusalemme, sotto il controllo dell'ONU per favorire la convivenza di cristiani, musulmani ed ebrei, ma Israele e Giordania, non riconobbero tale proclamazione,
- nel 1950 fu scelta quale capitale del nuovo stato Israeliano che nel corso della guerra dei sei giorni occupò il settore giordano, suscitando la condanna da parte dell'Assemblea generale dell'ONU,
- nel 1980 il Knesset, Parlamento israeliano, dichiarò l'ufficiale annessione del settore giordano e la proclamazione di Gerusalemme capitale "unita e indivisibile" di Israele.

AI TEMPI DI ABRAMO
Gerusalemme, Jerosalem (nei Settanta), Hierosolyma (nella Vulgata), in Ebraico è YRShLIM
    
"città della pace", in greco Ierosoluma, da Iereus IereuV "Sacerdote", dal momento che Gerusalemme è la ricostruzione di Salem, di cui Melchisedek era il Re sacerdote.
Secondo alcuni questo personaggio sarebbe stato adoratore del Sole, "il Più Alto", quasi un precursore del faraone Achenaton, ma per gli ebrei e per i cristiani era sacerdote del Dio Altissimo, che è più alto del sole, ossia Iahwèh.
Per la Bibbia ebraica la risposta è chiara, infatti, la conclusione a cui ci vogliono portare i coordinatori dell'insieme dei libri dei tempi di Esdra e Neemia, poi quelli della stessa scuola autori del libro del Genesi e di parte del libro di Giosuè è che ben prima del culto al Sole sarebbe nato il culto ad un Dio unico spirituale, il creatore del cielo e della terra.
È indubbia la tensione e la lotta dell'idea del Dio unico ebraico nei riguardi degli dei pagani tra i quali è evidentemente inserito anche il Dio sole; infatti, il libro di Giosuè segnala al riguardo che circa 500 anni dopo la morte di Mosè, Giosuè nella località di Salem vi trova Adoni-Zedek, l'ultimo dei sovrani Gebusei che avevano il Sole nella propria cosmogonia.

Secondo alcuni il nome di Gerusalemme deriverebbe, infatti, dall'antica lingua cananea "ur salimi", da "ur", "altura" e "shlm", "pace", perché sul monte Sion vi sarebbe apparso il dio Shalom di origine siriana.
Si racconta che "El", il capo di tutti gli dei avesse una figlia di nome Ashtar, e dal padre marito, in modo puro, ebbe due gemelli Shalem a Shahar.
Per quanto riguarda la città di Gerusalemme si tramanda che la gente raccontava di aver assistito all'apparizione del dio Shalem su cui sorge ora il primo nucleo dell'abitato.

Il primo re-sacerdote di Gerusalemme che il Genesi 14,18 ricorda è, infatti, "Melchisedek, re di Salem", e volontà conclamata nelle Sacre Scritture è considerare il libro del Genesi, anche se scritto più tardivamente rispetto agli altri libri della Torah, il primo libro della Bibbia.
Che Salem sia Gerusalemme lo conferma il Salmo 76 in cui nella traduzione italiana appare Gerusalemme anche se il testo ebraico della Bibbia masoretica usa solo il termine Salem
 
e lo accosta al nome di Sion.
Le traduzioni più accreditate, infatti, sostituiscono Gerusalemme a Salem: "È in Gerusalemme (Salem) la sua (di Dio) dimora, e la sua abitazione in Sion. Qui spezzò le saette dell'arco, lo scudo, la spada e la guerra." (Sal. 76,3.4)
Questi due versetti confermano che in genere nei nomi le lettere delle parole ebraiche sono atte a fornire per decriptazione, con Dio come soggetto, idee per possibili sviluppi nei testi sacri.
L'idea verificata, di cui ho detto in "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche", implica peraltro che i testi ebraici biblici in genere hanno anche una faccia nascosta ottenibile per decriptazione.
La decriptazione si può ricavare con il metodo ed i significati per le lettere di cui ho prima detto che ho inseriti in "Parlano le lettere" nella rubrica "Decriptare la Bibbia".

Vediamo ad esempio la parola Gerusalemme,
    
in ebraico; questa si può suddividere ad esempio
 
-
-

così:

e secondo la VII regola del metodo inserito in "Parlano le lettere" poiché dai radicali l'eventuale
può essere recessiva e si può aggiungere, si può considerare
( )
e questo è il radicale del verbo "lanciare, gettare", anche "far piovere" ed il suo participio è "arciere" da "lanciare saette";
è una lettera che indica un bastone, un'asta, perciò si può vedere vicino al verbo lanciare come una freccia (ed in egiziano un bastone è anche la "parola");
 
è "pace", radicale di "essere salvo, vivere in pace, avere pace", "essere compiuto-essere terminato".
Da ciò discende che una lettura di Gerusalemme
    
con soggetto Dio è "Lancerà
( )
una saetta/asta
di pace
  ",
il che è congruente con l'idea "Qui spezzò le saette dell'arco, lo scudo, la spada e la guerra." (Sal. 76,4)

La faccia nascosta poi dei decriptati è relativa alle vicende del Messia, ed allora, Gerusalemme diviene parola profetica in quanto in quel luogo:
- "Fu
ai corpi
a portare
con la risurrezione
la potenza
ai viventi
";
- "Sarà
dal corpo
la Parola
a salvare
( )
i viventi
".
Alla fine dei tempi poi a Gerusalemme "Saremo
saziati
( )
di pace
  ".

Puntuale, infatti, il profeta Isaia 2(1-5) ci parla in visione futura di Gerusalemme:

"Ciò che Isaia, figlio di Amoz, vide riguardo a Giuda e a Gerusalemme.
Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri.
Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra.
Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore."

La decriptazione di tale testo fornisce questa profezia del come.

Isaia 2,1 - Al mondo il Verbo, di una Donna il corpo racchiude. Questa uscirà da Gesù, con l'acqua scenderà per l'azione del serpente che con forza aprirà (Gesù) con un bastone; fuori la porta di Gerusalemme.

Isaia 2,2 - L'Unigenito costretto col corpo è in croce, dalla destra a coppe per un bastone l'energia sarà ad uscire; partorita da dentro sarà dal crocefisso Signore da dentro il corpo della Donna, emessa alla luce dall'Unigenito, l'acqua che scorre da dentro si vedrà portarsi dalla croce. E un fiume si porterà, da Dio sarà recata la sposa con l'acqua.

Isaia 2,3 - E fuori si porterà ai popoli nell'amarezza. E inviata dall'alto al mondo, uscita da Dio sul monte dal Signore, originata dal cuore sarà della maledizione (per il serpente) la forza alla fine portata. Sarà portata dagli apostoli in cammino; sarà portata un'azzima.

Isaia 2,4 - La Parola il cuore invierà in cammino, porterà l'esistenza del Vivente a sperare ai popoli, indicherà che è uscita dal Vivente una potenza ai viventi per colpire l'amarezza portata dal serpente. Gli uomini inizieranno a camminare portando le esistenze a Dio, ai popoli sarà la spada (della parola di Dio) recata del potente Unigenito. Ad ammaestrare si porteranno a testimoniare ai viventi, del serpente il veleno faranno uscire.

Isaia 2,5 - Dentro c'è il segno che è il calcagno porterà energia al serpente per spegnerlo dal mondo.

Questa profezia di Isaia con parole un poco diverse si trova anche nel Capitolo 4 del profeta Michea di cui riporto il testo C.E.I. e la decriptazione.
"Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore resterà saldo sulla cima dei monti e s`innalzerà sopra i colli e affluiranno ad esso i popoli; verranno molte genti e diranno: Venite, saliamo al monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe; egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo sui suoi sentieri, poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà arbitro tra molti popoli e pronunzierà sentenza fra numerose nazioni; dalle loro spade forgeranno vomeri, dalle loro lame, falci.
Nessuna nazione alzerà la spada contro un`altra nazione e non impareranno più l`arte della guerra.
Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà, poiché la bocca del Signore degli eserciti ha parlato!
Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore Dio nostro, in eterno, sempre." (Michea 4,1-5)

Decriptazione
Michea 4,1 - In campo aperto, l'Unigenito costretto il corpo è stato in croce.
Uscì l'acqua, con la forza aperto; partorita dal crocefisso Signore ucciso portò con energia dal corpo, della Donna con l'acqua il corpo è portato, l'acqua che scorre da dentro si vede portarsi dalla croce, è un fiume, da Dio è recata, si vede con l'acqua essere la Madre.

Michea 4,2 - In cammino si porta dagli stranieri. È stato con l'acqua portato dall'Unigenito in vita un corpo al serpente per arderlo. E inviata, uscita da Dio sul monte dal Signore, originata dal cuore, è il segno della maledizione portata. Portato il corpo della bella gli apostoli in cammino. Origine dal corpo in croce; è un'azzima portata dagli apostoli a segno dall'Unigenito dalla croce. Recano il corpo al mondo portano la parola del Signore.

Michea 4,3 - La Parola, il cuore ha inviato ai popoli, è la Madre dalle moltitudini è a portarli dalla perversità alla rettitudine. Dall'albero della vita è la Madre dell'Eterno dal chiuso del corpo portata la fune, recata dalla croce uscita con l'acqua, porta la grazia. È il segno che è uscita dal Vivente una potenza ai viventi per colpire l'amarezza portata tutta dal serpente. Gli uomini iniziano a camminare portandosi Dio, ai popoli la spada portano del potente Unigenito. Ad ammaestrare si portano gli apostoli a testimoniare ai viventi, del serpente il veleno fanno uscire.

Michea 4,4 - È stato risorto, a casa si riporta, c'è stata la risurrezione dalla tomba del Crocefisso, di persona si porta da sotto, l'Unigenito agli apostoli i segni ad indicare reca, l'energia della vita dall'Unico è stata portata, forate sono le mani a coppa, è a soffiare la forza il Signore, a casa l'Unigenito ha portato il segno.

Michea 4,5 - Così tutti gli apostoli escono in azione, i viventi recano alle acque, al serpente che portò la devastazione la maledizione è portata, la grazia recano, finisce la devastazione, esce la calamità del serpente; al serpente hanno portato sbarramento.

Questo brano di Michea forse è quello che indirettamente Gesù nel Vangelo di Giovanni (1,43-51) nel colloquio con Natanaele gli ricorda per fargli presente i tempi messianici.
Le lettere ebraiche sono così di per sé capaci di creare idee teologiche e racchiudono storia, profezia e poesia.
L'autore o gli autori del Genesi hanno rivisitato la storia delle alterne vicende di tale città che ai tempi di David, età dell'oro, fu capitale del regno di Giuda, e ne hanno fatto l'emblema del sito eletto da Dio per rivelarsi all'uomo.
Nell'idea dello scrittori di quei libri sacri tale città, anche se detto solo con cenni per fare intendere, è dove il Signore s'era riservata la sua sede sin dai tempi del Paradiso Terrestre e che anche come segno fisico intende restituire all'uomo; peraltro, proprio l'autore del Genesi parla di una cacciata dell'uomo da un luogo fisico speciale e con ciò intende prepara un prologo alla storia di salvezza per un ritorno.
Al riguardo, si veda "Il giardino dell'Eden" e "I Cherubini alla porta dell'Eden" ove ho esaminato elementi che si ricavano dal libro del Genesi che portano ad individuare quel giardino nella depressione del Mar Morto.
Quegli autori hanno quindi riservato a quel posto una tensione particolare.

Fin dai tempi di Abramo, prima della distruzione di Sodoma e Gomorra da parte di Dio che punì le cinque città (Sodomia, Gomorra, Adma, Zeboim e Bela o Zoar - Gen. 14,8) della valle (Gen. 19,29) di Siddim o Sittim o Siddom (Gen. 14,3) troviamo infatti, alle porte del giardino il regno di Melchisedek, figura, del Messia che doveva venire, in una città collocata da quegli stessi autori su un monte, la "città della pace", la città di Salem.
Abramo fu coinvolto nella guerra di conquista che re pagani da Oriente tentavano di quella valle meravigliosa come doveva apparire nel pensiero dell'autore del Genesi prima che si verificasse la situazione di distruzione con lo sprofondamento e la formazione del Mar Morto.
Accadde così che ciò che si era verificato in epoche geologiche fu rivisitato e portato come fatto fisico ad indicazione che il peccare dell'umanità aveva raggiunto un nuovo culmine alle origini della storia mitica del patriarca Abramo.
Sempre sul clinale del complesso in destra del Giordano e del Mar Morto, su un monte, alle "querce di Mamre", luogo a 20 km a sud di Gerusalemme e a 4 km circa a nord di Ebron, ove Abramo abitò diverse volte, vi fu l'incontro con i tre personaggi misteriosi che Abramo riconobbe come "Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo" (Gen. 18,3) e vi ebbe l'annuncio della nascita di Isacco e della prossima distruzione delle città della valle.
In quel luogo Abramo costruì un altare e, in una grotta acquistata da un Ittita vi seppellì Sara; successivamente vi fu sepolto lui stesso, quindi Isacco ed infine Giacobbe (Gen. 13,18; 18,1; 23,17-19; 25,9; 35,27; 49,30; 50,13).

GENESI 18,1-15 - TESTO E DECRIPTATO
Questo è il racconto dell'incontro di Abramo:
Testo C.E.I.
Genesi 18,1 - Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno.

Genesi 18,2-3 - Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.

Genesi 18,4 - Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero.

Genesi 18,5 - Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo. Quelli dissero: Fà pure come hai detto.

Genesi 18,6 - Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce.

Genesi 18,7 - All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo.

Genesi 18,8 - Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono.

Genesi 18,9 - Poi gli dissero: Dov'è Sara, tua moglie? Rispose: È là nella tenda.

Genesi 18,10 - Il Signore riprese: Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio. Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui.

Genesi 18,11 - Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne.

Genesi 18,12 - Allora Sara rise dentro di sé e disse: Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!

Genesi 18,13 - Ma il Signore disse ad Abramo: Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?

Genesi 18,14 - C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio.

Genesi 18,15 - Allora Sara negò: Non ho riso!, perché aveva paura; ma gli disse: Sì, hai proprio riso.

Decriptato
Genesi 18,1 - Portati saranno a vedere Dio. Saranno condotti dal Signore a casa. Di Dio angeli saranno i viventi che vivranno con il corpo. All'Unico li porterà Lui ad abitare. Col Verbo tutti nell'assemblea entreranno. Lo splendore con il vigore nei viventi rientrerà un giorno.

Genesi 18,2 - Portati saranno risorti dell'Unico alla vista. Saranno con gli angeli a stare. E condotti saranno stati nel corpo dell'Unigenito che li avrà portati dal mondo. Angeli usciranno nel terzo (giorno dalla loro creazione) dal mondo gli uomini. Per l'energia che scesa dentro sarà nei viventi, dall'Altissimo li porterà e saranno a vederlo. Si porterà lanciandosi su dal Potente per l'incontro; tutti i viventi vivi libererà dal mondo. All'Unico dal mondo li accompagnerà. Saranno nel risorto tutti a chiudersi; li porterà dalla terra fuori.

Genesi 18,3 - Ed essendo stato all'origine l'essere ribelle dall'Unico giudicato, sarà in verità la forza a rivenire a stare con la grazia dentro a agire in chi oppresso è. La rettitudine, da Dio inviata, verrà ad agire dentro i corpi; il male agire che agisce dentro fiaccherà.

Genesi 18,4 - Sarà stato a versare nelle tombe l'energia (la grazia). L'Unigenito dal seno nel cuore ai viventi sarà la vita a riportare. I corpi dalle tombe si rialzeranno, portatasi nei corpi a scorrere del Potente la forza della rettitudine. I viventi si porteranno fuori risorti. L'azione l'angelo (ribelle) porterà alla fine. Strappato via si vedrà scendere.

Genesi 18,5 - Per portarli all'Unico, i rovesciati dalle tombe entreranno nel Verbo, sul colle si chiuderanno, vivi li porterà alla pienezza dell'eternità portandoli nel cuore. Così le centinaia, chiuse nel corpo, il Crocifisso nell'aldilà porterà. Retti saranno innalzati così dagli angeli dell'aldilà, tutti in seno al Potente dal Servo. Anelavano di portarsi a stare dall'Unico i viventi a saziarsi di rettitudine. Tra gli angeli, dal Crocefisso si vedranno i risorti uscire. Chi li affliggeva scappò da dentro il corpo completamente.

Genesi 18,6 - E saranno i viventi rigenerati. Nel Padre con il corpo entreranno a vivere. Entreranno nello splendore di Dio. Bruciata nei corpi la perversità, originata per l'essere ribelle che nei viventi entrò nei corpi, sarà stata. Il terzo (giorno) la pienezza dell'origine risarà nei viventi versata. Nelle midolla la pienezza della potenza alla fine accompagnerà la risurrezione che ci sarà stata, avendo portato in azione il fuoco che avrà spazzato l'orgoglio completamente.

Genesi 18,7 - Li porterà in Dio ad entrare. Un mattino con il corpo scenderanno nel Padre. Dal corpo gli usciranno i viventi. Portati saranno a versarsi nell'assemblea dei figli. Nel mattino i corpi retti porterà nel cuore. E dentro li porterà a stare tutti con gli angeli di Dio. Fanciulli riporterà ad essere i viventi rigenerati dalla potenza. Si vedranno simili al Crocifisso a venire portati.

Genesi 18,8 - E saranno riversati dalle tombe nell'assemblea a vivere con l'Unigenito, dal mondo portati chiusi nel cuore. E da figli entreranno un mattino nella beatitudine per azione della risurrezione che entrando avrà portato ad essere la fine dell'angelo (ribelle). Dal Potente in persona saranno ad entrare i viventi portati da Lui a vederlo. I viventi alla conoscenza del Potente saranno ad entrare. Dai morti strappati si vedranno su portati. Sarà l'Unigenito tutti a condurre.

Genesi 18,9 - Portati saranno dall'Unico a vivere per saziarsi della divinità. Saranno portati dall'Unigenito, da cui fu ad uscire la risurrezione dei corpi, che al mondo dell'Unico a bere la rettitudine recherà, e sarà a riportare l'originaria vita nei corpi; per la rientrata energia, uscita da dentro l'Unigenito, riuscirà la potenza.

Genesi 18,10 - E sarà l'originaria vita nei corpi a tornare. All'Unigenito simili dentro per la divinità saranno. La rettitudine così nel tempo per vivere si riporta. Per l'entrata energia escono figli del Potente con la risurrezione dei corpi uscita dall'Unigenito. La risurrezione in tutti la rettitudine reca per liberare, accendendola in seno a tutti. Per il soffio in tutti racchiuso uscirà lo splendore e Lui fratelli con il corpo sarà a portarli.

Genesi 18,11 - Si riporterà l'essere forte che uscì strappato via dai corpi (quando) entrarono nei ceppi dell'angelo (ribelle) a stare i viventi che dentro all'origine fu a vivere per abitare nei giorni. Dai viventi cessò la potenza. Nel mondo fu riportata al Crocifisso la potenza con la risurrezione del corpo. Uscì dell'Unigenito il corpo dalla tomba per la rettitudine; per l'energia della risurrezione fu a rivivere.

Genesi 18,12 - Porterà il Crocifisso giù nelle tombe a rovesciare la risurrezione, i corpi usciranno da dentro, si riverseranno le moltitudini fuori per la potenza delle origini che rivivrà nei corpi. Fratelli per i corpi saranno dentro per la potenza che dal Crocifisso sarà uscita. Sarà finalmente a rientrare la potenza che è dell'Eterno che per l'angelo (ribelle) uscì, ma dall'Unico giudicato fu con l'invecchiare.

Genesi 18,13 - Portatosi all'origine a vivere nei corpi, il Signore lo maledì. L'essere forte uscì dai viventi perché entrò questi. S'entrò a scendere nelle tombe. Entrando la risurrezione, dai corpi uscirà il serpente, origine dell'essere ribelle. Entrando dell'Unico il soffio ricomincerà nei viventi l'energia della vita divina portata dall'Unigenito; per l'energia che ci sarà dell'invecchiare la fine ci sarà.

Genesi 18,14 - A rientrare sarà la meravigliosa vita del Signore. S'insinuerà dentro il corpo la potenza. La vita si riporterà eterna. Dell'Unico tornerà la divinità in forza della rettitudine. Così per l'azione finiranno le tombe d'esistere. Fuori si riporteranno potenti per la risurrezione i corpi per l'entrare dentro dell'energia.

Genesi 18,15 - E completo il vigore si accenderà con la risurrezione dei corpi. Riusciranno potenti per l'entrato rifiuto all'essere ribelle; la potenza dell'Unico giù nelle tombe si rovescerà, finito sarà per le bruciature di stare nei corpi. Dall'Unico, alla perversità che c'è dall'origine per l'essere ribelle, il rifiuto così sarà sceso rovesciandolo completamente.

C'è poi una ulteriore considerazione che aiuta a comprendere come le lettere ebraiche possono fornire spiegazioni anche molto complesse.
Abbiamo accennato alle 5 città delle valle di Siddim o Sittim, parola (Genesi 14,3) che in ebraico è tutto un racconto, infatti, Sittim è
   .
Un nome di Dio che si trova 48 volte nei libri canonici ebraici dell'A.T., di cui ben 31 volte nel libro di Giobbe e 9 volte nella Torah (7 volte nel Genesi 17,1; 28,3; 35,11; 43,14; 48,3; 49,25, in Esodo 6,3 e in Numeri 24,4 e 16), è "il potentissimo" - "l'onnipotente"
  ,
unito o no con il termine Dio
 .
A questo punto è evidente il pensiero che viene alla lettura di Siddim
  
"l'Onnipotente"
 
vi viveva
.
Per contro

è anche "demonio", "diavolo" o "idolo" come in Deuteronomio 32,17 e Salmo 106,37, perciò per
  
si ha anche "del demonio"

"il mare"
 .
La storia della zona del Mar Morto è così ora completa "l'Onnipotente vi viveva", era il Gan Eden il Paradiso Terrestre, ed ora è un mare salato in cui nemmeno i pesci riescono a vivere perché è il mare del demonio.
Al tempo di Abramo, nel pensiero dell'autore del Genesi, l'occupazione da parte del demonio era già avvenuta ed i 5 re:
- Bera re di Sòdoma,
- Birsa re di Gomorra,
- Sinab re di Adma,
- Semeber re di Zeboim,
- Zoar re di Bela.
Il Genesi infatti precisa: "Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell'Elam e di Tideal re di Goim, costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar. Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto." (Genesi 14,1-3)

In effetti, i re della valle erano 6 perché oltre quei 5 della suddetta coalizione chi li muoveva era il demonio, ed appunto 6 è numero demoniaco (si ricordi 666).
La valle di Sittim si ritrova nei testi biblici nella parte finale apocalittica del libro del profeta Gioele (400 a.C.) che riguarda l'era paradisiaca della restaurazione di Israele in prospettiva messianica:

"In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo e latte scorrerà per le colline; in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le acque.
Una fonte zampillerà dalla casa del Signore e irrigherà la valle di Sittìm.
L`Egitto diventerà una desolazione e l`Idumea un brullo deserto per la violenza contro i figli di Giuda, per il sangue innocente sparso nel loro paese, mentre Giuda sarà sempre abitato e Gerusalemme di generazione in generazione. Vendicherò il loro sangue, non lo lascerò impunito e il Signore dimorerà in Sion." (Gioele 4,18-21)

La decriptazione di questi versetti fornisce il seguente testo.

Gioele 4,18 - A casa reca i viventi nel cuore il Verbo, dal monte nel seno in alto si vedono dal Crocefisso. Angeli a casa li porta retti, il serpente abbattuto, arso dalla vita è stato, i viventi ha condotto all'acqua della fontana, a vivere nel Tempio del Signore, all'Unico ad ereditare, risorti nel cuore sono del Vivente.

Gioele 4,19 - Vivi nel corpo dal Nome alla nube entrati nell'Esistenza, dal Figlio ammaestrati, allo stupore usciti i viventi dalla prova, figli sono allo splendore usciti beati. La luce, la rettitudine il Verbo ha recato nel sangue, puri dal Padre saliti a vivere.

Gioele 4,20 - Dal mondo da Gerusalemme ha porto per mano fuori il Potente da fanciulli gli uomini, risorte a casa tutte le generazioni.

Gioele 4,21 - Dagli angeli li ha versati il Crocefisso, nel sangue la purezza è stata recata dal Signore, a casa su sono stati portati angeli.

AI TEMPI DI GIOSUÈ
Nel libro dei Numeri, al Capitolo 13 c'è il racconto, ricordato anche in Deuteronomio 1,20-29, di Mosè che invia esploratori, uno per tribù, nella terra promessa, il paese di Canaan e fra questi spicca Osea figlio di Nun della tribù di Efraim a cui Mosè cambiò il nome: "Mosè diede ad Osea, figlio di Nun, il nome di Giosuè
    ."
(Num. 13,8)
Il nome Osea
  
con il metodo dei segni si può spezzare "in campo aperto
si porterà
a rivolgere lo sguardo
 (  )"
che implica la funzione di esploratore, nome che Mosè profeticamente trasforma in Giosuè     ."
"Iahwèh salva".
A quei tempi le zone delle montagne erano territorio dei figli di Anak di statura gigantesca e dei Gebusei le montagne.
I giganti erano considerati dalla tradizione ebraica come provenienti dall'epoca prediluviana; in Dizionario di usi e leggende ebraiche di Alan Unterman sotto la voce Arca di Noah tra l'altro si legge: "Oltre alla moglie di Noah, ai suoi tre figli e alle nuore l'arca portava anche il gigante Og, Re di Basan, che rimase attaccato all'esterno dell'arcadurante tutto il periodo del diluvio" ed Og re di Basan fu sconfitto da Mosè come vedremo.

Gli Anakiti vivevano nei dintorni di Ebron, mentre il territorio dov'è ubicata Gerusalemme era appunto sotto il dominio dei Gebusei.
I libri di Giosuè e dei Giudici sostengono che il nome antico era Iebus
  
capitale appunto dei Gebusei (Giosuè 18,28 e Giudici 19,10).
È noto che per la mancanza di fede degli altri esploratori (escluso Caleb) e di tutto il popolo, Israele fu pellegrino nella penisola del Sinai per 40 anni e, solo dopo morti Mosè con tutta la precedente generazione, Giosuè nuovo condottiero, introdusse il popolo di Dio nella Terra Promessa.
Il racconto è sviluppato nel libro di Giosuè.
Molte parti di quel libro hanno redattore deuteronomistico vissuto al tempo dell'esilio (597-538 a.C.) e del post esilio (538-450 a.C.) e la figura di Giosuè come quella di Mosè è stata certamente idealizzata.

Si nota una grande affinità tra il redattore finale del libro di Giosuè e gli autori del Genesi, come risulta da questi versetti:

"Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele in Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi del popolo, che si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: Dice il Signore, Dio d'Israele: I vostri padri, come Terach padre di Abramo e padre di Nacor, abitarono dai tempi antichi oltre il fiume e servirono altri dei. Io presi il padre vostro Abramo da oltre il fiume e gli feci percorrere tutto il paese di Cànaan; moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. Ad Isacco diedi Giacobbe ed Esaù e assegnai ad Esaù il possesso delle montagne di Seir; Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. Poi mandai Mosè e Aronne e colpii l'Egitto con i prodigi che feci in mezzo ad esso; dopo vi feci uscire." (Giosuè 24,1-5)

È chiaro, infatti, un desiderio di raccordo tra i vari racconti e quindi la presenza di una mente redazionale avente funzione coordinativa.
Non deve sorprendere perciò che viene portato avanti lo stesso filone di fondo con le sottili parallele tematiche.
Il tema teologico di fondo di tutto si può riassumere nella conclusione che la conquista della terra di Canaan si è verificata per dono gratuito di Dio e non per le capacità guerresche; è cioè un premio alla fede: "Il Signore diede dunque a Israele tutto il paese che aveva giurato ai padri di dar loro, e gli Israeliti ne presero possesso e vi si stabilirono. Il Signore diede loro tranquillità intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno di tutti i loro nemici poté resistere loro; il Signore mise in loro potere tutti quei nemici. Di tutte le belle promesse che il Signore aveva fatte alla casa d'Israele, non una andò a vuoto: tutto giunse a compimento." (Gios. 21,43-45)

Il racconto si sviluppa così:
- attraversato miracolosamente il Giordano (Gios. 3),
- conquistate le città di Gerico (Gios. 6) ed Ai (Gios. 8),
- dopo un trattato di alleanza estorto con l'inganno dagli abitanti Evei ed Amorrei di Gabaon (Gios 9) che era situata a 9 km a nord ovest di Gerusalemme,
- l'attenzione di Giosuè si rivolse a Gerusalemme.
Vi sono quindi in Giosuè tre capitoli, 10 - 11 - 12, che paiono un inserimento e differiscono da altri capitoli descrittivi di una lenta conquista a settori compiuta dalle varie tribù in più tempi, perché invece suggerisce un'organizzata ed organica offensiva.
Si vede così che nell'ambito del libro di Giosuè vi è stata una rivisitazione tanto che in quei capitoli quella città che all'epoca non si chiamava Gerusalemme è così chiamata dal redattore che in pratica rievoca la tematica trattata nel Capitolo 14 del Genesi della famosa coalizione dei re della valle prima dell'incontro di Abramo con Melchisedek.

Il Capitolo 10 di Giosuè, infatti, inizia così:
"Quando Adoni-Zedek, re di Gerusalemme, venne a sapere che Giosuè aveva preso Ai e l'aveva votata allo sterminio, e che, come aveva fatto a Gerico e al suo re, aveva fatto ad Ai e al suo re e che gli abitanti di Gàbaon avevano fatto pace con gli Israeliti e si trovavano ormai in mezzo a loro, ebbe grande paura, perché Gàbaon, una delle città regali, era più grande di Ai e tutti i suoi uomini erano valorosi. Allora Adoni-Zedek, re di Gerusalemme, mandò a dire: a Oam, re di Ebron, a Piream, re di Iarmut, a Iafia, re di Lachis e a Debir, re di Eglon.
Venite da me, aiutatemi e assaltiamo Gàbaon, perché ha fatto pace con Giosuè e con gli Israeliti.
Quelli si unirono e i cinque re amorrèi, il re di Gerusalemme, il re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis ed il re di Eglon, vennero con tutte le loro truppe, si accamparono contro Gàbaon e le diedero battaglia." (Giosuè 10,1-5)

L'accostamento Genesi 14 e Giosuè 10, anche se non è certo quali dei due abbia avuto redazione anteriore, è evidentemente volontario.
Gli episodi dei re Melchisedek
     
e Adoni Zedek
 
  
entrambi re di Gerusalemme a V secoli di distanza non sono certo un caso come pure la nuova coalizione dei 5 re non può non essere voluta.
Il Signore tramite il suo condottiero riconquista e dona agli Israeliti finalmente il territorio della terra promessa.

Il racconto della vittoria su quella coalizione prosegue così:

"Allora gli uomini di Gàbaon mandarono a dire a Giosuè, all'accampamento di Gàlgala: Non privare del tuo aiuto i tuoi servi. Vieni presto da noi; salvaci e aiutaci, perché si sono alleati contro di noi tutti i re degli Amorrèi, che abitano sulle montagna.
Giosuè partì da Gàlgala con tutta la gente di guerra e tutti i prodi guerrieri. Allora il Signore disse a Giosuè: Non aver paura di loro, perché li metto in tuo potere; nessuno di loro resisterà davanti a te. Giosuè piombò su di loro d'improvviso: tutta la notte aveva marciato, partendo da Gàlgala. Il Signore mise lo scompiglio in mezzo a loro dinanzi ad Israele, che inflisse loro in Gàbaon una grande disfatta, li inseguì verso la salita di Bet-Coron e li batté fino ad Azekà e fino a Makkeda. Mentre essi fuggivano dinanzi ad Israele ed erano alla discesa di Bet-Coron, il Signore lanciò dal cielo su di essi come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Coloro che morirono per le pietre della grandine furono più di quanti ne uccidessero gli Israeliti con la spada. Allora, quando il Signore mise gli Amorrèi nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: Sole, fermati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon. Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto: Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero.
Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce d'un uomo, perché il Signore combatteva per Israele.
Poi Giosuè con tutto Israele ritornò all'accampamento di Gàlgala.
Quei cinque re erano fuggiti e si erano nascosti nella grotta in Makkeda. Fu portata a Giosuè la notizia: Sono stati trovati i cinque re, nascosti nella grotta in Makkeda.
Disse loro Giosuè: Rotolate grosse pietre contro l'entrata della grotta e fate restare presso di essa uomini per sorvegliarli. Voi però non fermatevi, inseguite i vostri nemici, attaccateli nella retroguardia e non permettete loro di entrare nelle loro città, perché il Signore Dio vostro li mette nelle vostre mani. Quando Giosuè e gli Israeliti ebbero terminato di infliggere loro una strage enorme così da finirli, e i superstiti furono loro sfuggiti ed entrati nelle fortezze, ritornò tutto il popolo all'accampamento presso Giosuè, in Makkeda, in pace. Nessuno mosse più la lingua contro gli Israeliti. Disse allora Giosuè: Aprite l'ingresso della grotta e fatemi uscire dalla grotta quei cinque re.
Così fecero e condussero a lui fuori dalla grotta quei cinque re, il re di Gerusalemme, il re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis e il re di Eglon. Quando quei cinque re furono fatti uscire dinanzi a Giosuè, egli convocò tutti gli Israeliti e disse ai capi dei guerrieri che avevano marciato con lui: Accostatevi e ponete i vostri piedi sul collo di questi re! Quelli s'accostarono e posero i piedi sul loro collo. Disse loro Giosuè: Non temete e non spaventatevi! Siate forti e coraggiosi, perché così farà il Signore a tutti i nemici, contro cui dovrete combattere. Dopo di ciò, Giosuè li colpì e li uccise e li fece impiccare a cinque alberi, ai quali rimasero appesi fino alla sera. All'ora del tramonto, per ordine di Giosuè, li calarono dagli alberi, li gettarono nella grotta dove si erano nascosti e posero grosse pietre all'ingresso della grotta: vi sono fino ad oggi. Giosuè in quel giorno si impadronì di Makkeda, la passò a fil di spada con il suo re, votò allo sterminio loro e ogni essere vivente che era in essa, non lasciò un superstite e trattò il re di Makkeda come aveva trattato il re di Gerico.
Giosuè poi, e con lui Israele, passò da Makkeda a Libna e mosse guerra contro Libna.
Il Signore mise anch'essa e il suo re in potere di Israele, che la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa; non vi lasciò alcun superstite e trattò il suo re come aveva trattato il re di Gerico. Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, passò da Libna a Lachis e si accampò contro di essa e le mosse guerra. Il Signore mise Lachis in potere di Israele, che la prese il secondo giorno e la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa, come aveva fatto a Libna. Allora, per venire in aiuto a Lachis, era partito Oam, re di Ghezer, e Giosuè batté lui e il suo popolo, fino a non lasciargli alcun superstite. Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, passò da Lachis ad Eglon, si accamparono contro di essa e le mossero guerra. In quel giorno la presero e la passarono a fil di spada e votarono allo sterminio, in quel giorno, ogni essere vivente che era in essa, come aveva fatto a Lachis. Giosuè poi, e con lui tutto Israele, salì da Eglon ad Ebron e le mossero guerra. La presero e la passarono a fil di spada con il suo re, tutti i suoi villaggi e ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun superstite; come aveva fatto ad Eglon, la votò allo sterminio con ogni essere vivente che era in essa. Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, si rivolse a Debir e le mosse guerra.
La prese con il suo re e tutti i suoi villaggi; li passarono a fil di spada e votarono allo sterminio ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun superstite. Trattò Debir e il suo re come aveva trattato Ebron e come aveva trattato Libna e il suo re.
Così Giosuè batté tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il Signore, Dio di Israele. Giosuè li colpì da Kades-Barnea fino a Gaza e tutto il paese di Gosen fino a Gàbaon. Giosuè prese tutti questi re e il loro paese in una sola volta, perché il Signore, Dio di Israele, combatteva per Israele.
Poi Giosuè con tutto Israele tornò all'accampamento di Gàlgala." (Giosuè 10,6-42)

Il libro di Giosuè assega in quell'epoca, XII secolo a.C., alla tribù di Beniamino (Giosuè 19,28) il territorio di "Iebus, cioè Gerusalemme".

"Si fermò il sole e la luna rimase immobile" è da intendere, al di là del miracolo, che di fatto gli dèi degli Amorrei, sole e luna, rimasero fermi davanti al Dio d'Israele.

Il racconto però della conquista della città di Gerusalemme non parla, anzi al Capitolo 15 lo stesso libro di Giosuè afferma:

"Quanto ai Gebusei che abitavano in Gerusalemme, i figli di Giuda non riuscirono a scacciarli: così i Gebusei abitarono a Gerusalemme insieme con i figli di Giuda fino ad oggi." (Giosuè 15,63)

Se ne conclude che la conquista dei Capitoli 10 e 11 non è una verità storica assoluta, ma sono pagine profetiche criptate di una visione d'una realtà che si dovrà attuare.

Al Capitolo 12 quando viene fatta la ricapitolazione della campagna di conquista tra i re sconfitti enumera anche il re di Gerusalemme e sottolinea che tali re sono quelli di Gerico, Ai, Gerusalemme, Ebron, Iarmut, Lachis, Eglon, Ghezer, Debir, Gheder, Corma, Arad, Libna, Adullàm, Makkeda, Betel, Tappuach, Efer, Afek, Sarom, Madon, Simron-Meroon, Acsaf, Taanach, Meghiddo, Kades, Iokneam, Dor, Gàlgala e Tirza.
E sottolinea al versetto Giosuè 12,24b "In tutto trentun re".

Questo è il testo C.E.I. del Capitolo 12 del Genesi:

"Questi sono i re del paese, che gli Israeliti sconfissero e del cui territorio entrarono in possesso, oltre il Giordano, ad oriente, dal fiume Arnon al monte Ermon, con tutta l'Araba orientale. Sicon, re degli Amorrèi che abitavano in Chesbòn; il suo dominio cominciava da Aroer, situata sul margine della valle del torrente Arnon, incluso il centro del torrente, e comprendeva la metà di Gàlaad fino al torrente Iabbok, lungo il confine dei figli di Ammon e inoltre l'Araba fino alla riva orientale del mare di Kinarot e fino alla riva orientale dell'Araba, cioè il Mar Morto, in direzione di Bet-Iesimot e più a sud, fin sotto le pendici del Pisga. Inoltre Og, re di Basan, proveniente da un residuo di Refaim, che abitava in Astarot e in Edrei, dominava le montagne dell'Ermon e Salca e tutto Basan sino al confine dei Ghesuriti e dei Maacatiti, inoltre metà di Gàlaad sino al confine di Sicon re di Chesbòn. Mosè, servo del Signore, e gli Israeliti li avevano sconfitti e Mosè, servo del Signore, ne diede il possesso ai Rubeniti, ai Gaditi e a metà della tribù di Manàsse.
Questi sono i re del paese che Giosuè e gli Israeliti sconfissero, al di qua del Giordano ad occidente, da Baal-Gad nella valle del Libano fino al monte Calak, che sale verso Seir, e di cui Giosuè diede il possesso alle tribù di Israele secondo le loro divisioni, sulle montagne, nel bassopiano, nell'Araba, sulle pendici, nel deserto e nel Negheb: gli Hittiti, gli Amorrèi, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei: il re di Gerico, uno; il re di Ai, che è presso Betel, uno; il re di Gerusalemme, uno; il re di Ebron, uno; il re di Iarmut, uno; il re di Lachis, uno; il re di Eglon, uno; il re di Ghezer, uno; il re di Debir, uno; il re di Gheder, uno; il re di Corma, uno; il re di Arad, uno; il re di Libna, uno; il re di Adullàm, uno; il re di Makkeda, uno; il re di Betel, uno; il re di Tappuach, uno; il re di Efer, uno; il re di Afek, uno; il re di Sarom, uno; il re di Madon, uno; il re di Cazor, uno; il re di Simron-Meroon, uno; il re di Acsaf, uno; il re di Taanach, uno; il re di Meghiddo, uno; il re di Kades, uno; il re di Iokneam del Carmelo, uno; il re di Dor, sulla collina di Dor, uno; il re delle genti di Gàlgala, uno; il re di Tirza, uno. In tutto trentun re." (Giosuè 12)

Quel numero 31 per chi scruta le scritture e per gli scribi del tempo -
 
sofer in ebraico che vuol dire anche contare - era una evidente traccia.
Se si contano, infatti, le volte che è nominato Dio nel Capitolo 1 della Genesi fino al versetto 4 del Capitolo 2, in cui è riconosce la vera fine del Capitolo 1, si ha 31 volte.
Ogni lettera in ebraico è anche un numero.
Il 10 corrisponde alla lettera Iod
e il numero 1 alla lettera
.
Si ha che il 31 è pensabile come
(
+
+
+
)
e si può leggere con i segni:

l'Unico
,
colui che era
,
che è
e che sarà
;
tre esseri
in uno
.

È come una firma che gli autori del Genesi e di Giosuè della stessa scuola e casta sacerdotale hanno voluto porre ai loro scritti, cioè alla famosissima descrizione della creazione del mondo del Genesi ed alla conquista della terra promessa in Giosuè per dare maggior pathos agli scritti ed indicare agli scribi, che contavano le lettere, che trattatasi di scritti sacri.
L'Unico/il Primo, infatti, colui che era, che è e che sarà, equivale a dire Iahwèh.
È cioè il nome con cui Dio si presenta a Mosè la prima volta: "Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono!" (Es. 3,14).
In pratica è anche il nome che viene detto per l'Agnello nell'Apocalisse (21,6) con l'aggiunta di una ,
perché tutto è compiuto, infatti:

"Ecco sono compiute! Io sono
l'Alfa
e l'Omega
.
Io sono il Principio e la Fine
(
e
)".

Riporto successivamente l'intera decriptazione, con i criteri di cui ho già detto dei tre Capitoli 10-11-12 del libro di Giosuè, che hanno le caratteristiche, come ho accennato di inserimento non coerente con il resto del libro.

SAUL E DAVID
L'insediamento nella terra di Canaan del popolo d'Israele, dopo la "conquista" nel XII secolo a.C. di Giosuè, ebbe però un continuo aspetto di precarietà.
Pur se le varie tribù non avessero un'istituzione fissa a loro guida e coordinamento, i testi suggeriscono che l'unità era legata dall'idea del comune unico Dio che di volta in volta suscitò l'opera di Giudici che sorsero a baluardo ed aiuto del popolo.
Il libro dei Giudici, che tratta vicende successive "alla conquista" di Giosuè, osserva che la conquista non fu né radicale né definitiva perché il popolo non rispettò il patto che prevedeva: "Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amorrèi, i Perizziti, gli Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te, quando il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia. Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dei stranieri, e l'ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe. Ma voi vi comporterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli. Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio." (Deuteronomio 7,1-6)

Una lettura alla lettera dei "comandi" del Signore alla lettera così esposti fa rabbrividire; passi del genere vengono filtrati attraverso l'idea di conservare una purità spirituale, e "lo sterminio" sarebbe da considerare in termini di "non fare patti col demonio".
Il Libro dei Giudici, con questa idea di base legge e interpreta gli eventi successivi: "Ora l'angelo del Signore salì da Gàlgala a Bochim e disse: Io vi ho fatti uscire dall'Egitto e vi ho condotti nel paese, che avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: Non romperò mai la mia alleanza con voi; voi non farete alleanza con gli abitanti di questo paese; distruggerete i loro altari. Ma voi non avete obbedito alla mia voce. Perché avete fatto questo? Perciò anch'io dico: non li scaccerò dinanzi a voi; ma essi vi staranno ai fianchi e i loro dei saranno per voi un inciampo...
Il popolo servì il Signore durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che avevano visto tutte le grandi opere, che il Signore aveva fatte in favore d'Israele...
Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; dopo di essa ne sorse un'altra, che non conosceva il Signore, né le opere che aveva compiute in favore d'Israele.
Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d'Egitto, e seguirono altri dei di quei popoli che avevano intorno: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, abbandonarono il Signore e servirono Baal e Astarte. Allora si accese l'ira del Signore contro Israele e li mise in mano a razziatori, che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno ed essi non potevano più tener testa ai nemici. Dovunque uscivano in campo, la mano del Signore era contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all'estremo. Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li liberavano dalle mani di quelli che li spogliavano." (Giudici 2,1 - 3,7 - 10-15)

Il ritornello "Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore" viene ripetuto in Giudici 3,7 - 4,1 - 6,1 - 8,1 - 13,1.

Questa istituzione dei Giudici ebbe la durata non breve di circa due secoli fin verso il 1030 a.C. epoca in cui i libri di Samuele narrano gli eventi che portarono alla nomina del primo re Saul, che però non fu mai re a Gerusalemme.
Il motivo fu che i popoli confinanti, specialmente i Filistei, si facevano sempre più prepotenti.
Sulla scelta di quel primo re in 1 Samuele vi sono due racconti:
- Saul alla ricerca delle asine perdute dal padre entrò in Rama dove stava Samuele che aveva avuto dal Signore questo comando: "Domani a quest'ora ti manderò un uomo della tribù di Beniamino e tu lo ungerai come capo del mio popolo Israele" (1Sam. 9,16);
- Saul fu sorteggiato re a Mizpa dove Samuele aveva convocato le tribù (1Sam. 10,17-27);
Saul sconfisse i Filistei e altri popoli nemici in diverse battaglie, ma cadde in disgrazia per diverse disobbedienze su cui non mi dilungherò.
Questi fu sconfitto dai Filistei presso il monte Gelboe è si uccise sul campo di battaglia.
La storia di Davide e di Saul sono notissime e le dò per scontate.
Si legge nel 2 Samuele 5,1-7:

"Vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide in Ebron e gli dissero: Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne. Gia prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele. Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re in Ebron e il re Davide fece alleanza con loro in Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re sopra Israele. Davide aveva trent'anni quando fu fatto re e regnò quarant'anni. Regnò in Ebron su Giuda sette anni e sei mesi e in Gerusalemme regnò quarantatré anni su tutto Israele e su Giuda. Il re e i suoi uomini mossero verso Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quel paese. Costoro dissero a Davide: "Non entrerai qui: basteranno i ciechi e gli zoppi a respingerti", per dire: "Davide non potrà entrare qui". Ma Davide prese la rocca di Sion, cioè la città di Davide."
(Successivamente si riporta anche la decriptazione di questi versetti)

Ciò è confermato nel parallelo 1 Cronache 11,4.5: "Davide con tutto Israele marciò contro Gerusalemme, cioè Gebus, ove c'erano i Gebusei, abitanti del paese. Ma gli abitanti di Gebus dissero a Davide: "Tu qui non entrerai". Ma Davide prese la cittadella di Sion, che è la città di Davide."

Nei nomi c'è la sintesi del destino, "in nomen omen", e per i due re Saul e David le lettere ebraiche hanno un evidente ruolo; infatti:
- Saul
   ,
con riferimento alla prima parte della sua storia, si può suddividere in essere simile
( )
a Dio
 ,
perché l'unzione e la scelta gli dettero sul popolo una rappresentanza di divinità, ma il nome che ha le stesse lettere, con diversa vocalizzazione di sheol, gli inferi degli ebrei;
- in David "l'amato"
  ,
sottinteso da Dio, vi è la sintesi del perché della sua ascesa e del perdono da parte di Dio dei suoi peccati.
LA BELLEZZA DI DAVIDE
Davide è l'unico dei personaggi della storia della salvezza indicati da Matteo nel suo Vangelo nella Genealogia di Gesù che al Capitolo 1 (prima dell'ultimo versetto), è nominato per tre volte, di cui la seconda con il titolo di "re":
- Mt. 1,1 - "Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo."
- Mt. 1,2-6 - "Abramo generò Isacco generò... Iesse generò il re Davide."
- Mt. 1,6b-11 - "Davide generò Salomone, Salomone generò... Giosia, generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia."
- Mt. 1,12-16 - "Dopo la deportazione in Babilonia, Iconica generò Salatiel generò... Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù chiamato il Cristo."
Ora, in ebraico le lettere corrispondono a consonanti e ad ognuna è associato un numero; in "Numeri nei Vangeli e nell'Apocalisse: Annunci del Messia" ove ho già dimostrato, tra l'altro, che tale genealogia è imperniata sul nome di Davide
=
4
=
6
= 4 cui è associabile il numero 14.
È un'idea cabalistica, tanto cara agli ebrei anche dei tempi evangelici (si pensi al 666 dell'Apocalisse od ai 144.000) e la riporto.
L'ultimo versetto del Capitolo 1 (Mt. 1,17), recita:

"La somma di tutte le generazioni
- da Abramo a Davide è di 14,
- da Davide alla deportazione di Babilonia è di 14 (somma 28),
- dalla deportazione di Babilonia a Cristo è, infine, ancora di 14 (somma 42)."
Questo versetto, sembra una traccia per il lettore perché lo porta a considerare la somma, ma non solo delle generazioni, ma anche delle cifre associabili ai risultati d'ogni periodo.
Così operando, essendo Davide il risultato del primo periodo di 14 generazioni, sono da verificare i risultati degli altri due periodi di 14 generazioni che dovrebbero dare per risultato rispettivamente 28 e 42; proviamo:

- deportazione di Babilonia, in ebraico
  
  
"galut Baboelah",

  
=
(
= 3) +
(
= 30) +
(
= 6) +
(
= 400) = 16*
  
=
(
= 2) +
(
= 2) +
(
= 30) +
(
= 5) = 12*

16 + 12 = 28

(I numeri con * s'ottengono sommando le cifre dei numeri in parentesi)

- Gesù è il Cristo, cioè è il Messia,

Jehoshua' jesh meshjah,
  

    
   
=
(
= 10) +
(
= 5) +
(
= 6) +
(
= 300) +
(
= 70) = 22*

=
(
= 10) +
(
= 300) = 4*
  
=
(
= 40) +
(
= 300) +
(
= 10) +
(
= 8) = 16*

22 + 4 + 16 = 42

La genealogia di Luca (Capitolo 3,23-38) va, invece, da Gesù fino a Adamo e si conclude con figlio di Dio per un totale di 78 generazioni, di cui 76 umane e 2 divine (per Gesù ed Adamo), delle quali 56 da Abramo a Gesù contro le 42 di Matteo.
Per queste generazioni si può trovare ancora un collegamento con i numeri associati alle lettere (senza, però, ricorrere alla somma delle cifre, ma alla semplice somma dei valori delle lettere); infatti, in ebraico "figlio di Dio" si dice "Ben Jahwèh", con

   ,
quindi


=
(
= 2) +
(
= 50) = 52
  
=
(
= 10) +
(
= 5) +
(
= 6) +
(
= 5) = 26

52 + 26 = 78

Torniamo al nostro Davide.
La storia di Davide, della quale voglio solo rilevare alcuni aspetti, si trova in quattro libri della Bibbia, precisamente: 1 Samuele 2 Samuele, 1 Re e 1 Cronache.

Davide, ottavo ed ultimo figlio di Iesse di Betlemme, su comando di Dio al sacerdote e profeta Samuele fu unto re d'Israele in sostituzione di Saul.
Questi, infatti, aveva perso la grazia di Iahwèh per colpa del comportamento ambiguo ed accomodante nei riguardi d'ordini ricevuti.
Al momento dell'unzione Samuele stava per scegliere Eliab, il primogenito di Iesse, ma il Signore gli disse: "Non guardare il suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore." (1Sam. 16,7)
Davide era un giovane pastore di pecore e pascolava con sapienza il gregge di suo padre nelle campagne attorno a Betlemme.
Davide, in effetti, oltre ad essere pastore, sapeva suonare la cetra e componeva canti, poesie e salmi.
Vi sono molte leggende su Davide.
Si racconta ad esempio che una volta per il pascolo del gregge non fosse riuscito che a trovare un campo di sterpi ed erbacce.
Mandò, allora, per primi gli agnelli per mangiare le parti più tenere.
Quando gli sembrò che si fossero nutriti a sazietà, Davide lasciò andare sul campo le pecore più vecchie e per ultime fece entrare le più giovani che, con i loro denti forti, avrebbero potuto mangiare anche gli steli.
Con questa accortezza riuscì a saziare l'intero gregge ed il Signore apprezzò il suo operato e decise di affidargli la cura di tutto il popolo.
Fu così che Davide diventò pastore dei Figli di Giacobbe.
Regnò per 40 anni, 7 in Ebron e 33 in Gerusalemme.
In Ebron ebbe 6 figli maschi da 6 mogli diverse, di cui il primo, Amnon, fu ucciso da Assalonne, altro figlio di Davide, perché Amnon aveva violentato Tamar, la sorella d'Assalonne.
A Gerusalemme Davide ebbe 13 figli maschi, di cui 4 da Betzabea (tra i quali Salomone e Natan, da cui rispettivamente Matteo e Luca fanno discendere Giuseppe) dopo che Davide s'era liberato dal marito di lei, Uria suo soldato, che rimase ucciso in prima linea avendo Davide premeditato e fatta attuare proditoriamente un'improvvisa ritirata strategica.
Non si contano i figli di Davide con le concubine. (Vedi 1Cr. 3,9)

Dell'aspetto e delle qualità di Davide dice la Bibbia:
"Era fulvo, con begli occhi e di gentile aspetto."
"...il figlio di Iesse, il Betlammita; egli sa suonare ed è forte e coraggio abile nelle armi, saggio di parole, di bell'aspetto e il Signore è con lui." "...fulvo di capelli e di bell'aspetto." (1Sam. 16,12 - 18.42b)

La discendenza di Davide ereditò il suo aspetto, infatti:
- Assalonne era bellissimo: "Ora in Israele non vi era uomo che fosse tanto lodato per la sua bellezza quanto Assalonne, dalla pianta dei piedi alla cima del capo non vi era in lui difetto alcuno." (2Sam 14,25)
- Tamar la sorella: "Avendo Assalonne, figlio di Davide, una sorella molto bella chiamata Tamar." (2Sam 13,1b)
Giuseppe con tali ascendenti nella famiglia di Davide doveva essere ben impostato in fattezze ed in forza.
San Paolo, nel Kerigma di Atti 13,23 dice: "Dalla discendenza (ex semina - spermatos) di lui (Davide), secondo la promessa, Dio trasse per Israele un Salvatore, Gesù."
E più volte ripete: "ex semina David secundum carnem" (Rm. 1,13); "ex semina David" (2Tim. 2,8).
Cristo è stato riconosciuto figlio da un uomo, Giuseppe, della discendenza (secondo la carne) della famiglia di Davide e quindi è detto "Figlio di Davide".
Il Catechismo della Chiesa Cattolica a tale riguardo, precisa:

496 - "Fin dalle prime formulazioni della fede, la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l'aspetto corporeo di tale avvenimento: Gesù è stato concepito "senza seme" per opera dello Spirito Santo." (Concilio Lateranense)

498 - "Il silenzio del Vangelo secondo san Marco e delle lettere del Nuovo Testamento sul concepimento verginale di Maria è stato talvolta causa di perplessità. Ci si è potuto anche chiedere se non si trattasse di leggende o d'elaborazioni teologiche senza pretese di storicità. A ciò si deve rispondere: La fede nel concepimento verginale di Gesù ha incontrato vivace opposizione, sarcasmo o incomprensione da parte dei non credenti, giudei e pagani: essa non trova motivo nella mitologia pagana né in qualche adattamento alle idee del tempo. Il senso di questo avvenimento è accessibile soltanto alla fede, la quale lo vede in quel "nesso che lega tra loro i vari misteri", nell'insieme dei Misteri di Cristo, della sua Incarnazione alla sua Pasqua. Santo Ignazio di Antiochia già testimonia tale legame: Il principe di questo mondo ha ignorato la verginità di Maria e il suo parto, come pure la morte del Signore: tre Misteri sublimi che si compirono nel silenzio di Dio."

Il Signore, a Davide che gli voleva costruire un tempio, dal profeta Natan fa dire:

"Quando...tu giacerai con i tuoi padri io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome ed io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio." (2Sam. 7,12-14)

Questi versetti sono paralleli a quelli in 2Cr. 17,11-23, ma in quelli sopra citati si dice "dalle tue viscere"; per tale motivo, c'è anche una tradizione che sostiene essere Maria della stirpe di Davide (Tertulliano160-225 d.C. attribuisce Maria e Gesù come rampolli e fiori della radice di Iesse).
Alcuni Padri (ad esempio San Bernardo +1153) hanno fatto paralleli tra Maria Vergine e la sposa del Cantico dei Cantici, interpretando questa composizione quale poema sull'amore sponsale di Cristo per la Chiesa, della quale Maria è figura e l'iconografia la rappresenta molto bella.

Ecco, alcuni cenni sulla sposa del Cantico dei Cantici:
- "Bruna sono, ma bella, figlie di Gerusalemme." (Ct. 1,5)
- "Belle sono le tue guance tra i pendenti." (Ct. 1,10)
- "Come giglio tra i cardi." (Ct. 2,2)
- "Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe." (Ct. 4,1)
- "Come un nastro di porpora le tue labbra e la tua bocca è soffusa di grazia; come spicchio di melagrana è la tua gota attraverso il tuo velo. Come torre di Davide il tuo collo..." (Ct. 4,3s)
- "Tutta bella sei tu, amica mi, in te nessuna macchia." (Ct. 4,7)
- "Giardino chiuso sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata." (Ct. 4,12)
Per Gesù, escluse le immagini di tipo giovane Dioniso della cultura romano-ellenistica dei primi secoli, l'iconografia mette in evidenza:
- la sua bellezza ieratica: "Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia..." (j 45,3 per le no
| |